RAGA: ho risposto ho scritto siamo qui e hanno risposto immediatamente come se stessero aspettando esattamente quelle parole RAGA: copio dal messaggio // aspettavamo che foste pronti il canale rimane aperto il sistema idrico della vostra base ha dodici vulnerabilità che non avete trovato non le usiamo non è quello che vogliamo quello che vogliamo siete voi// KETU: siamo noi? TARA: nel senso di noi specificamente o noi come concetto VASHTI: ho chiesto di specificare ho risposto // in che senso noi// e loro hanno detto //nel senso di quattro persone nate su questa luna che non sono diventate quello che i loro genitori volevano che diventassero e che non lo diventeranno// RAGA: questo è molto preciso per essere qualcuno che non ci conosce VASHTI: o molto preciso per essere qualcuno che ci conosce benissimo da molto tempo senza che noi lo sapessimo KETU: ho chiesto chi siete e hanno detto //vicini// ho chiesto da quanto e hanno detto //da prima che nascessero i vostri genitori// il che significa che erano già lì quando arrivarono vikram e priya il che significa che hanno visto tutto il che significa che sanno tutto il che significa che la domanda non è se ci possiamo fidare la domanda è cosa vogliamo fare con il fatto che esistono e che sanno tutto e che ancora non ci hanno annientato TARA: la domanda è anche perché adesso perché proprio adesso che i nonni partono VASHTI: ho chiesto anche questo hanno detto //il momento in cui qualcuno lascia un sistema chiuso e non torna è il momento in cui il sistema rivela la sua vera natura a chi rimane dentro e voi siete quelli che rimangono dentro e noi aspettavamo che lo vedeste// RAGA: lo vediamo KETU: lo vediamo da un po’ diciamocelo TARA: sì ma adesso c’è qualcuno che sa che lo vediamo e che ha aspettato che lo vedessimo e questo è diverso dal solo vederlo RAGA: sì questo è molto diverso
Lavorano in parallelo senza guardarsi. L’umidità della camera proteica si appiccica alle maniche della tuta di Vashti mentre la lastra davanti a lei cede sotto la lama con una resistenza minima. Si tratta di un quadruplo strato di pattern procedurale, a cerniera e a spina di pesce, riprogrammato per garantire le irregolarità e il volume che al semplice contatto della lama separandosi schioccano, come che le fibre proteiche unite da collagene avessero un ordito incapace di stare insieme o fossero colte nello sforzo massimo, come che ad essere tagliato non fosse un elemento inanimato, ma il quadricipite di un atleta nel mezzo di una gara. Vashti è sempre stata divertita da queste micro deflagrazioni che si estinguevano ognuna in un sibilo. Nell’hangar di approdo cargo diversi container sono pieni di attrezzature ancora non utilizzate riposte in casse ermetiche all’interno delle quali senza farsi vedere negli ultimi due anni aveva sottratto una specie di pellicola plastica rivestita con delle palline piene di aria su cui aveva costruito un piacere del tutto privato e incomprensibile provocato dallo schiacciarle in ripetute contenute esplosioni. Sotto il suo spazio letto sono nascosti rotoli esausti di quella pellicola che crea dipendenza, ma il taglio della carne sintetica non è da meno. Adora farlo, adora ognuno degli utensili, adora le macchine di stampa e le vasche. Ha personalmente codificato la venatura tratteggiata. È una modifica del pattern proteico che ha aggiunto alla stampante dopo avere studiato cosa fosse un vero animale di allevamento replicando il colore denso e lattiginoso del grasso animale. Per suddividere le porzioni ha usato la ripetizione della zampa di un gatto che ha copiato da un video che la faceva molto ridere e che scorre anche nell’interfaccia schermo della ora di ingresso della sua camera da letto. Il gatto, nascosto in un contenitore di terriccio di una grande pianta da appartamento, salta sul padrone dopo avergli fatto un agguato per poi seminare di impronte nere il pavimento. Vashti ha ingrandito e acquisito una di quelle impronte vettorializzandola e ripetendola finemente nella stampa dandogli la proprietà del grasso che precedentemente andava distribuito randomicamente lungo la coltivazione. Ora ogni quadrato ha il grasso ai lati formato da piccole impronte di gatto, il che è una cosa molto utile per chi non lo desidera. Ha osservato video di ragazze della sua età sulla Terra che