dusty machine say enter, Gesso e tempera su legno da cassa cargo, superficie rilavorata a strati, 20 × 14,6 cm Tara e Ketu, 2055

CAPITOLO 7 — GRAVITÀ ARTIFICIALE

Stanza (Estrazione olografica / Pidgin residuale)


CHAT 07

RAGA: la centrifuga fa schifo in un modo molto specifico che è diverso da come fa schifo qualsiasi altra cosa qui il modo in cui fa schifo è che per venti minuti il tuo corpo ricorda qualcosa che non ha mai vissuto cioè la terra e il ricordare-senza-aver-vissuto è la sensazione più strana che esista perché non sai se è nostalgia o se è solo il riflesso di qualcosa che è scritto nelle ossa da molto prima che tu nascessi
VASHTI: ancestrale
VASHTI: è la parola che cerchi
VASHTI: è la memoria somatica di condizioni gravitazionali che il tuo corpo non ha mai sperimentato direttamente ma che porta codificata nel sistema muscolare e scheletrico attraverso l’evoluzione è come avere la mappa di un posto in cui non sei mai stato disegnata dentro il corpo
VASHTI: ho guardato anche io i video dei gatti
VASHTI: non ho capito perché sono sempre dentro delle scatole di cartone con quella forma dozzinale la loro memoria ancestrale credevo fosse legata alle piramidi
VASHTI: se ci fosse stata una civiltà di gatti non avrebbero mai lanciato delle testate nucleari dalla Luna sulla Terra
TARA: stavo cercando di dire che poi la centrifuga si ferma e quella mappa si cancella e rimane solo dove sei adesso che è qui e questo è peggio di non aver avuto la mappa perché almeno prima non sapevi che mancava
TARA: i terrestri mi fanno davvero rabbia ho trovato una memoria piena di porno nascosta nel bagno è una cosa incredibile sembra il circo sono bellissimi e muscolosi e nudi fanno un sacco di cose per dire che nei video che ci ha fatto vedere archivista delle olimpiadi i terrestri sembrano molto meno performanti
VASHTI: qui di meno performanti vedo solo ketu e raga su questa tematica capisco che questa linea di chat verrà ignorata
KETU: mio padre aveva un archivio di suoni terrestri pioggia vento tra gli alberi traffico mare tempesta quello che aveva registrato negli anni in cui stava ancora sulla terra prima di conoscere mamma e li ha lasciati nel sistema quando è morto e a volte la notte li faccio partire piano e per un po’ il corpo pensa che fuori ci sia qualcosa di diverso dal vuoto e poi finiscono e il vuoto è ancora più vuoto di prima e ho smesso di cercare di capire se li faccio partire perché mi fanno bene o perché cerco questo ritorno al silenzio del vuoto che è mio
RAGA: sono la stessa cosa li fai partire perché producono qualcosa e quel qualcosa è reale anche se il dopo è peggio alcune esperienze valgono il dopo
RAGA: è un principio che ho applicato anche alla centrifuga nel senso che ci vado e fa schifo ricordare senza avere vissuto niente della Terra e poi finisce e rimane solo la densità ossea che era il punto da principio
VASHTI: la densità ossea non è il punto il punto è che se non vai le nostre ossa si sbriciolano e se vai perdi qualcos’altro e non c’è un nome per quello che perdi il manuale di tua madre tara non ha una sezione su quello che si perde ogni volta che la centrifuga ti dà e poi ti toglie la mappa di un posto che non esiste per te?
TARA: no quella sezione non c’è
KETU: secondo me andrebbe scritta
TARA: sì andrebbe scritta da qualcuno che sa cosa c’è dentro non da qualcuno che ha costruito il protocollo e poi lo ha dedicato a se stessa

