Allestimento mostra Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari | Foto Daniele Portanome

“Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari” alla Fondazione Luigi Rovati di Milano

Presentata alla Fondazione Luigi Rovati di Milano Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari, una mostra che racconta come, nell’Italia preromana, il contatto con il divino passasse attraverso l’acqua.

EtruschiVeneti_CourtesyFondazioneLuigiRovati_FotoDanielePortanome

La mostra propone un confronto inedito e peculiare sul ruolo fondativo dell’acqua nell’orizzonte del sacro e nello sviluppo di due grandi civiltà dell’Italia preromana, Etruschi e Veneti, nel corso del I millennio a.C. Mari, fiumi, sorgenti salutifere e acque termali sono gli ambienti privilegiati di contatto con il divino: spazi di guarigione spesso legati al mito e abitati da divinità, ma anche luoghi per la crescita della collettività, per il transito e per lo scambio culturale. Nella mostra emergono affinità e differenze tra Etruschi e Veneti: convergenze nelle scelte materiche, soprattutto terracotta e bronzo, e nelle pratiche votive, come le deposizioni in acqua e l’uso di oggetti miniaturistici o defunzionalizzati; divergenze nelle dimensioni monumentali e nei ricchi apparati decorativi fittili dei grandi santuari etruschi.

Il visitatore è accolto dalla grande scultura in terracotta della Thesan, divinità etrusca dell’Aurora, proveniente da Chianciano Terme (Museo Civico Archeologico delle Acque di Chianciano Terme): posto di fronte, il Disco di Montebelluna, proveniente dai Musei Civici di Treviso, introduce alla civiltà degli antichi Veneti. Sul disco in bronzo è raffigurata una figura femminile, identificata come la “Signora della Natura” e interpretata come la principale divinità dei Veneti. Circondata da simboli che rimandano alla sfera celeste e al mondo degli Inferi, la dea tiene una chiave, emblema del suo potere sulla vita umana, animale e vegetale, ma anche simbolo dell’accesso all’oltretomba e del ciclico rinnovarsi della natura.

La sezione Acque miracolose, allestita nelle tre cupole del Piano Ipogeo, è dedicata alle proprietà curative delle acque e ai rituali praticati presso sorgenti e luoghi termali dell’Italia antica. Il percorso riunisce testimonianze provenienti dall’Etruria – Vulci, Chianciano, Chiusi e Marzabotto – e dal Veneto – Montegrotto e Làgole di Calalzo.

Tra i reperti di particolare interesse figurano una grande ascia rituale in ferro con decorazione zoomorfa, rinvenuta nell’area sacra di Fucoli e conservata al Museo Civico Archeologico delle Acque di Chianciano Terme, e una selezione di simpula provenienti dal Museo Archeologico Cadorino. Questi mestoli in bronzo, utilizzati per le libagioni e per attingere le acque curative, sono tra gli oggetti più rappresentativi del santuario di Làgole di Calalzo. Dopo l’uso venivano ritualmente spezzati, separando la coppa dal manico, spesso inciso con dediche alle divinità in lingua venetica o latina.

Un nucleo di eccezionale rilievo è costituito da otto bronzi provenienti da San Casciano dei Bagni, testimonianza di pratiche mediche e rituali complessi legati all’acqua, alla divinazione e alla salute del corpo. La scoperta di una testa maschile votiva in bronzo, con un’iscrizione che riporta il nome “Fonte Calda” (Flere Havens in etrusco), ha inoltre aperto nuove prospettive sull’interpretazione del termine etrusco flere, al quale gli studiosi attribuiscono, accanto al significato di “nume”, anche quello di “fonte”.

La sezione Sacri approdi esplora il rapporto tra culto, navigazione e scambi culturali attraverso tre importanti centri dell’Italia preromana: Este, Pyrgi e Altino. A Este, il porto-santuario fluviale era legato al culto della dea Reitia, alla pratica della scrittura e alle attività femminili della filatura e della tessitura. Pyrgi, uno dei principali porti dell’Etruria sul Mediterraneo, testimonia lo stretto intreccio tra religione, commerci e potere politico. Altino, crocevia delle rotte adriatiche ed endolagunari, ospitava un santuario frequentato anche da genti straniere, dove il sacrificio del cavallo rivela il valore religioso di un animale centrale nella civiltà veneta.
A Pyrgi, l’acqua di una sorgente alimentava i pozzi monumentali utilizzati nelle pratiche rituali, successivamente colmati con offerte e materiali provenienti dal santuario. Tra i numerosi reperti esposti spicca un’elegante testa femminile votiva in terracotta, rinvenuta nel Pozzo Ovest del Tempio A e conservata all’Antiquarium di Pyrgi. La raffinata acconciatura e la collana restituiscono un’immagine della moda e del gusto dell’epoca.
Da Altino provengono numerosi bronzetti a forma di zampa equina, conservati al Museo Nazionale Atestino, e un significativo cippo lapideo iscritto con la figura di un lupo, in arenaria, datato al III-II secolo a.C. (Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna – Parco archeologico di Altino). L’iscrizione in venetico ricorda l’offerta al dio Altino da parte di Krumio Turens, uno straniero proveniente dall’Italia centrale, forse dall’Etruria. Il lupo, raffigurato con il muso rivolto a terra in un atteggiamento docile, è stato interpretato come simbolo dell’accoglienza dello straniero nella comunità veneta.

