Conversazione sulla danza, sull’arte e non solo con BEATRICE CARBONE

Ho conosciuto Beatrice Carbone un paio di anni fa, forse tre ormai. Eravamo entrambe all’Arena di Verona, lei sul palco, io ovviamente giù, nel backstage prima e sui gradoni poi.

Ricordo che un pomeriggio, tra una prova e l’altra, ci siamo brevemente parlate al telefono, poi c’è stato un caffè (ok, per me era un succo di frutta con un toast, del resto io non avevo tutta questa necessità di mantenere la linea) e da lì è nata la nostra divertente amicizia.

Beatrice è figlia d’arte: la madre, la ballerina Iride Sauri, sarà la sua prima insegnante, mentre il padre, il coreografo Giuseppe Carbone, già primo ballerino, è stato direttore di importanti Corpi di ballo italiani, quali Scala di Milano, Opera di Roma, Fenice di Venezia e Regio di Torino. E proprio accanto al padre, oggi, Beatrice guida il settore coreutico della Scuola del Teatro Musicale di Novara.

Ma la gavetta non le è mancata: a quindici anni vince una borsa di studio per la Royal Ballet School di Londra e al contempo viene ammessa alla Scuola di ballo del Teatro alla Scala di Milano, dove si diplomerà brillantemente in soli tre anni. Entrata subito a far parte del Corpo di ballo scaligero, inizia ad interpretare importanti ruoli e a ventun anni viene promossa Solista dall’allora direttrice Elisabetta Terabust. Vince numerosi premi come giovane promessa della danza italiana, fra cui il “Premio Positano” e il “Premio Acqui Danza”. Tra i suoi partner sulla scena troviamo grandi nomi, come Maximiliano Guerra, Massimo Murru e Roberto Bolle. Partecipa in qualità di solista ospite a spettacoli e gala prestigiosi in importanti teatri internazionali, tra cui il Theatre du Capitole di Tolosa e l’Arena di Verona, appunto; prende quindi parte alle edizioni 2020 e 2021 della trasmissione “Danza con me” in onda il primo dell’anno su Rai 1 a fianco di Bolle.

Al suo ruolo di danzatrice via via affianca anche quello di insegnante, tenendo corsi, stage e masterclass in tutto il territorio nazionale e anche online, ovviamente, visti i tempi; è inoltre impegnata nella promozione di giovani stelle della danza e nell’organizzazione di spettacoli coreutici. Infine, nel 2020 dà vita al progetto “Movenze al Femminile”, un percorso di consapevolezza volto a risvegliare la parte femminile più profonda e autentica, ma spesso sopita in ciascuna donna, per raggiungere il benessere psicofisico grazie al connubio tra l’eleganza del movimento e l’energia stimolata dalle vibrazioni sonore, un percorso ideato insieme a Julia Nemes, naturopata specializzata in medicina energetica e biorisonanza.

Ecco in due parole, si fa per dire, la vita di Beatrice. O almeno una parte, quella più evidente. Ma se qualcuno mi chiedesse chi è Beatrice in poche parole, forse avrei qualche difficoltà nel trovare una definizione univoca che la possa descrivere appieno. Per questo abbiamo deciso di chiederlo direttamente a lei.

Ballerina solista del Teatro alla Scala, Ambasciatrice di Gentilezza, manager e organizzatrice di spettacoli di danza, insegnante… Quindi, chi è davvero Beatrice Carbone?

Chi è Beatrice Carbone veramente… bella domanda! Beatrice è l’insieme di tutto quello che hai descritto sopra: dentro di me convivono tante Beatrice, tutte molto creative, devo dire! Mi sento realmente un insieme di tante sfumature, che vanno da un estremo all’altro, dal bianco al nero e alla fine ne risultano mille colori diversi.

Nasci a Stoccolma ma cresci a Venezia, pensi che entrambe le città ti abbiano “donato” qualcosa o solo una delle due (in tal caso, quale)?

Anche questa domanda è molto importante per me, perché entrambe le città mi hanno dato tantissimo. A Stoccolma sono nata e lì ho vissuto nei miei primi due anni di vita e, ovviamente, non ho un ricordo di quel periodo; ad ogni modo, nonostante io sia una persona che non ama particolarmente i luoghi freddi, ho un amore viscerale per i paesi del Nord, ne sento come il richiamo, anche se purtroppo da diversi anni non abbia più avuto occasione di visitarli. Inoltre, ho una vera passione per le fiabe nordiche e le leggende vichinghe, per la storia di quei popoli. Sento di fatto che una parte del mio cuore è legata a quelle terre, anche senza averle veramente vissute. Come dicevo, quando ho compiuto due anni siamo tornati a vivere a Venezia, che è la mia città in tutto e per tutto.

Vieni da una famiglia di danzatori, mamma, papà, fratelli. Fin dai 18 anni, poi, hai fatto parte della grande famiglia della Scala, senza contare i tre anni di Accademia. Beatrice-sul-palco e Beatrice-giù-dal-palco sono quindi la stessa persona?

