Alle Terme di Caracalla a Roma, dall’11 settembre 2026 al 10 gennaio 2027, una mostra di 72 fotografie ripercorre la ricerca di Frank Horvat attraverso tre nuclei essenziali: l’universo femminile, il dialogo con la pittura e il viaggio in Sicilia.
Ci sono fotografi che hanno attraversato un genere e altri che ne hanno modificato la grammatica. Frank Horvat appartiene alla seconda categoria. La sua lunga carriera, sviluppata nell’arco di oltre settant’anni, non può essere ricondotta alla moda, benché sia stata proprio la moda a renderlo celebre. Reportage, paesaggio, viaggio, ritratto, arte e documentazione sociale convivono nel suo lavoro come parti di una stessa ricerca: quella di uno sguardo capace di sottrarsi alle convenzioni senza trasformare la libertà in maniera.

Giovani donne,
Rio de Janeiro, Brazil, 1963
© Frank Horvat Studio
Alle Terme di Caracalla, una delle palestre del monumentale complesso romano accoglie “Frank Horvat”, mostra promossa dalla Soprintendenza Speciale di Roma diretta da Daniela Porro e organizzata da Electa. Il progetto è curato dallo Studio Horvat, con Fiammetta Horvat e Mathilde Oudin, insieme a Nunzio Giustozzi. Le 72 fotografie sono distribuite in tre momenti che non seguono semplicemente una cronologia, ma costruiscono una possibile chiave di lettura dell’opera del fotografo.
IL PERCORSO ESPOSITIVO
Il primo nucleo è dedicato ai ritratti femminili, forse il territorio nel quale più chiaramente emerge la posizione di Horvat nei confronti della fotografia di moda. A partire dalla fine degli anni Cinquanta il fotografo comincia a incrinare il sistema delle pose, degli sfondi costruiti e della distanza professionale che separava fotografo e modella.
La sua Leica diventa uno strumento di prossimità. Horvat porta le modelle fuori dallo studio, le fotografa per strada, utilizza la luce naturale e soprattutto cerca una relazione. La fotografia non deve più necessariamente rappresentare l’abito attraverso il corpo: può raccontare il corpo attraverso la persona.
È una differenza sostanziale. Horvat intercetta un cambiamento che riguarda contemporaneamente l’estetica e la società. Il prêt-à-porter modifica il rapporto delle donne con la moda, mentre l’identità femminile si emancipa progressivamente dalle rappresentazioni tradizionali. Le donne che entrano nelle sue immagini non sono soltanto attrici, ballerine o figure appartenenti all’immaginario dello spettacolo. Sono madri, lavoratrici, intellettuali, donne che abitano la città e cominciano a rivendicare una diversa idea di autonomia.
Horvat sembra comprendere prima di molti altri che l’eleganza non coincide più con la posa. Può risiedere in un gesto distratto, in un movimento, in uno sguardo sottratto alla macchina fotografica. La moda diventa così una superficie attraverso la quale osservare una trasformazione più profonda: quella della donna contemporanea.
Il suo interesse per la “donna reale” attraversa anche i reportage realizzati in diverse parti del mondo, dal Pakistan all’India, dal Brasile al Senegal, dall’Egitto al Giappone. Cambiano i contesti, gli abiti, le culture, ma resta costante l’attenzione verso l’individuo prima ancora che verso il soggetto fotografico.
Una sezione specifica è dedicata ai servizi realizzati a Roma nei primi anni Sessanta per Harper’s Bazaar. È un capitolo particolarmente significativo perché mette in relazione due mondi che Horvat non considera separati: quello della moda e quello della cultura.
Invitato da Irene Brin e Gaspero del Corso, fondatori della Galleria L’Obelisco, Horvat fotografa alcune delle modelle più celebri dell’epoca accanto a personalità della cultura e del cinema. Alberto Moravia, Luigi Barzini, Marcello Mastroianni diventano parte di un paesaggio umano nel quale la moda perde la propria autoreferenzialità.

