Silvia Bigi, Mom and granny in the mountains, dalla serie From dust you came (and to dust you shall return), 2019

“NOT ONLY HISTORY, BUT OUR MEMORIES” alla Podbielski Contemporary

Podbielski Contemporary di Milano inaugura la sua stagione espositiva con la mostra Not only history, but our memories, a cura di Carlo Sala.

Il progetto presenta il lavoro di sette tra i più interessanti fotografi italiani della scena emergente: Silvia Bigi, Marina Caneve, Federico Clavarino, Francesca Catastini, Massimiliano Gatti, Giulia Parlato e Jacopo Valentini.
Gli artisti propongono una serie di lavori che vogliono affrontare alcuni nodi della storia contemporanea in
chiave dialogica con il presente, attraverso il filtro delle proprie vicende personali o familiari fondendo
memoria personale e collettiva. Nelle opere esposte non vi è alcun elemento celebrativo o strettamente
storiografico, perché gli avvenimenti evocati vogliono essere la chiave per decifrare alcune istanze del
momento presente.

La serie Vis Montium (2018-on going) di Jacopo Valentini (Modena, 1990) si pone in stretta relazione con
il paesaggio, indagando la Pietra di Bismantonva nel territorio dell’Appennino Tosco-Emiliano. Questa
rupe, pur ritratta dall’autore in chiave documentaria, riesce a esprimere l’identità del territorio
riconnettendolo a valori simbolici lontani, dell’epoca etrusca quando secondo la tradizione era un’arca
sacrificale, o immaginifici perché Dante nella Divina Commedia vi ambienta il quarto canto del Purgatorio.
Marina Caneve (Belluno, 1988) con il progetto fotografico Are they Rocks or Clouds? (2015 – 2019)
analizza il territorio della Dolomiti – che fu profondamente segnato dal disastro idrogeologico del 1966 –
per ragionare sulla crisi climatica che sta minando il pianeta. Negli scatti compaiono i ritratti di abitanti del
luogo, scorci di piccoli centri abitati e strade che recano delle ‘cicatrici’ che divengono una riflessione
sulla ciclicità delle catastrofi e sul nostro rapporto con la natura. La serie Le nuvole (2019), di Massimiliano
Gatti (Voghera, 1981) crea una connessione tra memoria storica a presente attraverso l’indagine del
patrimonio di Palmira. L’autore mette in relazione una serie di fotografie realizzate nei siti archeologici
della città con delle immagini che, dietro l’apparente forma lieve e accattivante delle nuvole, rivelano delle
colonne fumo che si innalzano dopo la distruzione di quel patrimonio storico da parte dell’ISIS. Si genera
così un cortocircuito visivo tra l’immaginario della propaganda terroristica e la secolare bellezza di quei
luoghi feriti. Sempre legata al Medio Oriente è la serie Hereafter (2014-2019) di Federico Clavarino (Torino, 1984), esposta in collaborazione con galleria Viasaterna di Milano.

Il lavoro è scaturito dagli oggetti che il fotografo ha trovato nella casa dei suoi nonni materni in Inghilterra che lo hanno condotto a indagare i territori di Oman, Giordania e Sudan dove la coppia ha vissuto. Questa vicenda familiare diviene una lente privilegiata per osservare il disfacimento dell’Impero britannico e le tracce della storia coloniale che tutt’oggi permangono. Le vicende familiari sono il punto di partenza anche nella serie From
dust you came (and to dust you shall return) (2019) di Silvia Bigi (Ravenna, 1985) che, lavorando su alcuni
album di fotografie domestiche, ha trasformato la memoria privata in collettiva. L’artista ha infatti
intaccato materialmente le fotografie vernacolari per trarne un pigmento con cui produrre idealmente delle
nuove forme di rappresentazione. Sempre della Bigi è l’opera Il sangue e il latte (2017), composta da una
serie di immagini fortemente simboliche dove i due elementi richiamanti nel titolo si fondono per cercare
una conciliazione tra la dimensione femminile e quella maschile. La questioni di genere sono presenti
anche nella serie Petrus (2016-2019) di Francesca Catastini (Lucca, 1982) che, attraverso gli scatti
realizzanti nell’appartamento di una persona a lei cara, ha reso manifesti i segni di una concezione
occidentale della mascolinità; in quei ninnoli, sculture e vecchie immagini appaiono una serie di archetipi
che popolano la nostra quotidianità modellandone il puto di vista. A chiudere idealmente la mostra è la
serie Diachronicles (2019-2020) di Giulia Parlato (Palermo, 1993), un lavoro fotografico sospeso tra realtà
e finzione. Negli scatti compaiono diorami, teche museali, ipotetiche stratigrafie archeologiche che sono
delle visioni arbitrarie che tentano di colmarne i vuoti della storia attraverso una serie di ipotetiche
narrazioni che rendono palese la potenza generativa sul reale che posseggono i musei e gli archivi
depositari del sapere.

I FOTOGRAFI IN MOSTRA

Silvia Bigi, Marina Caneve, Federico Clavarino, Francesca Catastini, Massimiliano Gatti, Giulia Parlato, Jacopo Valentini

INFO

Podbielski Contemporary
Via Vincenzo Monti 12, 20123 – Milano

Le visite sono regolate dall’attuale normativa Covid: ai visitatori sarà richiesto l’utilizzo della mascherina e il
controllo della tempera corporea e il rispetto delle norme per il distanziamento all’interno della galleria.
Ingresso libero: martedì – venerdì | h 14.30 – 19
Sabato su appuntamento

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