Gibellina-Capitale-Italiana-dellArte-Contemporanea-2026

Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026: gli appuntamenti da settembre a dicembre

“Portami il futuro” entra nella sua fase autunnale con un calendario che conferma Gibellina come uno dei luoghi più interessanti della ricerca artistica contemporanea italiana.

Fino al 31 dicembre 2026, la città siciliana, designata Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026, continua a trasformare il proprio paesaggio in uno spazio di produzione, memoria e sperimentazione, mettendo in relazione opere permanenti, nuove residenze, mostre, performance e pratiche interdisciplinari.

Il programma dei prossimi mesi non si limita dunque a una successione di esposizioni. A Gibellina l’arte continua a misurarsi con una città nata dalla frattura del terremoto del Belìce, con il paesaggio e con quella particolare stratificazione di architettura, memoria e pratiche artistiche che dagli anni Settanta ha reso il territorio un caso quasi irripetibile nel panorama italiano.

Settembre: nuove opere, residenze e performance

Il 12 settembre si apre al Baglio di Stefano, alle ore 17, la Mostra Residenze e Donazioni 2026, a cura di Enzo Fiammetta, con le opere realizzate dagli artisti durante le residenze promosse nell’anno di Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea. Il progetto riunisce i lavori di Francesco Impellizzeri, Francesco De Grandi, Anna Lorenzetti, Callisto Ramirez, Kaled Ben Slimane, Sonia Besada Slimane e Lucio La Pietra.

Alle 18, il programma prosegue al MAC – Museo d’Arte Contemporanea “Ludovico Corrao” con l’apertura della mostra dedicata a Jonida Xherri.

La stessa giornata segna inoltre la presentazione di una nuova opera permanente: alle 20, in Viale Vitalino Brancati, viene presentato Folds di Pietro Fortuna, a cura di Andrea Cusumano. Un intervento che si aggiunge alla costellazione di opere disseminate nel tessuto urbano, facendo della città stessa un dispositivo espositivo.

Pietro Fortuna, Folds, 2026, Courtesy the artist

Il 13 settembre, alle 18.30, il Giardino Segreto 1 ospita Andrea Polichetti. Architetture segrete, progetto curato da Progetto Matèria ETS, Valentino Danilo Matteis e Alessandro Messina nell’ambito di PLENARIA26. Le sculture in filo di ferro di Polichetti entrano in dialogo con il giardino progettato da Francesco Venezia, con i suoi frammenti architettonici e con una natura volutamente sottratta alla geometria del giardino formale. Il risultato è un confronto fra memoria, rovina e materia.

Sempre il 13 settembre è prevista la restituzione pubblica di PLENARIA: IDROFUTURI, residenza realizzata da Noemi Pittalà e Filippo Gonnella dal 26 al 29 agosto al Museo Belìce/EpiCentro della Memoria Viva. Il progetto affronta il rapporto fra comunità e acqua nella Valle del Belìce, tra siccità, memoria del fiume Belìce e presenza della Diga Mario Francese, attraverso pratiche visive, performative e grafiche.

Dal 13 settembre al 7 novembre, Silenzi d’Artista | Musica, Cinema e Arte Contemporanea attraverserà diversi luoghi della città, dall’Auditorium del MAC all’Auditorium della Chiesa di Quaroni fino al Teatro di Consagra. Il progetto nasce dall’intersezione fra ricerca visiva, cinema, performance e composizione musicale, in collaborazione con il Conservatorio di Palermo, la Nitsch Foundation, il Goethe-Institut, l’Istituto Francese e il Cervantes di Palermo.

Il 19 settembre, alle 20.30, arriva infine a Gibellina Regina José Galindo con Zona blu, in Via Alberto Burri/Piazza Joseph Beuys, a cura di Antonio Leone e Giulia Ingarao. La performance dell’artista guatemalteca si inserisce in un programma che utilizza il corpo come strumento di confronto con la memoria, il territorio e le tensioni politiche del presente.