non mangiano la crosta di una cosa che si chiama pizza. La cosa deve avere un motivo simile, di questo ne è certa. Vashti aggiusta per gradi la pressione della mano. Se è sempre stata con la testa per aria ora è presente e tesa. Sembra quasi avere inserito nella stampante proteica un percorso di taglio volutamente accidentato: non è più quello quadrato anche se il risultato finale potrà essere porzionato ugualmente in quella forma. Questa volta le linee lipidiche non hanno un senso immediato. Si tratta di uno schema che poco ha a che fare con il cibo. Nel settore idroponico Raga è insolitamente vigile. Lavora sul ciclo di raccolta con la stessa sequenza che il sistema registra da sempre come un fiore all’occhiello del rendimento nominale. Le sue mani sanno già dove applicare la forza, dove il tessuto vegetale cede e dove resiste, dove si trova il margine in cui deve lavorare tra quello che il protocollo vede e quello che non può vedere. Vashti e Raga hanno imparato il sistema in modo diverso. Lui attraverso anni di calibrazioni nel giardino, lei attraverso la visibilità immediata di ogni errore di stampa. Si tratta di esperienze diverse ma sanno come nella concezione della totalità della base lunare i gesti formano ciò che è invisibile a chi non può capire i significati. Le loro discrepanze, le loro differenze, adesso non hanno importanza. Sono state messe da parte non per una semplice tregua ma per necessità. Quello che stanno facendo richiede ciò che soltanto loro sono certi di poter connettere e attivare insieme. Conoscono il sistema nel modo in cui lo conosce solo chi ci è nato. Non ne sono separati come le generazioni precedenti che vedono l’intera base come un effetto della loro volontà o un punto di scambio sostituibile e finito per raggiungere altri pianeti o, mal che vada, tornare ad una Terra irriconoscibile. Questa base per Vashti e Raga è l’estensione del proprio corpo. Nel ritmo di questa operazione, nel corso delle settimane precedenti, avevano preparato ogni dettaglio. Avevano memorizzato e tradotto in gesti le traiettorie, catalogato le varianze, reso il sistema così abituato ai loro movimenti che non li percepiva più come anomalie ma come parte del proprio funzionamento. I canali che portavano i dati nutrizionali ai moduli di distribuzione condividevano l’infrastruttura con i sistemi di navigazione dello shuttle. Sulla base tutto è pensato e strutturato sullo stesso layer, organizzato e costruito da persone che non hanno mai immaginato che qualcuno potesse usare i sensori delle vasche proteiche e idroponiche per parlare ai sistemi di propulsione. La traiettoria del modulo è già cambiata. Non è cambiata adesso, grazie agli ultimi gesti che hanno raggiunto capillarmente senza trovare resistenza i bersagli pianificati. È cambiata nel corso di settimane di accessi distribuiti in aggiustamenti così piccoli che il sistema li ha approvati uno per uno, senza mai avere un campo per correlarli. I numeri adesso si sono stabilizzati e non cercano più correzioni. La correzione è completa e non ha nessuna possibilità di ripristino allo stato precedente. Hanno lavorato in un incontrastabile unisono sporco, volutamente fraintendibile, ma intenzionalmente perfettamente coreografato. Le lastre davanti entrambi ora portano il calore residuo dell’ultimo ciclo di crescita. Sono frattaglie verdastre e rossastre. Strati traslucidi di alghe e collagene piegati su se stessi come parti di un mostro incompleto fuggito dai due laboratori di accelerazione nutritiva e coltura. Quando le loro lame entravano nella produzione incontravano una resistenza che non era né molle né rigida. Era una densità calibrata di cui avevano calcolato e programmato il necessario nuovo percorso che a intervalli cedeva dove previsto. Ogni taglio che applicavano era una interferenza e un comando. Aprivano un tessuto tanto diverso quanto similmente artefatto e umido che per natura si richiudeva se la pressione non veniva mantenuta con una capacità che sulla base avevano sviluppato perché, a dirla tutta, interessava nel suo disciplinare giornaliero soltanto a loro. Vashti e Raga aggiustavano, inclinavano, facevano scorrere la lama con una trazione volutamente leggermente disomogenea ma costante per separa i nutrienti in porzioni misurate di tessuto. Ogni perimetro di