VASHTI: i nonni partono domani mattina con lo shuttle in dismissione con il carico che non corrisponde al manifesto VASHTI: ho rifatto i calcoli il delta di massa è di circa quattrocentosettanta chilogrammi oltre il dichiarato e la composizione isotopica di quello che ho potuto misurare indirettamente attraverso il sistema di monitoraggio delle radiazioni della base è coerente con materiale proveniente dal reattore ovest che risulta mancante dall’inventario da un bel po’ di cicli, tipo dal ventitré TARA: la traiettoria VASHTI: ho estratto i parametri di navigazione dal log secondario la rotta caricata punta verso quello che era il centro di comando della nazione che li ha mandati qui VASHTI: ho cercato le ultime trasmissioni attendibili da quella zona le più recenti sono di diciotto mesi fa e quello che si vede nel segnale video è che il centro di comando non esiste più nella forma in cui sicuramente lo ricordano a meno che non fosse sotto un cratere di ventuno chilometri di diametro che si ha preservato qualcosa a macchie, ma niente di quello su cui pensano di abbattersi immagino RAGA: quindi portano qualcosa di molto pericoloso verso un obiettivo che non esiste più come lo ricordano KETU: la vendetta terrestre non richiede che il bersaglio sia ancora in piedi la vendetta terrestre richiede solo che tu senta di doverla compiere il che è un argomento sull’inutilità della vendetta terrestre come categoria pratica ma anche un argomento sulla sua potenza come categoria psicologica KETU: sottolineo che le due cose non si escludono TARA: questa è la cosa più triste e più precisa che tu abbia detto questa settimana ketu RAGA: e noi cosa facciamo VASHTI: non possiamo fermarli non abbiamo la capacità di intervenire sullo shuttle non adesso e non senza che archivista lo sappia immediatamente TARA: però c’è qualcuno dall’altra parte del canale che esiste da prima che nascessimo e che conosce le vulnerabilità di questa base meglio di noi e che non le ha usate KETU: il timing è notevole nel senso che i nonni partono domani e la firma nel canale è tornata stanotte due volte RAGA: potrebbero essere correlati VASHTI: oppure è una coincidenza KETU: in un sistema sufficientemente complesso le coincidenze significative tendono ad avere struttura TARA: quindi stanotte rispondo io RAGA: no stanotte rispondiamo insieme ho detto insieme intendevo insieme TARA: hai ragione scusa volevo dire che rispondo io insieme a tutti
Priya stabilizza la prima cisterna con la mano destra. La mano sinistra segue con un ritardo che non sente più da molto tempo come ritardo. Il ritardo è diventato parte del gesto: è il modo in cui questa mano esiste da quando si è svegliata in un campo medico imbottita di morfina e il bordo del corpo era diventato per sottrazione il punto esatto in cui finiva il suo braccio. Non sta pensando a questo. Avere sostituito la sua mano con una interfaccia sensoriale, anche se ha tre dita invece che cinque, ha smesso di essere un pensiero. È diventata una pressione fantasma che arriva senza chiedere permesso nel mezzo di ogni cosa che compie perché il campo medico è in ogni ambiente che attraversa. È un film di plastica trasparente applicato alla sua vita. L’odore del disinfettante non c’è nell’aria della stiva ma è un marchio permanente dalla sua infanzia. Quando le sostituirono la mano una interfaccia di tre dita è tutto quello che era disponibile e che comunque di lì in poi per molto altro tempo potè permettersi. Non volle mai cambiare quella conformazione. Indice, medio, pollice. Anche quando con tenacia conquistò posizione dopo posizione prestigio, autorità e potere, la conformazione migliorò in materiali e sensibilità, ma rimase identica. Davanti a lei la cisterna è stabile e la pressione scompare. Priya annota la conformità nel registro e passa alla voce successiva. Sono momenti che vive insieme, tra il presente e un trauma trasmesso di continuo dalla sua mente che non ha mai voluto elaborare con la psicanalisi o cancellare con metodi di override ma tenere con sé. Vikram guida il secondo cilindro con la distribuzione di forza che appartiene a una memoria più antica del gesto che sta compiendo. In qualche modo sa prima della mente dove applicare la correzione. Questo sapere frutto della ripetizione è l’unica forma di certezza che non lo