Vere sembianze,
Sandrine, 1983
© Frank Horvat Studio
La fotografia non costruisce gerarchie. Una modella e uno scrittore possono appartenere alla stessa immagine senza che uno dei due debba necessariamente assumere il ruolo di protagonista. È questa forse una delle intuizioni più interessanti di Horvat: l’immagine come spazio di relazione, non come semplice dispositivo di rappresentazione.
Roma, in questo senso, non è soltanto uno scenario. È una città nella quale il passato monumentale e la modernità culturale convivono continuamente. Ed è proprio questa tensione a rendere particolarmente pertinente la scelta delle Terme di Caracalla come luogo della mostra.
Il secondo nucleo presenta fotografie tratte dalla serie Vere sembianze, realizzata da Horvat in un confronto esplicito con la tradizione pittorica del ritratto.
Qui il fotografo sembra abbandonare la rapidità della strada per entrare in un territorio più meditato. Il rapporto con la pittura non è però un esercizio di nostalgia. Horvat non cerca di imitare i grandi ritrattisti del passato, ma di misurarsi con la loro capacità di trasformare un volto in una soglia psicologica.
La questione diventa allora quella della somiglianza. Che cosa significa davvero riconoscere una persona in un’immagine? Il volto fotografato coincide con il soggetto oppure rivela qualcosa che il soggetto stesso non mostra abitualmente?
Vere sembianze introduce una dimensione quasi antagonista rispetto alla fotografia di moda. Se nella moda l’immagine rischia continuamente di produrre un’identità, qui la fotografia tenta invece di sottrarla. Il volto non è più un supporto per un’idea di bellezza, ma un territorio nel quale affiorano esitazioni, carattere, memoria.
L’allestimento negli ambienti voltati delle Terme accentua questa relazione con la storia dell’arte. Le fotografie di Horvat entrano in una sorta di conversazione differita con la tradizione figurativa occidentale. Il monumento antico non fa da sfondo alle immagini: ne modifica la percezione.
Il terzo capitolo conduce lontano dalla moda e dal ritratto. È dedicato a Goethe in Sicilia, ciclo realizzato nei primi anni Ottanta a partire dal confronto con il Viaggio in Italia dello scrittore tedesco.
La Sicilia di Horvat non è quella della cartolina né quella del folklore utilizzato come repertorio pittoresco. Il fotografo cerca una stratificazione. Nei suoi paesaggi convivono la memoria della cultura greca, l’architettura rococò, le tradizioni popolari e una natura che sembra sottrarsi alla misura del presente.
Il riferimento a Goethe è quindi meno letterario di quanto possa apparire. Horvat riconosce nella sua esperienza siciliana una forma di continuità dello sguardo: osservare un luogo significa attraversarne le epoche, percepire ciò che rimane quando la storia smette di essere racconto e diventa materia.
È anche il capitolo nel quale la relazione con le Terme di Caracalla appare più evidente. Il paesaggio siciliano fotografato da Horvat e la monumentalità romana condividono una stessa resistenza alla contemporaneità. Sono luoghi nei quali il tempo non è un semplice sfondo, ma una presenza fisica.
IL CATALOGO
A completare la mostra sarà il volume pubblicato da Electa, costruito sulle tre sezioni dell’esposizione e arricchito da una significativa antologia degli scritti di Horvat. Il libro includerà inoltre un ricordo di Ferdinando Scianna, offrendo un ulteriore accesso alla poetica di un autore che ha attraversato la fotografia del secondo Novecento senza lasciarsi imprigionare dalle sue etichette.
L’ARTISTA
Frank Horvat nasce nel 1928 ad Abbazia (ora Opatija, Croazia). Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, nel 1939, la famiglia ebrea emigra a Lugano, e lì, all’età di quindici anni, Frank acquista la sua prima macchina fotografica, una Retinamat da 35 mm, ottenuta barattando la sua collezione di francobolli. Tornato in Italia nel 1947, inizia a frequentare l’Accademia delle Belle Arti di Brera a Milano. È il suo primo soggiorno a Parigi nel 1950 a rivelarsi fondamentale. Qui incontra Henri Cartier-Bresson e Robert Capa, l’influenza dei quali avrebbe plasmato il suo sguardo. Due anni dopo intraprende un viaggio attraverso l’India e il Pakistan, che contribuisce a gettare le basi per la sua pratica, ma dà anche il via alla sua carriera. Alcune immagini di questa spedizione sono presentate nella storica mostra The Family of Man curata da Edward Steichen al MoMA di New York nel 1955, portandogli un riconoscimento internazionale e la collaborazione con “Life”.
Stabilitosi successivamente a Londra e poi a Parigi, Horvat cattura la vita quotidiana con sensibilità, spesso utilizzando un teleobiettivo per cogliere momenti intimi, creando inquadrature dinamiche che infrangono le regole compositive. Continua a praticare il fotogiornalismo unendosi all’Agenzia Magnum nel 1958 e viaggiando per il mondo. Nei decenni successivi lavora costantemente nel campo della moda e della pubblicità, dedicandosi al contempo a progetti personali di ricerca pubblicati in raffinati libri fotografici, spesso usando il colore prima che ottenesse un consenso diffuso.
Horvat si stabilisce a Boulogne-Billancourt, vicino a Parigi, già negli anni Settanta dove costruisce il suo studio ideale. Continua a scrivere di fotografia e a fotografare, pioniere nella sperimentazione delle nuove tecnologie digitali, ed espone i suoi lavori fino alla morte, avvenuta nell’ottobre del 2020, all’età di 92 anni. Sua figlia Fiammetta conserva e gestisce ora il suo archivio completo, rimasto intatto nella sua ca
INFO

Frank Horvat
Roma | Terme di Caracalla
11 settembre 2026 – 10 gennaio 2027
a cura dello Studio Frank Horvat (Fiammetta Horvat e Mathilde Oudin) e Nunzio Giustozzi