Le mostre da non perdere fino all’autunno

Prima della chiusura del programma estivo restano visitabili, fino al 6 settembre, due progetti dedicati a Roberto Andò al Baglio di Stefano: l’installazione sonora e visiva Qui la vita non è altrove, realizzata con Mimmo Paladino e con la voce di Toni Servillo, e Autoritratto/Gibellina, curata da Vincenzo Trione, che ripercorre il rapporto dell’artista con la città.

Fino al 6 settembre è inoltre possibile incontrare le installazioni site-specific di Gibellina Photoroad 2026, con opere di Erik Kessels, Teresa Giannico, Stefano Cerio e Jacopo Di Cera, sotto la direzione artistica di Arianna Catania.

Il 20 settembre si conclude invece il percorso di Vialtria/Ricucire di Giorgio Andreotta Calò, all’ex Chiesa di Gesù e Maria. Realizzata in collaborazione con le maestranze locali dell’associazione Artensis, con la supervisione della maestra ricamatrice Maria Mercante e il sostegno della Fondazione Bonotto, l’opera prende avvio dal confronto con Alberto Burri per trasformare l’idea di ferita in una pratica di ricucitura del paesaggio.

Nello stesso giorno chiudono anche Il Mantello di Ludovico di Loredana Longo, alla Fondazione Orestiadi, e Prisenti, progetto curato da Cristina Costanzo ed Enzo Fiammetta, distribuito fra Baglio di Stefano, MAC e Museo Belìce/EpiCentro della Memoria Viva.

Fino al 27 settembre il MAC presenta invece Domestic displacement, a cura di Giulia Ingarao e Antonio Leone, con opere di Zehra Doğan, Anya Gallaccio, Regina José Galindo, Mona Hatoum, Paolo Icaro, William Kentridge, Anna Maria Maiolino, Shirin Neshat, Olu Oguibe, María Magdalena Campos-Pons, Amalia Pica, Mustafa Sabbagh, Santiago Sierra, Holly Stevenson e Akram Zaatari. La mostra affronta lo spostamento nelle sue diverse dimensioni, da quella geografica a quella identitaria e politica.

Sempre fino al 27 settembre è visitabile Il Cretto è casa mia, a cura di Nicolò Stabile, al MAC.

Verso la fine dell’anno

Il programma prosegue oltre settembre. Al MAC – Museo d’Arte Contemporanea “Ludovico Corrao”, fino al 29 novembre, under two sun di Sislej Xhafa, a cura di Andrea Cusumano, amplia ulteriormente la riflessione sulla relazione fra spazio espositivo, territorio e immaginario contemporaneo.

Fino al 31 dicembre restano invece aperte al Belìce/EpiCentro della Memoria Viva due mostre che proiettano il programma verso la conclusione dell’anno: Mummie di Philippe Berson, a cura di Gaetano Costa, realizzata in collaborazione con Riso – Museo Regionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Palermo, e Luce Residua di Rossana Taormina, a cura di Giuseppe Maiorana e Vito Chiaramonte.

A completare il sistema delle opere permanenti è 500 di Flavio Favelli, a cura di Cristina Costanzo, nell’area di Piazza XV Gennaio 1968.

Gibellina arriva così alla parte conclusiva del suo anno da Capitale con una formula che non coincide con quella, ormai consueta, della grande rassegna temporanea. Qui la mostra è solo una delle forme possibili dell’arte. Le opere abitano le architetture, attraversano il paesaggio, riattivano la memoria e, in alcuni casi, provano a modificarne la percezione. È proprio questa continuità fra produzione contemporanea e struttura urbana a rendere il progetto “Portami il futuro” particolarmente significativo: non un festival concentrato nel tempo, ma un processo che continua a interrogare la natura stessa di Gibellina come città d’arte.

Info

gibellina2026.it/

HESTETIKA ART Next Generation

Iscriviti
alla newsletter di Hestetika
[mc4wp_form id="21360"]