Gli spazi della Kunsthaus Merano segnano l’esordio italiano dell’artista e educatore cubano René Francisco con la grande retrospettiva Cómplice, dedicata agli ultimi quarant’anni di ricerca e sperimentazione, tra installazioni su larga scala, film, disegno, pittura ed esperimenti pedagogici.

Il tema al centro dell’esposizione è la “complicità”, considerata come forma di intesa profonda e non gerarchica che attraversa le relazioni sociali, politiche, educative e affettive che hanno definito la pratica dell’artista: collaborazione, partecipazione, amicizia, pedagogia critica, attivazione comunitaria.
Nelle sue opere Francisco affronta temi sociali e politici, come la spersonalizzazione dell’individuo nella società e la critica al consumismo, unendo un approccio concettuale all’impegno sociale. Nella sua pratica, l’arte non è intesa solo come un mezzo espressivo, ma anche come strumento per cambiare attivamente le realtà sociali e politiche.
L’itinerario artistico di René Francisco prende forma alla fine degli anni Ottanta, in un momento cruciale per Cuba, segnato dalla tensione tra due forze opposte: da un lato la crisi economica prodotta dal crollo dell’Unione Sovietica, che aveva garantito all’isola un fondamentale supporto, e dall’altro l’emersione della Biennale dell’Avana, con la sua vocazione tricontinentale e anticoloniale, che offrì nuova vitalità e visibilità alla scena artistica cubana.
La mostra Cómplice affronta tutti gli aspetti e le tematiche che connotano la ricerca di Francisco, la pratica scultorea, le opere concettuali o l’approccio educativo, sempre nella prospettiva della “complicità” applicata come principio guida nella costruzione di relazioni collaborative tra artisti, opere e pubblico.
IL PERCORSO ESPOSITIVO
Il percorso espositivo si apre con la grande opera Cobijo (2025), una scultura alta 4 metri collocata nello spazio centrale della Kunsthaus Merano, che accoglie i visitatori e le visitatrici con le braccia aperte. L’opera riprende un’iconografia spesso adottata per l’“Alma Mater”, locuzione latina che indica la “madre nutrice”, divenuta dal Medioevo un epiteto per le Università. La figura rappresenta l’ambiguo spazio dell’insegnamento e della conoscenza – forgiato come universalista e paternalista dalla sua matrice imperialista – a cui viene opposta un’idea di “pedagogia trasformativa” tipica delle tradizioni di Abya Yala (le Americhe in chiave decoloniale). In linea con l’approccio portato avanti dal programma curatoriale ideato da Lucrezia Cippitelli e Simone Frangi The Invention of Europe, di cui questa mostra chiude la seconda annualità, la pratica di Francisco decostruisce narrazioni identitarie monolitiche di matrice europea e coloniale, calandole in una visione pluralista.
Nella serie Transformer (2024), composta da sculture, video e disegni, l’artista esamina la dualità e le contraddizioni del presente, tra utilità e minaccia, gioia e violenza, vita quotidiana e guerra. A ispirare concettualmente l’opera è il meccanismo a vite per fissare gli ombrelloni nella sabbia, oggetto familiare e apparentemente banale, , qui estraniato dal suo contesto e trasformato in una metafora complessa. Come ricordato dall’artista stesso, l’opera trae ispirazione da momenti di vita quotidiana: «[…] Di giorno sei in spiaggia con i bambini [che giocano con gli ombrelloni come se fossero razzi], e la sera guardi le notizie e ti trovi di fronte all’orrore».
Le opere al secondo piano si concentrano sulla pratica concettuale, esaminando il tema dell’arte su commissione. Fin dalla fine degli anni ’80, Francisco ha incoraggiato i suoi studenti e le sue studentesse a riflettere sul modo in cui una committenza possa trasformarsi da procedura puramente commerciale a un processo di decisione artistica consapevole. Píntame una naturaleza muerta (2009), ad esempio, nasce dalla relazione con la madre, che per diversi anni gli aveva chiesto di dipingerle una natura morta, ritenendo che questo fosse uno dei “compiti” degli artisti. Dopo aver rifiutato per molto tempo – considerando questa richiesta come incompatibile con un approccio concettuale e antifigurativo – l’artista è tornato sui suoi passi, alla luce di una nuova considerazione dello status dell’arte come strumento democratico al servizio della società.
In Píntame una Santa Barbara (2025) e Píntame un San Lázaro (2025) il tema della commissione è riproposto in una declinazione differente. Le due figure di santi, fortemente venerati a Cuba e di cui spesso vengono commissionate rappresentazioni, aprono una riflessione sui rapporti tra religione, colonialismo e vita quotidiana. I loro molteplici significati – tra cui autoaffermazione, speranza e sopravvivenza – sono l’esito di processi di ibridazione e sincretismo tra cattolicesimo, di imposizione coloniale, e la complessità delle religioni di ascendenza indigena e afro-discendente.
