Il Centro Saint-Bénin di Aosta dedica a Nino Migliori la mostra La dialettica del reale, curata da Mauro Zanchi e organizzata dall’Assessorato Istruzione, Cultura e Politiche identitarie della Regione autonoma Valle d’Aosta.

In occasione dei cento anni dalla nascita del fotografo bolognese, il percorso riunisce 160 immagini e attraversa una ricerca che ha contribuito a ridefinire il rapporto tra fotografia, realtà e sperimentazione nel secondo Novecento.
Migliori si avvicina all’Italia del dopoguerra senza trasformarla in una cartolina della ricostruzione. Nelle fotografie degli anni Cinquanta, la povertà, l’attesa e le contraddizioni sociali non sono soltanto elementi da documentare: diventano materia di uno sguardo che cerca, dentro la cronaca, qualcosa di più ambiguo e profondo. Il Neorealismo è il punto di partenza, non un recinto stilistico entro cui esaurire il significato delle immagini.
Il decennio 1950-1959 costituisce il nucleo della mostra. È una stagione in cui il Paese oscilla tra persistenze arcaiche e modernizzazione, mentre la fotografia si misura con la necessità di testimoniare una società in trasformazione. Migliori intercetta questa tensione senza affidarsi alla sola evidenza del soggetto: il dato documentario si apre a una dimensione esistenziale, nella quale ciò che l’immagine mostra conta quanto le domande che lascia irrisolte.
La sua ricerca, del resto, non si esaurisce nella rappresentazione del reale. Già negli anni Cinquanta emergono un interesse per la materia fotografica e una crescente attenzione alle possibilità espressive del mezzo. La superficie, il segno e il procedimento diventano parte integrante del lavoro, anticipando gli sviluppi sperimentali che segneranno la sua produzione successiva.
La dialettica del reale mette così in discussione una lettura esclusivamente documentaria della fotografia neorealista. Le 160 immagini seguono il passaggio dalla testimonianza alla ricerca formale, restituendo la complessità di un autore per il quale fotografare non significa soltanto registrare ciò che accade, ma interrogare il modo in cui la realtà prende forma davanti all’obiettivo.
Il fotografo
NINO MIGLIORI (Bologna, 29 settembre 1926) è tra i più autorevoli e originali protagonisti della fotografia italiana del Novecento. Inizia a fotografare nel 1948, sviluppando fin dagli esordi una ricerca che oscilla tra immagini realiste e una continua sperimentazione sui materiali e sui processi fotografici. Nascono così cicli come Ossidazioni, Pirogrammi, Cellogrammi, Lucigrammi e Idrogrammi, nei quali indaga le reazioni della materia, il ruolo del caso, del tempo e dell’intervento dell’artista nel processo fotografico.
Agli anni Cinquanta appartengono le celebri serie Gente dell’Emilia, Gente del Sud, Gente del Nord e Gente del Delta, che documentano una ricerca costantemente sospesa tra memoria e sperimentazione.
Nel 1982 fonda Abrecal – Gruppo di Ricerca Percezione Globale, cui aderiscono autori provenienti da differenti ambiti espressivi, accomunati dalla volontà di superare linguaggi e schemi precostituiti.
Nel 1998 avvia Trasfigurazioni, rielaborando digitalmente immagini residuali ricavate da fotografie istantanee. Successivamente inventa nuovi strumenti, come il Caleidoscopio per ritratti (2005), e dal 2006 sviluppa la serie a lume di candela Lumen, inaugurata con Terra Incognita.
Nel 2018 la Maison Européenne de la Photographie di Parigi gli dedica un’importante mostra personale, consacrandone il ruolo tra i grandi protagonisti della fotografia contemporanea.
Info
NINO MIGLIORI
La dialettica del reale
a cura di Mauro Zanchi
10 ottobre 2026 – 7 marzo 2027
Centro Saint-Bénin
via B. Festaz 27, Aosta