taglio eseguito secondo il nuovo schema produceva una fetta uguale in massa accumulando una impercettibile varianza. La varianza costruita rompeva il ciclo e il serbatoio alle spalle di ognuno continuava la sua circolazione bassa. È lì che il liquido che scorreva attraverso canali dove nuova materia si assemblava senza memoria, senza riferimento a ciò che era venuto prima. Loro dovevano solo lavorare ciò che indistinguibilmente era riconoscibile come pronto al taglio e lo stoccaggio. Lo rimuovevano. Lo impacchettavano. Lo portavano alla fase successiva di alimentazione comune. È nel ritmo di questa coreografia da remoto che avevano inserito l’altra sequenza, lungo il collegamento neurale messo in condivisione. Fili di codice che si muovevano accanto a traiettorie ed inclinazioni di tagli fisici. Ogni comando inserito dentro routine di manutenzione era indistinguibile dai processi che tenevano in quota stabile i livelli di ossigeno, il supporto elettrico quanto la regolazione luminosa, impedendo il collasso generale del sistema produttivo. Vashti e Raga avevano mappato l’architettura di controllo dello shuttle dei nonni non come sistema unico, ma come serie di dipendenze. Ogni partizione richiedeva nel suo ciclo conferma dall’altra e senza interromperla, senza spostarla dal suo ordine, introducevano un ritardo in un punto, un cambio di priorità in un altro. Questo finché il percorso che portava verso l’esterno si piegava alla loro intrusione impercettibile, quasi amichevole, verso il vettore che li interessava. A quel punto riprendevano. La stampa della carne. La produzione delle colture. La lama percorreva il suo percorso lungo il nutrimento proteico tratteggiato, questa volta realizzato con uno strato più spesso, con fibre organizzate in maniera diversa per applicare un taglio leggermente disomogeneo prima che venissero separate. Sentivano l’incremento di resistenza risalire attraverso l’impugnatura, fino ai polsi, fino alle dita adattando inclinazione e pressione trasformandole in codice. È questo che avevano sempre fatto. E nel frattempo si erano sempre assicurati che il sistema producesse ciò che doveva, mantenendone l’equilibrio, correggendone le deviazioni, assicurandosi che producesse ciò che doveva. Ogni unità veniva tagliata, impacchettata, sigillata, posizionata nel proprio contenitore con un suo movimento preciso che allineava i bordi, toglieva l’aria, bloccava il contenuto in una forma che poteva essere conservata, trasportata, consumata. Tutto come da normale procedura. Tutto verificabile dal sistema. Tutto corretto. Accanto a questo la missione dei nonni si aggiornava, senza un singolo esame, senza attivare un più che fondatissimo allarme. Le coordinate originali si presentavano preservate nell’apparenza mentre il vettore sottostante ruotava di frazioni di grado, aggiustamenti cumulativi che allontanavano la massa di quella ferraglia da qualsiasi superficie, da qualsiasi punto che avrebbe potuto farla atterrare. Il loro piano originale era entrare nel sistema e guidare via radio il loro viaggio portandoli ad un drift controllato verso il Sole. Ma questo richiedeva operare con più rischi e fare terminare la loro esistenza verso il sole era una scomoda epicità che non volevano concedere ai loro vecchi. Vashti e Raga monitoravano il feedback finale attraverso gli stessi canali che riportavano il flusso nutritivo. Ora i serbatoi ruotavano, le pompe si adattavano, il sistema accettava i loro input come routine. La nave rispondeva di conseguenza con il suo sistema di guida che incorporava i parametri modificati come se fossero sempre stati presenti. Ora erano certi che non c’era alcuna possibilità di rollback . La conferma della riuscita del processo era arrivata mentre erano nei reciproci laboratori, non come avviso ma come assenza di ulteriori aggiustamenti necessari nei numeri che si erano stabilizzati in un sistema che non cercava più correzioni. Le mani ferme, le lame appoggiate sui bordi dei rispettivi tavoli inossidabili, i serbatoi che continuavano la loro circolazione alle loro spalle. La sequenza era stata completata senza interruzione, senza inversione. Il nuovo mandato della nave allontanava i suoi occupanti verso un meritato percorso che li avrebbe restituiti a ciò a cui avevano dedicato l’intera esistenza: il