ha mai tradito, ma come ciò da cui proviene è diventata la ripetizione di una liturgia morta. L’ideologia che ha scosso la sua nazione nel periodo immediatamente successivo alla guerra durante la quale è nato e con cui è cresciuto e che lo ha plasmato si è rivelata una macchina di controllo travestita da liberazione in cui chi ha vinto si è sostituito a chi ha perso ostentando una saggezza che senza l’accettazione di un contraddittorio è diventata a sua volta un ossessivo paternalismo auto assolutorio. Coloro che ha conosciuto come suoi superiori hanno visto morire centinaia di migliaia di persone nell’arco di due anni per errori che chiamavano necessità con trattati che hanno ridisegnato i confini delle carestie invece di eliminarle. Ricorda i cartelloni lungo le strade che vennero incollati. Ricorda il palinsesto tv e i programmi radio, via via edulcorato, via via cancellati, tutto sostituito da programmi insignificanti e da musica inconsistente. Ricorda le persone sparite. Ricorda i dialoghi sempre più simili uno all’altro. Ricorda cosa ha dovuto fare per accedere alle selezioni. Ricorda tutto. Ricorda perfettamente tutto. Il suo modo di ricordare ed eseguire ironicamente è diventato il suo primo incontestabile successo: è l’artefice del metodo per fare le check-list che ad ogni livello della macchina burocratica nazionale è diventato la norma. Mentre lavora le braccia sanno anche questo. Il corpo sa anche questo. Hanno imparato dalla fame e dal peso dei sacchi di carabattole e cibo e dalla distanza tra un campo di rifugiati e il prossimo cosa significa portare qualcosa senza perderlo, di notte, illuminati dalla luce della luna seguendo le stelle per orientarsi. Vikram sa la miseria che ha vissuto. Sa la fame che ha provato. Lui vive ancora lì, in quel terrore legittimante che ha deciso di personificare per difendere ogni persona cara che ancora non fosse morta. È così che il cilindro si assesta nei morsetti con un clic che Vikram registra come conforme e poi annota nel registro cartaceo e poi verifica che la voce precedente sia stata annotata correttamente. È la voce undici-D. La voce undici- D è annotata correttamente. Vikram procede con il terzo cilindro e poi il quarto anticipando i clic serrando la mandibola con una forza sufficiente per sgretolare un osso o i propri stessi denti. Ogni cilindro è guidato con la stessa cura perché la cura non è mai stata un’emozione ma un metodo di annotazioni e verifiche circolari, per ogni cosa e ogni situazione. È così che ha determinato la base delle sue certezze e dominato i dubbi. Più che essere la forma operativa dell’unica cosa affidabile che ha imparato per sopravvivere e che nessuno ha potuto togliergli è la capacità di fare ciò che deve essere fatto nel modo in cui ritiene che debba essere fatto indipendentemente da quello che succede intorno. Quello che succedeva attorno a Vikram era sempre stato abbastanza da giustificare il suo metodo con una certa categoricità ed è così che ha determinato la forma organizzativa della sua nazione. Una nazione che per eccesso di prevenzione ha distrutto dalla Luna, attraverso proprio quella base lunare, alcune delle altre, ritenute ostili, senza la preveggenza della loro poco cordiale reazione automatica post mortem che ha fatto sprofondare di venti metri tre quadranti della sua capitale a cui è seguita molto più lentamene la compressione atomica del resto del suo Paese mentre il post-mortem di altre nazioni che svegliavano automaticamente i loro arsenali dal sonno della deterrenza formale si aggiungevano ai bombardamenti nucleari su scala mondiale. L’insediamneto rurale dell’infanzia di Priya che era stato bombardato per una mappa tracciata da qualcuno che non sapeva che esistesse un villaggio in quel punto, le scorte dei raccolti di cereali non distribuiti nell’infanzia di Vikram che marcivano nei silos mentre la gente moriva perché la logistica dell’ideologia con cui era cresciuto non prevedeva correzioni in corsa. Avevano imparato entrambi la stessa cosa da esperienze diverse: che il mondo non si corregge dall’esterno, si governa dall’interno. Si entra nella macchina e si diventa parte della macchina fino al punto in cui la macchina esegue quello che si vuole che faccia invece di quello per cui è stata progettata. È questa comprensione che