Art Basel affida la curatela della terza edizione di Zero 10 all’artista Trevor Paglen e al digital strategist Eli Scheinman.
Un debutto del progetto nella sua sede svizzera con un formato ampliato e una chiara ambizione sistemica: consolidare l’arte digitale come asse strutturale della fiera, non più margine sperimentale.
L’edizione 2026, in programma dal 17 al 21 giugno a Messeplatz, con preview il 16, si inserisce all’interno dell’Event Hall accanto ad Art Basel Conversations. Zero 10, piattaforma dedicata alle pratiche artistiche dell’era digitale, arriva così nel cuore operativo della manifestazione, con 20 espositori e una configurazione che supera il modello tradizionale dello stand espositivo.
Il progetto si articola attorno al tema curatoriale “The Condition”, scelto da Paglen e Scheinman per indagare la condizione contemporanea tra proliferazione di immagini computazionali, intelligenza artificiale e sistemi di automazione percettiva. Un’impostazione che mette in relazione linguaggi storici e pratiche attuali della media art, dalla generazione algoritmica alle estetiche native del web.
Noah Horowitz, CEO di Art Basel, definisce Zero 10 come un passaggio strategico nella ridefinizione del pubblico della fiera: digitale, interconnesso, culturalmente mobile. L’operazione viene presentata come un’evoluzione strutturale, non come una sezione tematica.
Paglen insiste sulla continuità storica delle pratiche computazionali, leggendo il digitale come un medium autonomo sviluppatosi in più decenni di sperimentazione artistica. Scheinman sottolinea invece la necessità di consolidare una piattaforma stabile capace di tenere insieme istituzioni, gallerie e comunità digitali.
Tra i partecipanti figurano alcune delle principali gallerie internazionali, tra cui Hauser & Wirth, Marian Goodman Gallery, Andrew Kreps Gallery, Almine Rech, Esther Schipper e Sprüth Magers, affiancate da realtà attive nel campo dell’arte digitale come Art Blocks, bitforms gallery, Gazelli Art House e HEK (Haus der Elektronischen Künste).
Il progetto si sviluppa attraverso 16 presentazioni individuali e 4 stand condivisi, con un taglio che intreccia ricerca storica e produzione contemporanea. Tra le opere in evidenza, “Green Screen” di Hito Steyerl mette in relazione sistemi biologici e infrastrutture digitali attraverso un’installazione che combina LED, piante vive e immagini generate da IA, mentre Avery Singer riflette sulle economie speculative legate alle criptovalute con “Shit Coin Maxi”.
Andreas Gursky, con “Ocean V”, continua invece la sua indagine sulla percezione satellitare del paesaggio globale, trasformando l’oceano in una superficie astratta osservata dall’alto, tra cartografia, geopolitica e crisi climatica.
La presenza di figure storiche come Vera Molnar, tra i primi artisti a integrare il calcolo algoritmico nella produzione visiva, introduce una dimensione genealogica che rafforza la lettura di Zero 10 come dispositivo critico oltre che espositivo.
Nel complesso, la piattaforma si configura come un’espansione coerente della strategia di Art Basel: non un’area tematica, ma un’infrastruttura permanente di confronto tra mercato, istituzioni e culture digitali.
TALK
La settimana di Zero 10 ad Art Basel 2026 è affiancata da una serie di Conversations e programmi che ampliano il formato dell’iniziativa oltre il tradizionale modello dello stand, offrendo ai collezionisti la possibilità di confrontarsi con le narrazioni digitali a diversi livelli di accesso.
Curati da Trevor Paglen ed Eli Scheinman, tre panel dedicati rientrano nel programma più ampio delle Conversations di Art Basel a Basilea:
Mercoledì 17 giugno – “How’re You Supposed to Pay the Rent These Days?”
Auriea Harvey, Rafael Lozano-Hemmer, Tyler de Will (0xDEAFBEEF)
Giovedì 18 giugno – “Barbarians at the Gates! Let Them In!(?)”
Erick Calderon (Snowfro), Natasha Degen, Tina Rivers Ryan
Venerdì 19 giugno – “Art Without Artists, Texts Without Authors, Goddamn Algorithms Everywhere”
Aris Dean, Josh Kline, Hari Kunzu