nulla. Vashti piangeva mentre sigillava l’ultimo contenitore portandolo alla fase successiva. Le sue mani conoscevano già il gesto successivo mentre la sua mente era in un posto diverso. Era paralizzata dalla soddisfazione. Sapeva che i nonni che ora si stavano allontanando stavano seguendo una traiettoria netta che credevano di avere costruito loro. Sapeva che i nonni credevano di andare verso un bersaglio che pensavano di avere definito loro sulla Terra. Sapeva in maniera estatica che in tutta la loro liturgia di accumulazione di dati, verifiche e pedanti, vuoti perseguimenti di protocolli esausti in entrambi i casi si sbagliavano. E provava un orgoglio che le faceva scoppiare il cuore di gioia, perché si sbagliavano esattamente nella misura in cui si sono sempre sbagliati su di loro. Su di lei. Su suo fratello. Sui loro amici. Lei e suo fratello, i loro amici, minimizzati ad esecutori, presi sotto gamba come derivati. Il prodotto atteso e prevedibile di un sistema progettato per produrre qualcuno che non potesse ribellarsi alla loro gabbia. Mentre Raga chiudeva a ventaglio le dita sottili e lunghe stringendole a pugno sentiva, guardando il vettore allontanarsi, di avere capito per la prima volta i nonni. Era certo che per i loro schemi mentali aveva soddisfatto il loro requisito finale. Ed era certo che lo avessero preparato da molto tempo, talmente tanto da esserselo scordato. Ogni loro asprezza, ogni loro mancanza di affetto e di reciprocità, ogni loro gesto di distanza e di cruda punizione, ogni loro segnale di demenza, confusione e obsolescenza. Loro avevano già previsto tutto. I suoi nonni erano stati consapevoli di quella fine, molto, molto prima che sua sorella e lui nascessero. Nella loro visione delle cose, Raga er a cer t o che pensavano di aver e predeterminato ogni cosa per arrivare a questo. Nella loro realtà anche l’hackeraggio aveva una spiegazione in cui lui giocava soltanto un ruolo da subalterno. In quel catorcio in cui avrebbero passato le successive settimane fino a terminare ogni razione lui sapeva che avevano già trovato un solido contrappunto alla realtà usando la ragione, d’altronde Priya e Vikram si sentivano troppo superiori per essere preda del vincolo attribuibile a qualsiasi macchinazione esterna. Raga li vedeva ora, ostaggi dell’identificazione totalizzante della loro storia, in tutto il loro ridicolo sistema di illusioni paranoiche arrivate per accesso di controllo all’asfissiante demenza protocollare, raccontarsi, in una nave spinta nel vuoto, di avere previsto e guidato a questa estrema conseguenza volontariamente. Senza un briciolo di razionalità sa che i suoi nonni ora giustificano il fatto che lo abbiano trattato sempre in maniera così indifferente non perchè non meritasse insieme a sua sorella affetto, ma perché sapevano già che sarebbero stati gli esecutori della loro morte. Guardandoli allontanarsi, Raga sente che si racconteranno tra qualche giorno, dopo aver esaminato ogni protocollo, parametro e bullone per sincerarsi di ciò che era già più che conclamato, che non solo lo avevano previsto ma che questo è ciò che avevano ingegnerizzato da sempre. Anzi, che ne erano gli artefici. Raga sapeva che si sarebbero raccontati, orgogliosi in mezzo al vuoto spaziale, che questa è la fine che avevano scritto per loro da sempre, in risposta alla vita che avevano vissuto sulla Terra e di cui lui conosceva solo alcuni frammenti fatti del mito della fame, della miseria e dell’abnegazione. Che ciò che stava accadendo era ciò che avevano sempre desiderato allontanandosi per sempre dal male terrestre. Raga vedeva il delirio della loro inconsistenza mentre poggiava la mano sullo schermo che li descriveva allontanarsi come un punto di luce appena più grande delle stelle. Vedeva con chiarezza quanto fossero incapaci di capire ormai da tempo che la loro granitica determinazione alimentata da traumi e mascherata da ideologie inconsistenti e controllo feroce, assoluto, sulla regressione psichica umana che aveva già incrinato la loro generazione perquotendosi sulle successive dopo la guerra, li aveva portati a pensare che questo epilogo fosse opera loro. Una profezia auto avverante che li vedeva traditi dai loro stessi figli e nipoti e di cui erano protagonisti e autori, vittoriosi nell’aver avuto anche l’ultima