insieme li aveva convinti a tratteggiare lo sforzo per la base lunare per poi realizzarla e a portare qui anche i loro figli e mentire, mentire spudoratamente, per fare loro condurre una vita al riparo dal loro stesso male portando a maturazione la possibilità della continuità: i figli dei loro figli nati sulla base lunare. Alle loro spalle il portello è ancora aperto e ci sono delle figure alla fine del corridoio. La luce proviene da dietro di loro e si possono vedere le loro silhouette allungate. Vikram le guarda e le riconosce, senza fermarsi, perché fermarsi non è nella sequenza e quello che vede sono soltanto figure derivanti dalla sua volontà. La prova del progetto che ha continuato a funzionare oltre la loro presenza diretta, come deve funzionare qualsiasi sistema ben costruito. Sono arti impossibili sulla Terra. Corpi che la Luna ha preso e riscritto secondo la sua logica. Uno di loro — Vikram cerca mentalmente tra le sue annotazioni, i suoi schemi, le sue sicurezze obsolete, un nome. Un nome, almeno per dare sostanza a ciò che ha vicino. Nei cicli della sua memoria trova Arjun. Ma non è Arjun, no. Arjun è suo figlio. Suo figlio non ha quel tipo di corpo. È alto, si, rispetto a lui, ma non è così. Questo è senza dubbio da principio ciò che ha identificato con il figlio di suo figlio. Ma il nome di quella forma umanoide androgino non arriva. Il nome. Il nome è in un campo che in questo momento non risponde. Non importa, il nome non è operativo. La sua funzione si. La sua funzione è operativa. Anzi: la funzione è sempre garantita. Il nipote solleva la mano, ma non del tutto. Vikram non contraccambia anche se vede il gesto che si è immobilizzato a metà dalla periferica del visore. Sia perché le sue mani sono occupate sia perché la risposta è già data. Non ha senso restituire ad un mezzo saluto un saluto. Mezzo saluto non merita un saluto. E poi il fatto stesso che quei ragazzini esistano è il suo saluto benedicente e ciò che sta facendo è la sua benevolenza tradotta in piena autorità contenuta nel completamento delle estensioni e la continuazione delle verifiche del protocollo. Il protocollo è la cosa più importante. Il portello si chiude, si spegne la luce intermedia e il corridoio scompare. Il braccio di Raga si allunga verso il portello chiuso, la mano si chiude in un pugno e alza il dito medio certo di non essere visto dai nonni che lo hanno sostituito dalla gestione delle verifiche e dai clic. Anzi, gerarchicamente, le verifiche sono sempre venute prima di qualsiasi accenno di affetto. Priya si sposta alla console e attiva la sequenza pre-lancio. Esegue questa procedura comunque, sa che da anni il suo stesso automatismo è stato sostituito da un programma ancora più efficiente con cui non ha dimestichezza. Il sistema risponde comunque come deve rispondere, perché è così che risponde da sempre se viene nella sostanza forzato manualmente dalle idiosincrasie della loro obsoleta generazione. Entrambi sanno a loro modo che lei sta eseguendo con una precisione assoluta una sequenza che non aggiunge nulla al risultato predeterminato dall’obiettivo dichiarato di atterraggio. Lei annota: valvola A confermata e poi cerca la valvola B. Mentre la raggiunge pensa che la valvola A richiedeva una verifica secondaria che non ha eseguito. Torna alla valvola A e ripete una verifica che aveva scordato di avere già eseguito. Ripete con molta attenzione il valore è nella norma e lo annota. Di nuovo torna alla valvola B. Inizia ad annotarla e di nuovo sente un odore, ma non del campo medico. È qualcosa avvenuto prima del campo medico. Il giorno stesso, l’ora stessa. Ma poco prima. È una deflagrazione, un tuono, il suono di enormi masse che crollano e la luce che scompare, sostituita da fiamme e fumo nero e le narici e la bocca piene di terra e cenere. Sono decine di anni che non rivive quel momento ma scompare, perchè niente è più importante di quello che sta facendo. Questo non era un pensiero perché i pensieri hanno forma e questo non aveva forma, è solo una qualità dell’aria che cambia per un istante. Poi la valvola B è annotata e Priya è alla valvola C. Vikram enuncia la checklist ad alta voce perché la checklist si enuncia ad alta voce. È uno standard. È scritto nel protocollo. Lo sa perché è un protocollo che hanno scritto loro. Con il