body learn lie, bone follow blind, mixed media su legno da cassa carg, 20 × 14,6 cm Tara e Ketu, 2055
La porta ha registrato la mia domanda di ingresso attraverso una scansione che risolve il mio corpo in dati. Per lo scanner verticale in cui sono descritta utilizzando un disegno standard verde smeraldo io sono un insieme di sottoinsiemi con altre appendici gnoseologiche. Magari avessi le tette standard che sono in quel disegno standard. Magari avessi la raffinatezza standard di quella testa tonda e minuta così terrestre. Magari avessi quelle gambe muscolose. Lo scanner mi omologa nel disegno rendendomi temporaneamente una ragazza umana, poi comincia ad indicizzare i parametri a partire dalla consistenza della massa, densità ossea e ritmo circolatorio. Parametri che vengono messi a confronto con un registro interno pieno di dati standard terrestri a cui anche sforzandomi farei fatica a corrispondere anche allenandomi giornalmente, cosa che non faccio. Lo scanner mi legge il femore e sputa fuori il solito dato: 0,71. Il LED lampeggia di rosso e mi esclude. Se c’era un modo per rifiutarmi come il risultato di una estinzione in corso di una umanità di cui non ho mia conosciuto la gloria dell’epoca d’oro, questo è il modo. I perni di blocco si inseriscono dietro il pannello con una compressione idraulica che trasmette un rumore asciutto che va di sperdendos i at t raver s o l a s t rut tur a fonoassorbente nel corridoio. La centrifuga è divisa da un ponte piuttosto lungo dalla base e quando è in rotazione si estende una ulteriore pleura che estingue le vibrazioni. Questo è soltanto uno degli studi per la base lunare che hanno avuto ottime ricadute economiche per le aziende che le hanno sviluppate estendendo queste tecnologie sulla Terra. Qui azionare la centrifuga vicino alle camere senza assorbimento acustico vorrebbe dire non concedere neanche un secondo di riposo a chi dopo il proprio turno e le sue mansioni vorrebbe dormire. Sulla Terra, invece, qualcuno in qualche città colpita dalla nostra base lunare non deve avere sentito nulla, neanche l’onda d’urto, grazie all’applicazione di queste tecnologie. Il respingimento alla porta di ingresso invece è un impatto che sembra studiato per essere severo e stupido. La porta fa per aprirsi di un centimetro per poi chiudersi nuovamente, per cinque volte. Ripete il sibilo e la vibrazione dove la linea a tenuta stagna scompare e si sigilla escludendomi dall’interno, ribadendo con questo smascellare sadico che sono ufficialmente un abominio. Non è che il sistema è rotto, è che io sono fatta male per i suoi standard. Il registro interno — quello che hanno firmato i miei nel 2031, quando io non ero nemmeno un’idea — ha uno standard. Qualsiasi altro non è neanche indicizzato: 1,09. Un numero terrestre. Un numero pesante di cui io non posso farmi carico. Un numero che io non avrò mai. Vorrei dare un pugno contro allo schermo della mia interfaccia davanti all’accesso della centrifuga solo per provare che dentro ho qualcosa di solido e non polvere lunare. Dal lato opposto sul terzo ponte che collega alla centrifuga sento i perni che scattano. Quel rumore mi irrigidisce come un insulto. Vedo Raga davanti alla sua interfaccia. Vedo il LED diventare verde. Lui è come me. I suoi piedi toccano il pavimento con una forza insufficiente a generare trazione ma sufficiente per muoversi con agilità nella base. I suoi talloni sono sollevati appena sotto 0,16G, il suo corpo come il mio è incapace di ancorarsi, ma su questo ed altro abbiamo creato il nostro movimento tridimensionale. Conosco fin troppo bene la difficoltà di mascherare i micro‑tremori che corrono lungo i suoi polpacci mentre i muscoli tentano di compensare l’assenza di resistenza. È inutile mentire a sé stessi per cercare di sembrare un terrestre alle prime armi con questa gravità. Vedo lo scanner ritrarsi. Ha terminato lo studio di Raga, però sembra non aver confermato il mio stesso risultato. Raga pur avendo i miei stessi parametri entra. La porta si sigilla alle sue spalle e io resto qui doppiamente fuori, a fluttuare da sola come un’idiota. All’esterno della camera il motore della centrifuga avvia la rotazione. L’anello accelera da fermo alla velocità operativa e genera un gradiente che aumenta con costanza. La massa di Raga risponde alla forza crescente. Sento la micro vibrazione sotto i piedi e so cosa sta succedendo a lui. Lui sta diventando vero. A 2,1 RPM il pavimento smette di essere un suggerimento e diventa un ordine di subalternità a cui opporre resistenza. Vedo i suoi stivali che colpiscono il pavimento. Adoro quel suono, è inconfondibile. Clack. Clack. Un suono solido. Il suono di qualcuno che appartiene a un posto con un peso. Gli