parola in un tradimento orchestrato per abbattersi su loro stessi, con il loro benestare. Il loro esilio era la prova del male intrinseco nell’uomo di cui avevano terrore e da cui avevano sempre e solo voluto proteggersi fin dalla loro infanzia e lo spazio era la risposta, l’unica, per allontanarsene nel modo più totale. Raga da sempre aveva capito che i suoi nonni lo vedevano soltanto come un programma, una loro derivata con poche controllabili funzioni. Al massimo il custode senza eredità di un loro progetto per cui avrebbe dovuto provare per sempre gratitudine incondizionata. Ma ora rideva pensando che loro gli stessero attribuendo con benevolenza il ruolo temporaneo di boia e, con clemenza, sollevandolo da qualsiasi senso di colpa nella forma di reciproca condanna, gli stessero concedendo il perdono. Loro nello spazio infinito, lui e i suoi amici nella base lunare che loro avevano creato. Raga tutto questo non poteva capirlo, ma ora lo vedeva chiaramente: quei due, ogni loro fibra, era certa di avere usato la crudeltà scientemente come mezzo per educarli. L’emersione di questa rivoluzione attraverso l’hackeraggio per loro non era altro che la conferma dell’avvenuta trasmissione del male terrestre. Lasciare che la nave venisse deviata era l’unica cosa rimasta da fare per regalare con lo spargimento del loro sangue un senso alla propria vita aliena perché potessero avere abbastanza forza per mantenere stabile la base lunare che avevano creato. Raga era certo di avere interpretato correttamente. Questo era il loro dono. Il dono che ogni epoca fa alla successiva. Una fotografia del delirio di onnipotenza della generazione precedente che crolla davanti alla realtà della successiva. Il sistema registrava: ciclo di raccolta completato, rendimento nominale. Variazione di percorso del modulo entro autorizzazione tecnica. Motivo della variazione: non classificabile. Vashti e Raga escono dalle stanze di coltura. Guardandosi ognuno sente di avere in mano l’intera base lunare.
CORTICAL ACQUISITION LOG ARCHIVIST SYSTEM — INTERNAL CLASSIFICATION AUTHORITY THRESHOLD EXCEEDED SERIES storage: degraded compression: maximum fidelity: declining LOG REF: 2059.01.14 / SUBJECTS: RAGA / VASHTI location: protein module / cultivation sector cortical acquisition: ACTIVE motor cortex — both subjects: precision task: protein cycle maintenance execution: nominal concurrent prefrontal activity: elevated note: elevated prefrontal activity during routine motor task indicates: subjects are doing two things the motor task is one the prefrontal task is the other the prefrontal task is not logged under: protein maintenance the prefrontal task is logged under: this system has no category this system creates: concurrent operation neural coupling — Raga / Vashti: interbrain synchrony detected via behavioral proxy synchronized pause at 14:07:23 / duration: 1.1 seconds synchronized pause in non-verbal subjects engaged in parallel tasks indicates: communication without channel the communication is in the pause this system cannot read the pause this system logs: simultaneous equipment adjustment trajectory buffer — shuttle: micro-corrections detected origin: base terminal authorization: maintenance log corrections classified as: routine navigation update the corrections change the destination this system notes: the destination change this system does not note: who changed it the who is in the pause at 14:07:23 CLASSIFICATION: standard operational cycle / maintenance nominal NOTE: the maintenance is real the other thing is also real this system only has one category
Snippet 013 Raga e Vashti. Settori separati. Stesse autorizzazioni. Due sequenze simultanee che il sistema non correla. Nella camera proteica: ciclo di raccolta, nominale. Al terminale di navigazione: la correzione completa. Il sistema ha un campo per la manutenzione. Ha un campo per la modifica di navigazione autorizzata. Non ha un campo per le due cose fatte insieme dallo stesso soggetto con intenzione che copre entrambe. La traiettoria porta il modulo verso spazio vuoto. Nessun obiettivo nell’arco di proiezione corrente. Il sistema registra: variazione di percorso entro autorizzazione tecnica. Il motivo della variazione: non classificabile. I log dicono nominale. Trasmissione in attesa di conferma ricezione.