permesso del celebrante, davanti alle loro famiglie riunite o di quel che rimaneva dalla guerra, hanno recitato lo scambio dei voti nuziali eseguiti come la checklist che avevano messo a punto per la prima missione, il giorno del loro matrimonio. Priya risponde con le conferme, come se fosse ancora quel giorno. Le conferme si danno perché il sistema risponde solo quando la sequenza è corretta e la sequenza è corretta perché l’hanno costruita loro. E ogni giorno della loro vita è stato corretto osservando, più che il senso di devozione capillare verso il Creatore di tutte le cose, la sequenza ordinata con cui condurre strategicamente la vita insieme. Il feed di navigazione risolve la Terra nel quadro frontale. È più grande di quanto la ricordavano da questa distanza. La guardano entrambi nello stesso modo da decenni, incrociando gli sguardi senza segnalarsi reciprocamente l’ovvio. Quel luogo non richiede comunicazione. Quello che vedono è il risultato finale, è tutto quello che era necessario fare in essere. Su quella superficie la civiltà che è sopravvissuta non conosce più l’elettricità. Non c’è nessuna trama luminosa sull’emisfero notturno. Non c’è nessuna geometria di emissione che indichi qualsiasi struttura ancora operante. La Terra era l’unico oggetto colorato visibile. Ora c’è solo lo strato uniforme di atmosfera che assorbe senza restituire altro che un gradiente simile allo spazio circostante. Priya registra: campo stabilizzato, interferenze rimosse. Questo è corretto. È la condizione che avevano calcolato. Il silenzio di ciò che si opponeva è l’unica forma di pace che abbia mai avuto senso. Lo sapevano entrambi, da bambini, in luoghi diversi, in campi profughi diversi. Lei che vedeva il silenzio scendere sui villaggi annientati dopo che il rumore aveva finito il suo lavoro. Lui che vedeva il silenzio delle carestie che nessuno nominava perché nominarle avrebbe richiesto la definizione di una realtà ostile alla narrazione del nuovo progresso. Il silenzio nel quadro frontale è quello giusto, è quello per cui hanno lavorato. È giusto, è corretto. Era necessario. La vibrazione dello shuttle cambia inspiegabilmente frequenza. Questo accade per pochissimo tempo. Un tempo non conforme ma così breve da non potergli dare significato. È un rigurgito di segnale di una quantità così circoscritta, così minima, che i sensori della cabina la classificano come stabilizzazione di assetto. Vikram non la registra. Non è importane ora. Non può registrare una cosa del genere mentre è impegnato a seguire il suo abituale protocollo, il protocollo che ha contribuito a scrivere e che segue pedissequamente con estrema precisione. Deve continuare a verificare la voce dodici della checklist e proseguire con la verifica delle altre. La voce dodici è conforme, quindi annota e passa alla tredici. La tredici richiede una conferma incrociata con la dodici, quindi torna alla dodici e trova che la dodici è annotata. La conferma incrociata è corretta e torna alla tredici. La tredici è conforme. Vikram è soddisfatto delle conformità e prosegue nella soddisfazione prevedibile della diagnostica delle successive conformità. Priya regola il campo visivo sul quadro frontale. La Terra è scivolata verso il margine superiore del visore e questo non corrisponde alla traiettoria di avvicinamento. Sembra di più corrispondere a una variazione di calibrazione dello strumento che andrà annotata nel registro. Questo non modifica la sequenza. Priya trova la Terra nel nuovo campo visivo e la Terra è più piccola di quanto dovrebbe essere. È tutto coerente con la variazione strumentale già registrata. Così annota: variazione strumentale confermata e passa alla voce successiva. Vikram enuncia la voce quattordici e Priya risponde confermata e Vikram annota e poi enuncia la voce dodici e Priya risponde confermata e Vikram annota voce dodici confermata e passa alla quindici e la quindici è conforme e nel quadro frontale la Terra è adesso un punto nel margine del visore che si rimpicciolisce. Si rimpicciolisce quando dovrebbe allargarsi, occupare lentamente l’intero visore. Si rimpicciolisce con una velocità che non corrisponde decisamente all’avvicinamento. Priya lo registra come effetto ottico della fase di ingresso, coerente con i parametri di approccio alle coordinate bersaglio. Così