Durante la Berlin Art Week, dal 11 al 13 settembre 2026, la Gemäldegalerie di Berlino ospita Alternde Meister, una performance di Ersan Mondtag e Nadim Samman che mette in relazione venticinque performer con i capolavori della collezione dei Musei Statali di Berlino.

Photo: Staatliche Museen zu Berlin, Gemaeldegalerie / Katrin Hammer
Una riflessione sul tempo, sull’invecchiamento e sulla precarietà del corpo che attraversa le sale del museo come un tableau vivant in continua trasformazione.
La Gemäldegalerie diventa per alcuni giorni un luogo nel quale passato e presente smettono di essere categorie separate. In occasione della Berlin Art Week 2026, Ersan Mondtag e Nadim Samman presentano Alternde Meister, una produzione congiunta del Berliner Ensemble e della Gemäldegalerie – Staatliche Museen zu Berlin, concepita come un incontro diretto fra teatro, performance e collezione museale.
Il progetto porta nelle sale della Gemäldegalerie venticinque performer appartenenti a generazioni e discipline differenti. Attori, artisti visivi, cantanti e danzatori, fra cui Frank Büttner, Eva-Maria Keller, Sema Poyraz, WestBam e Louis Hofmann, entrano in relazione con le opere degli Old Masters attraverso una partitura che alterna immobilità, movimento, rituale e trasformazione.
L’azione è costruita come un ciclo di trenta minuti che si ripete durante l’apertura del museo. All’inizio di ogni ciclo i performer occupano posizioni prestabilite fra i dipinti. Alcuni dormono, altri riposano, altri ancora sembrano essere morti. La loro immobilità li rende quasi indistinguibili dagli elementi della collezione. Poi, progressivamente, i corpi si risvegliano. Si vestono, compiono azioni individuali, attraversano le sale fino a convergere in un luogo comune per una cerimonia collettiva.
Lo spettatore non è obbligato a seguire la performance dall’inizio alla fine. Può entrare in qualsiasi momento, fermarsi davanti a un performer, seguirne il percorso o attraversare liberamente le gallerie. La struttura aperta trasforma anche il pubblico in un elemento mobile della composizione.
Al centro di Alternde Meister c’è il tema dell’invecchiamento. La Gemäldegalerie conserva secoli di rappresentazioni della morte, della metamorfosi e della caducità, mentre la funzione stessa del museo consiste nel sottrarre le opere al deterioramento. Mondtag e Samman introducono in questo sistema una materia che, al contrario, non può essere fissata: il corpo umano.
Rughe, cicatrici, stanchezza e vulnerabilità diventano così elementi da osservare con la stessa attenzione normalmente riservata alla pittura. Il corpo non viene presentato come qualcosa da occultare o correggere, ma come una superficie sulla quale il tempo lascia tracce leggibili.
Un riferimento centrale del progetto è The Fountain of Youth di Lucas Cranach il Vecchio, dipinto del 1546 che raffigura una fontana capace di restituire la giovinezza alle donne anziane. Il quadro diventa la matrice drammaturgica della performance. Cranach racconta una trasformazione che conduce verso la festa, la musica e il desiderio; Alternde Meister ne rovescia il significato e sostituisce alla celebrazione un funerale.
Durante ogni ciclo, un performer viene posto al centro della comunità e gli altri lo circondano nel lutto. Ad accompagnare il rituale è un estratto dai Kindertotenlieder di Gustav Mahler, composti fra il 1901 e il 1904 sui testi di Friedrich Rückert. La cerimonia sembra precipitare verso la morte, ma anche questa conclusione viene negata. Il dolore si trasforma in una risata collettiva, la risata si immobilizza in un tableau e il performer considerato morto torna in vita.
La dimensione rituale di Alternde Meister si lega anche alla storia recente di Berlino. Mondtag e Samman leggono la città come un corpo che ha costruito gran parte della propria identità contemporanea intorno alla giovinezza, alla libertà e alla possibilità della reinvenzione permanente. Dietro questa immagine, tuttavia, esistono stratificazioni storiche e sociali che continuano a modificare il volto della capitale tedesca.
Il performer diventa allora una figura della città: un corpo che continua a mettere in scena la propria giovinezza mentre porta con sé le tracce delle vite che lo hanno attraversato.
Alternde Meister non sarà però l’unico progetto di Mondtag presentato a Berlino durante la Berlin Art Week. In parallelo, DITTRICH & SCHLECHTRIEM presenterà Dispair, mostra personale nella quale l’artista prosegue la propria ricerca sulla memoria attraverso grandi sculture in legno carbonizzato e rilievi realizzati con legno e silicone. Il titolo nasce dall’unione di despair e disappear, suggerendo già una riflessione sulla relazione fra disperazione, scomparsa e permanenza.
GLI ARTISTI

Photo: Staatliche Museen zu Berlin, Gemaeldegalerie / Katrin Hammer
Ersan Mondtag, nato nel 1987 a Berlino Ovest, lavora tra arti visive, teatro, opera e cinema. La sua ricerca attraversa scultura, installazione, performance e spazio scenico, con una particolare attenzione al corpo come deposito di memoria. Nel Padiglione tedesco della Biennale di Venezia 2024, Mondtag ha presentato Monuments of an Unknown Man, un progetto immersivo nel quale installazione, film e performance si intrecciavano con la memoria della migrazione del lavoro e con la storia della sua famiglia.
Nadim Samman, nato nel 1983 a Leicester e cresciuto a Hong Kong, è curatore e storico dell’arte. Ha curato biennali a Marrakech, Mosca e Antartide e ha collaborato con istituzioni internazionali fra cui Thyssen-Bornemisza Art Contemporary di Vienna e KW Institute for Contemporary Art di Berlino. Nel 2019 ha ricevuto l’International Award for Art Criticism.
INFO
La première di Alternde Meister è in programma venerdì 11 settembre 2026 alle 19.00 e alle 20.30. Le repliche si terranno sabato 12 e domenica 13 settembre alle 10.30, 13.00 e 15.30, presso la Gemäldegalerie, Kulturforum, Stauffenbergstraße 41, Berlino, nell’ambito della Berlin Art Week 2026.