In effetti, nei primi anni della mia carriera Beatrice sul palcoscenico e Beatrice fuori dal teatro potremmo dire fossero due persone completamente diverse. Avevo un’identità molto forte come ballerina, che veniva dal rigore e dal senso di responsabilità imposto dalla disciplina stessa; del resto, venendo da una famiglia di danzatori vivevo la danza, dalle prove agli spettacoli, alla vita in teatro in maniera totalizzante. Spesso, infatti, in vista di uno spettacolo importante, il ruolo prendeva veramente tutta me stessa: mi portavo di fatto “il lavoro a casa”, ripassavo mentalmente le coreografie in ogni momento e, soprattutto, la sera a letto prima di dormire, piuttosto che sul divano dopo cena. Tuttavia, quando mi era possibile uscire e “staccare” un po’ dal mondo danza mi sentivo una persona completamente diversa: mi piaceva andare in discoteca, fare dei viaggi, assaporare tutto quello che la vita poteva darmi.

Oggi, invece, sento che le due Beatrice sono diventate molto di più una personalità sola: principalmente la Beatrice sul palcoscenico ha trovato un’altra sfumatura della danza, forse proprio perché mi avvicino alla fine della mia carriera scaligera – mi mancano due anni alla pensione – ed ho finalmente capito che cosa sia per me quest’arte, distaccandomi dal confronto con la difficoltà puramente tecnica, dalla ricerca della “perfezione” nell’esecuzione della coreografia e dal voler dimostrare la “bravura” durante uno spettacolo. Ora mi godo molto di più l’esperienza del palcoscenico! La danza per me è la musica e la meraviglia della creazione e dell’interpretazione, e ritrovo queste sfumature anche nella mia vita “giù dal palco”, perché tutta la mia esistenza sta diventando la mia “creazione” e provo un fortissimo senso di unione e di interconnessione con tutto quello che mi circonda, dalle persone alla natura, all’arte in generale.

Se non avessi intrapreso la carriera della ballerina, cosa pensi avresti fatto?

Se non avessi fatto la ballerina penso che avrei intrapreso una professione che avesse avuto a che fare con il disegno, il mio primo amore, come la stilista o l’illustratrice, o forse anche la scenografa… Da piccola disegnavo sempre a casa prima di andare a scuola di ballo: appena ho saputo impugnare la matita ho iniziato a disegnare e mi ci dedicavo ore ed ore! Poi, a un certo punto, è arrivata la danza che ha sostituito la matita…

Ti appartiene il mondo dello spettacolo dal vivo, dell’arte performativa ovviamente, ma quindi qual è oggi il tuo rapporto con le arti visive e con l’Arte in generale, oltre la danza?

Il mio rapporto con l’Arte è, come si può intuire, un rapporto di “famiglia”: l’arte è parte di me, della mia vita, del mio DNA; è, a mio avviso, l’unica cosa che può salvare l’essere umano, grazie alla sua capacità di trasportarti in una dimensione parallela, dove riesci ad innalzare il tuo umore, il tuo stato emotivo, le tue vibrazioni energetiche, puoi evadere e stare veramente bene… Ad esempio guardando un quadro, così come un balletto, puoi sognare… Ecco, forse la capacità più bella dell’Arte, di tutte le arti, è che ci permettono di sognare; sognare è fondamentale per l’essere umano e il sogno è perfetto perché è una nostra creazione. Nel dettaglio, poi, mi piacciono tantissimo scultura e pittura. Sono attratta dal colore e dalle immagini vivide. Adoro Klimt e Kandinskij, soprattutto, e gli impressionisti, Degas, Monet, Manet… Trovo, poi, che la danza si sposi benissimo con ogni altra forma d’arte e possa interpretarla ed accompagnarla, che essa sia una scultura, un quadro, una poesia…

Cosa significa per te la parola Cultura e come ne vedi il futuro concreto in Italia?

Voglio immaginare che il futuro della Cultura in Italia possa essere luminoso e felice, anche se chiaramente in questo preciso momento si fa davvero fatica ad immaginare il futuro di qualsiasi cosa… Ritengo che la Cultura sia un fondamento dell’essere umano e sia la via maestra della conoscenza e dell’apprendimento. Quindi sono sicura che, visto che l’Italia è fra i Paesi al mondo più ricchi di cultura, per la sua meravigliosa storia e per il suo inesauribile patrimonio, sia obiettivo di tutti, a partire dal nostro Governo, mantenere i massimi livelli di valorizzazione, tutela ed espressione della cultura italiana, al di là di qualsiasi crisi attuale, politica ed economica, cogliendone l’enorme potenziale quale risorsa per il rilancio del nostro Paese.

Tornando alla danza, qual è il tuo Ruolo d’elezione, quello con la R maiuscola, il tuo Partner e il tuo Coreografo?