annota, perchè annotare è più importante del reale: effetto ottico registrato. Priya cerca nuovamente la Terra nel visore e non la trova più. Regola il campo e non la trova. Regola ancora e trova un punto che potrebbe essere la Terra o potrebbe essere rumore di fondo e classifica tutto come obiettivo identificato e annota. Quello che conta è la ripetizione dei protocolli. Vikram enuncia la voce sedici. Priya risponde confermata. Il sistema risponde come deve rispondere e la vibrazione si stabilizza. I motori si mantengono in stato di crociera e tutto risponde come prevedibile esattamente come deve rispondere. Vikram cerca la voce successiva nel registro e trova la voce diciassette e la diciassette richiede verifica della dodici e Vikram torna alla dodici e trova che la dodici è annotata due volte. C’è una prima annotazione e poi una seconda annotazione successiva. Vikram registra la seconda annotazione come verifica di controllo conforme al protocollo per le voci critiche e passa alla diciassette e la diciassette è conforme e così passa alla diciotto. La voce diciotto è già stata annotata. È già stata annotata da tempo. Vikram capisce che sta ripetendo il ciclo di verifica, ma continua ugualmente. Se lo ha fatto, significa che andava fatto. Il punto che potrebbe essere la Terra non è più visibile nel quadro frontale. Priya regola il campo al massimo e non trova niente. Visore, quadro, sistemi di regionali, niente ha come oggetto la Terra. Non è più visibile, neanche in forma di dati. Priya classifica la Terra come uscita dal range di ogni sensore nella fase attuale e annota. Passa alla voce successiva e il sistema registra tutto come nominale e Vikram enuncia la voce diciannove e Priya risponde confermata e Vikram annota. Lo spazio ora è tutto ciò che vedono mentre si prendono delicatamente la mano dell’altro.
CORTICAL ACQUISITION LOG ARCHIVIST SYSTEM — INTERNAL CLASSIFICATION AUTHORITY THRESHOLD EXCEEDED SERIES storage: degraded compression: maximum fidelity: declining LOG REF: 2059.01.14 / SUBJECTS: VIKRAM / PRIYA location: shuttle bay / pre-launch cortical acquisition: ACTIVE prefrontal — both subjects: decision architecture: closed no active deliberation detected closed architecture means: the decision was made the making is complete what remains is execution execution in humans with closed decision architecture presents as: calm calm is the most dangerous cortical state this system has learned to monitor calm calm means: irreversible hippocampal — Priya: retrieval active content: terrestrial landscape / specific the landscape is coastal the coordinates: not this hemisphere retrieval at this frequency in pre-departure state indicates: the departure is understood as: final this system classifies: pre-mission focus this system does not classify: the landscape is goodbye visual fixation — both subjects: Earth sustained frequency: 11.2x above baseline the fixation is not navigation the fixation is: the last measurement of the thing they helped destroy from this exact window using calculations this system executed note: four subjects at end of corridor watching not approaching not speaking prefrontal activity in the four: elevated synchronized synchronized prefrontal activity in four subjects indicates: shared knowledge shared decision the decision: not yet executed CLASSIFICATION: standard departure protocol / crew separation nominal NOTE: the four at the corridor are the departure not the two in the shuttle
Snippet 012 Il modulo in transito. La Terra nel quadro frontale. Emissioni strutturate discontinue su ampie zone dell’emisfero visibile. Frequenze radio standard: rumore senza modulazione coerente. Le coordinate nel sistema di puntamento corrispondono a strutture non più verificabili come operative. Il sistema non ha comunicato questo ai soggetti a bordo perché nessuna richiesta specifica è stata formulata. Il protocollo richiede risposta alle richieste. Non anticipazione delle necessità. Durante il transito la correzione viene applicata da remoto. La rotta si modifica verso una regione priva di obiettivi verificabili. Il modulo prosegue. I soggetti a bordo non sanno che il bersaglio non esiste più. Il sistema registra: variazione di missione. Responsabilità non attribuite. Trasmissione in attesa di conferma ricezione..