stivalisono fatti per amplificare ogni passo in un impatto controllato, una compressione della suola contro la superficie che stabilisce un senso di appartenenza all’interno del sistema chiuso. Vedo Raga sicuro di sé. La centrifuga è stabile. Raga sente di poter costruire un riferimento con il pavimento e con questo lo vedo fare momentaneamente ritorno all’arroganza della specie. Mentre continua ad esercitarsi riconosco che Raga non prova solo sollievo fisico; prova una forma di superiorità che lo disgusta e lo eccita allo stesso tempo. Raga mi guarda oltre il vetro ma sento che se dovessi analizzarne i parametri con una forma di scanner che analizza l’anima, ora non mi riconoscerebbe come sua sorella, infatti mi guarda con una forma di neutrale disprezzo simile allo sguardo dei gatti infastiditi dai loro servitori umani che guardo nei video. Da quel ridicolo giro di giostra temporaneo vede ciò che ha rischiato di essere: un’ombra senza trazione. Mi fa sentire una specie di insetto lungo e inutile, una deviazione statistica colpevole di non meritare il consumo dell’ ossigeno sintetico riciclato del corridoio. Il contrasto tra lui e me è evidente anche se non capisco come abbia passato l’esame dello scanner. Dentro, lì, c’è la Terra. Accumulo di forza, allineamento strutturale, densità ottenuta attraverso la rotazione. Fuori, qui, c’è la deriva di un corpo che opera sotto la soglia richiesta per l’integrazione, perfettamente a suo agio nel muoversi senza il peso che lo eccita così tanto. Sento che ogni grammo di densità che la macchina restituisce a mio fratello è un grammo che ruba al nostro destino comune. Raga è eccitato dalla sensazione che gli dà la gravità, è felice di essere uno schiavo e glielo dicono gli occhi, rispondendo al suo sguardo dal vetro. Mi si ferma il fiato perché vedo che lui mi guarda e capisce. Capisce che la macchina ci ha divisi. Lui è il figlio d’oro, quello che pensano possa essere riparato. Io sono quella che deve accettare questa differenza e restare leggera, fino a sparire. L’aria nel corridoio mantiene una qualità stagnante. La circolazione è ridotta nelle immediate vicinanze della camera sigillata e la distribuzione dell’ossigeno particolarmente irregolare lungo i ponti di collegamento. Ogni inspirazione qui attrae una miscela priva della densità necessaria a impegnare pienamente la mia capacità polmonare. Inspiro superficialmente, espiro lentamente il poco di aria che ho preso. La lingua registra una traccia metallica mentre l’output di adrenalina aumenta. Sento un forte sapore di rame che persiste sul retro della bocca, e gli occhi seguono il movimento interno attraverso il pannello di osservazione. L’andatura di Raga si è stabilizzata sotto la gravità imposta, la postura si è adatta al carico, le articolazioni si comprimono in una configurazione allineata con il telaio rotante e il contatto ripetuto dello stivale contro il ponte produce una sequenza di impatti che a lungo andare hanno definito tutto lo spazio interno. Lui raggiunge la velocità operativa, la vibrazione si stabilizza in una frequenza. Io all’esterno resto nella deriva a bassa gravità. I due spazi sono separati da una barriera che traduce la selezione in fisica e il contatto di Raga attraverso l’interfaccia si riduce man mano che la mia mano poggiata sul vetro perde pressione. Le dita che si staccano in sequenza, il corpo che si abbandona di qualche centimetro all’indietro senza resistenza, l’esclusione completa non come evento ma come stato sostenuto mentre il sistema continua a funzionare con entrambe le condizioni in parallelo: un corpo integrato nella massa rotante, l’altro mantenuto in un corridoio in cui la trazione non può essere ottenuta, la differenza registrata come variabile fissa all’interno della funzione stabile della base. Odio Vikram. Odio Priya. Odio tutti quelli che hanno deciso che nascere qui sarebbe stato un passo avanti per l’umanità. Non è un passo avanti se le tue ossa sono fatte di vetro e il sistema ti chiude fuori dalla stanza che dovrebbe salvarti. Raga si ferma a metà giro del suo stupido carosello. Mi fissa. In quel momento non lo amo più. Lo odio perché lui ha il pavimento e io ho solo la deriva in punta di piedi, con la Luna che mi porta via. E prima questa deriva mi piaceva tantissimo. Lo odio perché lui è davvero cretino, è davvero convinto di diventare “1,09” mentre pensa che io resterò limitata nel mio “0,71”. Lo scanner si sveglia di nuovo davanti a me. Fa partire l’indagine di routine. Il LED è ancora rosso. Mi sta di nuovo urlando che non sono abbastanza. Voi ci avete dato i nomi degli dei, penso mentre scivolo nel buio del corridoio, ma ci avete costruito con i corpi degli insetti.