La mostra dedica ampio spazio alla documentazione delle azioni sociali, progetti che mostrano l’incontro tra arte e vita quotidiana. Trilogía de Romerillo (2003-2008) racconta una serie di interventi realizzati nell’omonimo quartiere dell’Avana volti a migliorare le condizioni di vita degli abitanti, con un impatto tangibile sulla loro quotidianità. Tra questi, il video A la ca(sz)a de Rosa racconta il percorso che ha portato alla ristrutturazione della casa fatiscente di una donna del quartiere, selezionata attraverso un sondaggio dagli stessi abitanti che hanno partecipato attivamente anche ai lavori.
Il terzo piano è introdotto dalla trascrizione del Manifesto Ocasional (1990), in cui è enunciato l’approccio teorico del collettivo DUPP – Desde una pragmática pedagógica, fondato su un’idea di arte come esperienza comune tra artista, spettatore e istituzione e come confronto con problemi operativi concreti. Nel manifesto ritorna il concetto di “complicità”, inteso come momento fondativo della creazione artistica. Dipinti preistorici anonimi come quelli della grotta di Altamira sono proposti come esempio di un’origine relazionale dell’immagine, in cui l’opera prende forma da una collaborazione e non dall’affermazione di un singolo autore.
Il collettivo è stato fondato nel 1989 dall’artista e dai suoi studenti dell’Istituto Superiore d’Arte di Cuba (ISA), un ambiente multidisciplinare e sperimentale in cui si erano formati artisti e artiste provenienti da tutto il Sud Globale, in una visione dell’arte come strumento della rivoluzione. Accogliendo questa eredità, il DUPP si confronta con un nuovo contesto segnato dalla fine della divisione bipolare del mondo, dalle metamorfosi dell’anticastrismo e dall’ingerenza crescente del capitalismo statunitense.
A partire da un’idea di pedagogia collettivista, anti-gerarchica, contraria all’autorevolezza del docente e dalla passività dei discenti, Francisco spingeva studentesse e studenti a uscire dalle aule e a integrare la produzione artistica col contesto sociopolitico, essendo “presenti” in una Cuba in vorticosa transizione. L’arte assumeva una dimensione “riparativa”, come concreto intervento materiale su case private, edifici comuni e spazi pubblici.
Opere come La Silla (2026 [1990]) e Aula a la intemperie (2011), prototipi di sedie realizzate in legno e con tubi idrici, sono oggetti simbolici che rappresentano questa nuova forma di apprendimento collettivo.
IL PROGRAMMA PUBBLICO
Completano il progetto espositivo – oltre a un ricco calendario divisite guidate e appuntamenti didattici – una proiezione, una serata musicale e un intervento partecipativo. Venerdì 27 febbraio, presso gli spazi del CoWorking della Memoria di Merano, viene presentato il film Memorias del Subdesarrollo del 1968 del regista cubano Tomás Gutiérrez Alea. Giovedì 12 marzo la Kunsthaus Merano accoglie il concerto Complici in Habanera in collaborazione con il Festival Sonora, in cui il contrabbassista cubano Gaston Joya dialogherà con due tra i nomi più importanti del jazz internazionale – Gabriele Mirabassi e Roberto Taufic – prendendo spunto dalla forma musicale che per prima arrivò da Cuba in Europa, l’Habanera.
Infine, Cuadros por Encargo (2026) prevede la riattivazione di un progetto partecipativo di Francisco del 1989. Il quartiere meranese di Maria Assunta – tra il 16 e il 22 maggio –si trasformerà in un punto di incontro in cui tutte le persone interessate potranno commissionare gratuitamente dei piccoli dipinti allo stesso Francisco e a un gruppo di artiste e artisti locali coinvolti. Le opere saranno esposte alla Kunsthaus Merano negli ultimi tre giorni di apertura della mostra, dal 23 al 25 maggio, prima di essere consegnate ai committenti in qualità di nuovi proprietari.
Parallelamente alla mostra, il Museo dedica uno spazio all’artista Raziel Perin (Hato Mayor del Rey, Repubblica Dominicana,1992), che nei mesi di aprile e maggio svolgerà una residenza finalizzata allo sviluppo del nuovo lavoro performativo Vitruvian Man. Il progetto di ricerca è sostenuto dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura nell’ambito del programma Italian Council (14a edizione, 2025), finalizzato alla promozione internazionale dell’arte contemporanea italiana.

INFO
René Francisco – Cómplice
21 febbraio – 25 maggio 2026
Kunst Meran Merano Arte, Merano
via Portici 163




