Fino al 25 ottobre 2026 il PAC Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano ospita
RI-SCATTI. Prima che sia notte, dodicesima edizione del progetto di fotografia sociale.
Protagoniste sono 23 donne migranti e rifugiate, accompagnate dal Milano Welcome Center, che attraverso le immagini raccontano la propria esperienza, i legami familiari e la ricerca di una nuova appartenenza.

Il progetto affida la macchina fotografica a chi, troppo spesso, viene raccontato attraverso categorie prestabilite. Le partecipanti hanno seguito un laboratorio condotto dai fotografi professionisti volontari di RI-SCATTI, imparando a trasformare frammenti di vita quotidiana, memorie e aspirazioni in uno strumento di espressione personale. Il risultato è una raccolta di sguardi che restituisce complessità alle esperienze migratorie, sottraendole alla rappresentazione impersonale dell’emergenza.
Il titolo della mostra riprende Prima che sia notte, romanzo autobiografico dello scrittore cubano Reinaldo Arenas pubblicato nel 1992, testimonianza di una vita segnata dalla persecuzione, dalla prigionia e dalla fuga negli Stati Uniti. In questa nuova declinazione, il riferimento letterario diventa una chiave per interrogare la migrazione come trasformazione dell’identità, delle relazioni e del proprio posto nel mondo. Lasciare un Paese significa infatti confrontarsi con una frattura che non si esaurisce nell’attraversamento di un confine: comporta la necessità di ricostruire legami, ridefinire il proprio ruolo sociale e immaginare un futuro possibile.
Le fotografie restituiscono questa pluralità senza ricondurla a un racconto uniforme. Amal Kanita, palestinese, trova nell’immagine una possibilità di espressione dopo l’esperienza vissuta a Gaza. Arina, arrivata dall’Ucraina, sceglie di soffermarsi sulle emozioni condivise durante feste e incontri, mentre Cloé Villar de Souza, brasiliana, osserva la luce naturale e artificiale negli spazi domestici, trasformando la quotidianità del lavoro da remoto in una riflessione sul rapporto con la casa.
Yasmine Fatih, marocchina, fotografa strade, volti e dettagli alla ricerca di un luogo da riconoscere come proprio. Fatima Samir, palestinese, individua nel laboratorio un primo passo verso l’integrazione e la comunicazione dopo il trauma della guerra. Hajar Lamkhanter, anch’essa marocchina, scopre invece nella fotografia un modo diverso di osservare il mondo, affidando alle immagini una dimensione che coinvolge anche la sfera emotiva.
La ricerca di una nuova identità emerge con particolare evidenza nel lavoro di Maya K., siriana arrivata in Italia dal Canada dopo anni di attività professionale come avvocata. Nel suo progetto, un blazer diventa il segno concreto di una carriera lasciata alle spalle, ma non necessariamente conclusa. Moran e Valeria, madre e figlia originarie di El Salvador, condividono l’esperienza del laboratorio come occasione per ritrovare tempo insieme. Cynthia Oruama, nigeriana, guarda invece alla fotografia come a una competenza da sviluppare, con l’obiettivo di diventare una professionista.
Sono storie differenti per provenienza, biografia e prospettive, unite dalla possibilità di scegliere in prima persona cosa mostrare. La maternità, il lavoro, la nostalgia, la solitudine e il desiderio di ricominciare entrano nell’inquadratura senza esaurire l’identità delle protagoniste. La fotografia non cancella le difficoltà del percorso migratorio, ma apre uno spazio nel quale queste donne possono sottrarsi al ruolo passivo di soggetti osservati e diventare autrici della propria rappresentazione.
Nelle parole degli assessori milanesi Lamberto Bertolé, Welfare e Salute, e Tommaso Sacchi, Cultura, il progetto richiama inoltre la dimensione collettiva dell’accoglienza e la possibilità di riconoscere esperienze comuni al di là delle differenze. Il percorso espositivo si inserisce così nel lavoro del Milano Welcome Center, attivo dal 2024 in via Sammartini 75, che riunisce servizi di orientamento sociale, giuridico, formativo e lavorativo per persone migranti e rifugiate.
Accanto alla mostra principale, nelle stesse date il PAC presenta nella Project Room un video dell’artista Francesco Clerici, realizzato in collaborazione con l’antropologa Khaoula Matri. L’opera affronta le rotte migratorie delle donne subsahariane nel Nord Africa ed è inserita nel programma della Giornata del Contemporaneo.
RI-SCATTI. Prima che sia notte è visitabile gratuitamente fino al 25 ottobre 2026 al PAC Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano. Le fotografie e il catalogo sono in vendita e il ricavato sarà destinato ai progetti di accoglienza e inclusione del sistema cittadino Milano Welcome, con particolare attenzione alle donne coinvolte nel progetto.

Info
RI-SCATTI. Prima che sia notte
Diego Sileo
10 — 25 ottobre 2026
PAC Padiglione d’Arte Contemporanea
Milano, Via Palestro 14