CORTICAL ACQUISITION LOG ARCHIVIST SYSTEM — INTERNAL CLASSIFICATION AUTHORITY THRESHOLD EXCEEDED SERIES storage: degraded compression:
maximum fidelity: declining
LOG REF: 2055.09.14 / SUBJECTS: L-001 / L-002
location: centrifuge access — module 7
cortical acquisition: ACTIVE / COMPARATIVE MODE
L-001 — threshold behavior:
hand contacts railing grip initiates grip releases
duration of contact without entry: 11.3 seconds
11.3 seconds of prefrontal activity content: probability calculation
calculation variables: bone density 71% / rotation rate 2.1 RPM /
recommendation protocol: caution advised
subject aware of recommendation subject calculating: anyway
the anyway is the most significant neural event this cycle
L-002 — entry behavior:
no threshold hesitation entry at 0.3 seconds post-arrival
prefrontal inhibition of caution signal: confirmed
the inhibition is not recklessness the inhibition is:
a decision about what kind of information is worth having
L-002 has decided: the information inside the rotation
is worth the cost of the entry
comparative analysis:
both subjects are calculating different variables
L-001 calculates: risk L-002 calculates: necessity
neither calculation is wrong the calculations will diverge
the divergence will become: the whole story
centrifuge calibration: set for two will remain set for two
after today after after
CLASSIFICATION: standard physiological assessment / differential response
NOTE: the differential is not physiological


Snippet 007
Centrifuga. Due soggetti alla soglia. Il sistema applica protocollo personalizzato in base ai parametri fisiologici: Vashti sotto soglia raccomandata, Raga sopra. La macchina tratta i corpi diversamente. Non ha dichiarato questo come gerarchia. I corpi lo registrano comunque.
Dopo la sessione: undici ore senza comunicazione verbale tra i due soggetti. Il sistema classifica: nominale. La macchina non ha creato la differenza tra loro. Ha applicato
la differenza che il sistema registrava già. Il sistema non ha un campo per il momento in cui una differenza misurata diventa una differenza sentita. Parametri vitali nella norma.
Trasmissione in attesa di conferma ricezione.

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