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Georg Baselitz Eroi d’Oro alla Fondazione Giorgio Cini a Venezia

La scomparsa di Georg Baselitz, avvenuta a ridosso dell’apertura di Eroi d’Oro presso la Fondazione Giorgio Cini, trasforma inevitabilmente questa mostra in un evento postumo di densità ontologica.

Georg Baselitz
Hält sich in der Mitte auf , 2025
Oil and gold paint on canvas
300 x 215 cm (118,11 x 84,65 in)
(GB 3023)
© Georg Baselitz
2026
.Photo: Stefan Altenburger
Courtesy Thaddaeus Ropac gallery

Curata da Luca Massimo Barbero in partnership con Thaddaeus Ropac, l’esposizione non si limita a occupare lo spazio lagunare in concomitanza con la 61ª Biennale di Venezia; essa agisce come una riformulazione radicale della dialettica tra figura e fondo. Baselitz, che ha costruito una carriera sulla decostruzione dell’immagine e sul ribaltamento assiale, approda qui a una sintesi estrema dove la materia aurica non è più ornamento, ma un dispositivo di sottrazione spaziale.

L’oro assorbe lo spazio, assorbe le ombre, assorbe la spazialità […]. E sopra tutto questo, solo un disegno, come su un foglio di carta, un disegno di nudo […] il più raffinato che sono riuscito a realizzare».

I piani dorati che costituiscono lo sfondo delle opere esposte, grazie alla loro riflessività, non offrono alcuna illusione di profondità, creando una piattezza che ricorda le icone medievali o gli sfondi dorati delle opere del pittore rinascimentale nordico Stefan Lochner.

I corpi dipinti da Georg Baselitz, eseguiti con linee nette, giacciono nudi su questi sfondi come se fluttuassero sulle loro superfici, resi attraverso un approccio che eredita il disegno al tratto. Essi includono autoritratti più grandi del naturale, nonché numerose rappresentazioni della moglie dell’artista, Elke, sua compagna di vita e modella ricorrente nelle sue opere. Realizzati con vernice nera diluita che ricorda l’inchiostro, questi ritratti spettrali richiamano i ritratti di Hokusai e la calligrafia giapponese.

Diverse tele incorporano pennellate spesse e viscose che si concentrano sulle figure, associando più colori per ottenere un effetto marmorizzato e variegato:

Piccole citazioni, che mi piace chiamare “de Kooning” e “de Kooning-nel-posto-sbagliato”: un’azione arbitraria e improvvisa con un pennello e una spatola nei colori di de Kooning da qualche parte all’interno o accanto alla figura», spiegava Baselitz. Facendo emergere i corpi delicati dalle tele, le pennellate vivaci sembrano richiamare l’affermazione di Willem de Kooning secondo cui «la carne è la ragione per cui è stata inventata la pittura a olio».

I fondi dorati conferiscono alle opere esposte un aspetto lussureggiante e delicatamente speculare, animato da giochi di luce, e richiamano la lunga tradizione di Georg Baselitz di incorporare questo colore nei suoi dipinti e rilievi murali. Le sue prime opere su fondo dorato della metà degli anni ’90 hanno introdotto una planarità simile alla carta da parati, assumendo «motivi e ornamenti come soggetto a sé stante», come ha osservato la rinomata storica dell’arte ed ex curatrice del Guggenheim, Diane Waldman. Questa esplorazione della superficie ha coinciso con la nuova pratica dell’artista di dipingere su tele così grandi da poterle stendere sul pavimento, spostando la sua attenzione verso la presenza materica esplosioni di colore a impasto.

I piani dorati che costituiscono lo sfondo delle opere esposte, grazie alla loro riflessività, non offrono alcuna illusione di profondità, creando una piattezza che ricorda le icone medievali o gli sfondi dorati delle opere del pittore rinascimentale nordico Stefan Lochner. I corpi dipinti da Georg Baselitz, eseguiti con linee nette, giacciono nudi su questi sfondi come se fluttuassero sulle loro superfici, resi attraverso un approccio che eredita il disegno al tratto. Essi includono autoritratti più grandi del naturale, nonché numerose rappresentazioni della moglie dell’artista, Elke, sua compagna di vita e modella ricorrente nelle sue opere. Realizzati con vernice nera diluita che ricorda l’inchiostro, questi ritratti spettrali richiamano i ritratti di Hokusai e la calligrafia giapponese. Diverse tele incorporano pennellate spesse e viscose che si concentrano sulle figure, associando più colori dei suoi dipinti. Questi primi esperimenti sono all’origi ne del trattamento innovativo della materialità e della superficie che si ritrova nella serie più recente di Baselitz. A testimonianza del suo incessante impulso a sperimentare e a mettere alla prova e riprovare la propria storia attraverso la sua caratteristica autoreferenzialità, nelle opere esposte alla Fondazione Giorgio Cini l’artista dà nuova forma alle preoccupazioni che sono al centro della sua produzione artistica. In questi nuovi lavori, alcuni dei quali misurano fino a quattro metri e mezzo di altezza, Baselitz estende la sua lunga esplora zione della monumentalità a un registro quasi architettonico. A questa scala, l’oro non si limita più ad attivare la superficie, ma avvolge lo spettatore, trasformando il luccichio ottico dei dipinti in un’esperienza spaziale. «L’oro doveva essere neutro», spiega, «un colore così dominante da non disturbare ma decorare il disegno».

L’approccio curatoriale di Barbero evidenzia con lucidità questo “registro architettonico” del tardo stile di Baselitz. Il titolo stesso, Eroi d’Oro, attiva un cortocircuito temporale con la serie dei Die Helden del 1965. Se allora l’eroe era una figura tragica, lacerata e immersa nel fango della storia, oggi l’eroe di Baselitz è un’ombra che accetta la propria dissoluzione nella luce. Non c’è traccia di nostalgia, né cedimento alla decorazione fine a se stessa. L’oro, secondo l’artista, doveva essere “neutro”, un pretesto per esaltare l’umiltà del disegno. In questa solitudine marmorea, l’esposizione si configura come un esercizio di resistenza metafisica: la pittura non descrive più il mondo, ma definisce lo spazio in cui la figura può, finalmente, cessare di lottare e limitarsi ad apparire.

È una fenomenologia dell’essenziale che chiude, con una durezza adamantina, uno dei capitoli più significativi dell’arte europea del secondo dopoguerra.

EXHIBITION VIEW

INFO

Georg Baselitz
Eroi d’Oro
Fondazione Giorgio Cini, Venezia
5 maggio — 27 settembre 2026

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