Il percorso si arricchisce di un ulteriore confronto con la Sardegna nuragica, attraverso un nucleo di bronzetti e ceramiche votive provenienti dal Museo Archeologico Nazionale di Cagliari. Tra la fine dell’età del Bronzo e la prima età del Ferro, l’acqua diventa il centro di nuovi luoghi di culto: pozzi e fonti sacre, spesso inseriti in complessi santuariali che riuniscono comunità diverse. Anche qui il rito si esprime attraverso l’offerta di oggetti: bronzetti figurati e navicelle, ex voto in terracotta. In una società attraversata da profonde trasformazioni, questi santuari diventano luoghi di aggregazione e di affermazione sociale, rivelando il legame tra acqua, sacralità e potere.

Ad accompagnare il percorso espositivo sono i disegni di Mauro Ceolin, bio-artista milanese (1963) che da oltre vent’anni intreccia arti visive e discipline scientifiche. Attraverso l’ingrandimento e l’isolamento di particolari degli oggetti esposti, i suoi interventi ne rivelano dettagli spesso difficili da cogliere, offrendo nuove possibilità di osservazione e interpretazione e favorendo l’accessibilità dei contenuti.

EtruschiVeneti_CourtesyFondazioneLuigiRovati_FotoDanielePortanome

Commenta Giovanna Forlanelli, Presidente della Fondazione Luigi Rovati: Con Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari proseguiamo il percorso di ricerca e valorizzazione delle civiltà dell’Italia antica. Il confronto tra Etruschi e Veneti ci permette di approfondire il ruolo dell’acqua non soltanto come elemento sacro, ma anche come risorsa legata alla salute, alla cura e alla vita delle comunità. Sono temi che attraversano la storia e che trovano una particolare corrispondenza nella visione della nostra Fondazione, da sempre attenta alle relazioni tra arte, cultura e benessere. L’edizione milanese, arricchita da nuove testimonianze e da uno sguardo sulla Sardegna nuragica, amplia questa prospettiva e offre al pubblico nuove occasioni per conoscere e interpretare il patrimonio archeologico dell’Italia antica.

Commenta Mariacristina Gribaudi, Presidente della Fondazione Musei Civici di Venezia: La prima parte di questo progetto espositivo, presentata a Palazzo Ducale tra marzo e settembre, non solo ha permesso alla Fondazione Musei Civici di Venezia di realizzare un’importante mostra dedicata all’archeologia etrusca e veneta, ma è stata anche il risultato di un importante lavoro di collaborazione tra istituzioni pubbliche e private, musei, soprintendenze e studiosi, e ha reso possibile la realizzazione di un percorso scientifico articolato e condiviso. Sono quindi particolarmente lieta che il progetto prosegua ora a Milano, negli spazi della Fondazione Luigi Rovati, con un percorso espositivo distinto e complementare. La collaborazione tra la Fondazione Musei Civici di Venezia e la Fondazione Rovati dimostra come il dialogo tra istituzioni consenta di approfondire temi di grande interesse e di continuare a portare a un pubblico sempre più ampio la conoscenza di un patrimonio archeologico di eccezionale valore.

Commenta Giulio Paolucci, co-curatore della mostra: La mostra in apertura al Museo d’Arte della Fondazione Luigi Rovati costituisce una nuova tappa che mette a confronto Etruschi e Veneti, accomunati dal culto delle acque. Accanto a materiali di grande interesse e oggetti d’uso rituali vengono esposte sculture di eccezionale bellezza come la statua di Thesan, divinità etrusca dell’Aurora, da Chianciano Terme, che darà il benvenuto a tutti i visitatori dell’esposizione.

Il progetto, realizzato in collaborazione con la Fondazione Musei Civici di Venezia e con il patrocinio del Ministero della cultura e dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici, è a cura di Giovanna Gambacurta, Laura Maria Michetti, Giulio Paolucci, Chiara Squarcina e Margherita Tirelli.

Exhibition View

Info

ETRUSCHI E VENETI
Acque, culti e santuari
14 ottobre 2026 – 10 gennaio 2027
 
Fondazione Luigi Rovati ETS
Corso Venezia 52, Milano
T. 02.38.27.30.01
www.fondazioneluigirovati.org

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