Il mio Ruolo “del cuore” è senza dubbio Carmen, non perché sia il mio preferito a prescindere – perché in realtà ce ne sono anche molti altri che amo tantissimo – ma perché è quello che ho interpretato di più in assoluto, sia in termini di rappresentazioni che di versioni dei diversi coreografi con cui ho avuto modo di confrontarmi.
Il mio Partner del cuore è, ovviamente, Roberto Bolle, perché è stato sia il mio primo amore nella vita (ebbene sì, siamo stati fidanzati quando eravamo in Accademia), sia il mio primo partner sul lavoro; infatti, abbiamo affrontato insieme i primi Gala di balletto e, addirittura, insieme abbiamo presentato il lavoro di diploma alla Scala. È un partner incredibile! Ma c’è anche un altro ballerino con cui mi trovo benissimo ed è diventato il mio partner d’elezione: Mick Zeni, Primo Ballerino del Teatro alla Scala, con cui ormai da diversi anni a questa parte danzo in occasione di Gala e spettacoli oltre alla stagione scaligera.
Riguardo al Coreografo, anche qui è un po’ difficile stabilirne uno solo. Da una parte c’è mio padre, che è il primo di cui abbia ballato le coreografie: ricordo che a soli nove anni ho avuto la fortuna di esibirmi proprio in una coreografia di papà al Teatro Regio di Parma, dove impersonavo una bambolina all’interno di un’opera in cui tutti gli interpreti erano grandi professionisti; poi a tredici anni mi ha attribuito il ruolo della Fortuna nel suo Carmina Burana: è stata una grandissima esperienza, perché anche in quell’occasione ho avuto la possibilità di danzare accanto a professionisti strepitosi – tra cui anche mia madre – dai quali ho potuto imparare tantissimo! Dall’altra poi, nel mio cuore, c’è Mats Ek: con la sua Giselle mi ha, in un certo senso, “segnata”, perché il lavoro richiesto da quell’opera coreografica è stato talmente profondo, intenso e meraviglioso che per tutta la vita mi è rimasto “dentro”, nell’anima, nel corpo e nelle vene; ho ballato quel ruolo a 21 anni e, da lì, ho potuto beneficiare di quel lavoro per tutta la mia carriera. Infine, se possibile, aggiungerei anche il nome di Roland Petit, perché la sua Carmen ha dato una svolta davvero importante alla mia carriera.

Quanto conta la tua parte “spirituale” e come la decini nella tua vita e nella tua professione?

La parte spirituale è assolutamente fondamentale nella mia vita; lo è sempre stata e devo dire che, soprattutto nell’ultimo periodo, sta diventando ancora più importante. Ho sempre avvertito la necessità di nutrire l’anima, oltre al corpo, e ora che ho un po’ più tempo libero ho iniziato a praticare la meditazione e a seguire corsi che mi avvicinano molto di più alla cura dell’anima, al suo nutrimento; un’attenzione che inevitabilmente si declina poi in tutta la mia vita, a partire dalla mia professione. Senza dubbio, ora, quando ballo ho la possibilità di accedere a sensibilità maggiori rispetto a prima.

Cosa significa per te Gentilezza?

La gentilezza è una parte fondamentale della mia vita e del mio essere, essendo già di per sé gentile la danza classica… Per me significa “accogliere”: accoglienza con cuore aperto e sincero nei confronti di tutti, di chi ha bisogno e anche di chi non ha bisogno. Poi, ad agosto scorso sono stata insignita del titolo di Ambasciatrice di Gentilezza nell’ambito del movimento Italia Gentile promosso dall’esperto internazionale di scienze del benessere Daniel Lumera. Lumera, insieme alla scienziata di Harvard Immaculata De Vivo, nel libro “Biologia della Gentilezza” ha illustrato, supportato da evidenze scientifiche, come valori quali perdono, gratitudine, gentilezza, felicità e ottimismo possano generare importanti effetti benefici in termini di longevità e qualità della vita nel singolo individuo, così come nella società. Un titolo, quello di Ambasciatrice, che mi vede quindi impegnata a divulgare attivamente il valore della gentilezza in tutta Italia, declinandolo poi nella danza!

E Femminilità?

La femminilità è un territorio vastissimo che sto esplorando particolarmente in questo momento grazie al percorso che ho creato con la naturopata Julia Nemes e che si chiama proprio “Movenze al Femminile”, volto a raggiungere l’equilibrio armonico tra anima, corpo e mente e a far emergere la femminilità spesso sopita o trascurata in ciascuna donna, grazie all’unione tra il movimento e le frequenze sonore. La femminilità, quindi, ritengo sia quel linguaggio che non abbia bisogno di parole per esprimersi, ma che possa emergere naturalmente quando stiamo bene e siamo in equilibrio con noi stesse, in quanto parte di noi. E devo dire che il metodo di Movenze al Femminile ne sta dando prova: le nostre allieve stanno infatti raggiungendo risultati meravigliosi!

I tuoi progetti futuri?

Sono tantissimi! In primis, lo sviluppo di Movenze al Femminile con un percorso dedicato all’universo maschile. Poi ovviamente tanti altri, ancora in fase progettuale, per cui per scaramanzia ne parleremo più avanti…

Per concludere, tra poco sarà il tuo compleanno: quale desiderio esprimerai?

L’unico desiderio che mi sento di esprimere in questo momento è che tutta la mia famiglia possa godere di buona salute il più possibile!

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