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IL CORPO DELLA CITTÀ, a Palazzo Madama la Torino tra moda e modernità

Da oggi, 15 ottobre, fino al 22 febbraio 2027, Palazzo Madama a Torino presenta Il corpo della città. Moda e arti tra Liberty e modernità 1884-1961.

Una mostra che attraversa oltre settant’anni di storia urbana attraverso le trasformazioni del corpo, dell’abbigliamento e dei linguaggi artistici. Dipinti, sculture, fotografie, manifesti, documenti e oltre quaranta abiti delle sartorie torinesi ricostruiscono il rapporto tra evoluzione sociale, industria e identità cittadina, dall’Esposizione Generale Italiana del 1884 alla mostra Italia 61.

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Il progetto espositivo

Il progetto espositivo parte da una domanda precisa: come si riflettono i cambiamenti di una città sui corpi di chi la abita? Dopo la perdita del ruolo di capitale del Regno d’Italia nel 1865, Torino ha ridefinito progressivamente la propria identità, trasformandosi in un centro industriale e manifatturiero, per poi affermarsi come polo di riferimento per la moda e l’arte contemporanea. La mostra sceglie il corpo come chiave di lettura di questa metamorfosi, inteso non soltanto come soggetto della rappresentazione artistica, ma come luogo in cui diventano visibili le tensioni e le aspirazioni della modernità.

In continuità con MonumenTo. La forma della memoria, il percorso sposta l’attenzione dai monumenti alle persone, mettendo in relazione le forme urbane con i gesti, gli abiti e i comportamenti dei cittadini. La moda assume così un ruolo centrale: sistema di segni e dispositivo sociale, racconta le trasformazioni del costume e, insieme, l’evoluzione economica della città. All’inizio del Novecento, il settore dell’abbigliamento e della modisteria, prevalentemente femminile, occupava circa un quinto della forza lavoro torinese.

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Le sezioni

La mostra si articola in quattro sezioni cronologiche. La prima conduce dalla Torino borghese di fine Ottocento alle grandi Esposizioni internazionali, che contribuiscono a consolidare l’immagine di una città orientata al progresso industriale e alla sperimentazione culturale. L’Esposizione Generale Italiana del 1884, organizzata al Valentino, celebra le applicazioni delle scienze all’industria, all’agricoltura e al commercio. I dipinti di Enrico Junck ed Enrico Reycend restituiscono il ritratto di una società ancora vincolata a codici tradizionali, ma già attraversata da nuove aspirazioni.

Nel 1902 l’Esposizione Internazionale di Arte Decorativa Moderna apre Torino alle esperienze dell’Art Nouveau, della Secessione viennese e delle scuole tedesche. Le danzatrici di Edoardo Rubino traducono in forma plastica l’energia di un’epoca che ricerca nuovi spazi di libertà. Nel 1911, con l’Esposizione Internazionale delle Industrie e del Lavoro, la moda ottiene un padiglione autonomo, riconoscimento del suo peso crescente nell’economia cittadina.

La seconda sezione affronta gli anni Venti e Trenta, segnati dalla ripresa dopo la Prima guerra mondiale e dalla modernizzazione industriale. Il corpo diventa più dinamico, mentre gli abiti abbandonano progressivamente le strutture rigide per assecondare una maggiore libertà di movimento. Nell’arte, la dimensione urbana e il lavoro entrano al centro della rappresentazione. Le ricerche di Felice Casorati e dei Sei di Torino si confrontano con le avanguardie europee, rivendicando autonomia espressiva rispetto all’arte ufficiale del regime.

Negli anni Trenta Torino si afferma come capitale della moda italiana. L’Ente Nazionale Moda sostiene la ricerca di uno stile nazionale capace di emanciparsi dalla predominanza della couture parigina. La sperimentazione coinvolge anche la fotografia, con le esperienze futuriste di Italo Bertoglio e Ottorino Gramaglia. Intanto, l’espansione di via Roma ne consolida il ruolo di asse commerciale e riferimento per l’eleganza cittadina. La guerra interrompe questa stagione: la scarsità dei materiali e la riconversione produttiva impongono nuovi codici estetici, nei quali la necessità diventa occasione di adattamento e inventiva.

L’ultima sezione segue la Torino del secondo dopoguerra, protagonista della crescita industriale e dell’affermazione della società dei consumi. La città si apre alle ricerche internazionali attraverso le mostre Francia Italia, avviate nel 1951, l’arrivo di Michel Tapié de Céleyran nel 1956 e la fondazione dell’International Center of Aesthetic Research. La presenza di artisti giapponesi e americani, insieme all’apertura di nuove gallerie e della Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea nel 1959, contribuisce a fare di Torino uno dei centri più importanti per l’arte contemporanea in Italia. Tra gli artisti torinesi coinvolti in questa stagione figurano Carol Rama, Sergio Saroni, Piero Ruggeri, Mattia Moreni, Ezio Gribaudo e Mario Merz.

Sul fronte della moda, il baricentro nazionale si sposta progressivamente verso Firenze, Roma e Milano. Le sartorie torinesi continuano a vestire l’élite cittadina, mentre il settore si orienta verso la produzione industriale e il consumo di massa. Nel 1955 nasce il Salone Mercato Internazionale dell’Abbigliamento, SAMIA, espressione di un comparto in trasformazione. Il percorso culmina idealmente con Italia 61: la grande esposizione per il centenario dell’Unità d’Italia, che coinvolge architetti come Gino Levi-Montalcini, Ettore Sottsass, Roberto Gabetti e Aimaro Isola, Pier Luigi Nervi e Annibale Rigotti, attira quasi cinque milioni di visitatori e consacra l’immagine di Torino come città della modernità industriale.

Exhibition View

Info

Il corpo della città
Moda e arti tra Liberty e modernità 1884 – 1961
Dal 15 ottobre 2026 al 22 febbraio 2027
Palazzo Madama – TORINO

HESTETIKA ART Next Generation