In occasione del 75° anniversario del Southbank Centre, la Hayward Gallery di Londra ha dedicato ad Anish Kapoor una delle più ampie e ambiziose esposizioni degli ultimi anni.
Aperta dal 16 giugno, la mostra ripercorre oltre quattro decenni di ricerca di un artista che ha ridefinito il linguaggio della scultura contemporanea, trasformando la materia in esperienza sensoriale e lo spazio espositivo in un territorio di interrogazione percettiva.
Da sempre interessato ai limiti della visione e alle tensioni tra presenza e assenza, Kapoor costruisce opere che sfuggono a una lettura univoca. Cavità che sembrano inghiottire lo sguardo, superfici specchianti che deformano il reale, masse monumentali sospese tra gravità e illusione: il suo lavoro continua a porre una domanda essenziale su come percepiamo il mondo e sul rapporto tra il corpo e lo spazio che lo circonda.

Fulcro dell’esposizione sono tre installazioni monumentali che occupano interamente alcune sezioni della Hayward Gallery, alterandone radicalmente l’architettura. Una gigantesca membrana gonfiata in PVC invade una sala alta sei metri, trasformandola in un organismo pulsante che modifica la percezione delle proporzioni e della distanza. In un altro ambiente, una presenza oscura e montuosa emerge sopra un vasto paesaggio rosso, generando una tensione quasi apocalittica tra materia e vuoto. A dominare il percorso è inoltre Mount Moriah at the Gate of the Ghetto (2022), una struttura imponente che sfida la gravità discendendo dal soffitto fino a sfiorare il pavimento, come un corpo sospeso in uno stato di inquietante equilibrio.
L’esposizione mette in evidenza uno degli aspetti più radicali della ricerca di Kapoor: la manipolazione della percezione. Le celebri opere “void”, apparentemente prive di profondità eppure capaci di attrarre lo sguardo verso uno spazio indefinibile, dialogano con le sculture realizzate mediante Vantablack, il materiale nanotecnologico che assorbe quasi totalmente la luce. Di fronte a queste superfici il volume sembra dissolversi, la tridimensionalità collassa e l’oggetto si trasforma in una presenza enigmatica che sfugge alla comprensione immediata.
All’esterno, sulle terrazze della Hayward, una serie di grandi sculture in acciaio lucidato prolunga l’esperienza percettiva. Le superfici specchianti catturano il paesaggio urbano, il cielo e i visitatori stessi, restituendo immagini deformate che oscillano tra riconoscimento e spaesamento. Kapoor trasforma così il pubblico in parte integrante dell’opera, rendendo instabile ogni certezza visiva.
A completare il percorso, una selezione di dipinti e sculture realizzati nell’ultimo decennio rivela il lato più corporeo e perturbante della sua produzione. Silicone, resina e pigmenti danno forma a superfici lacerate, aperture organiche e masse che evocano anatomie interne. Non si tratta di una rappresentazione del corpo, ma di una riflessione sulla vulnerabilità della materia e sull’impatto psicologico delle immagini contemporanee. In un’epoca segnata dalla continua esposizione alla violenza mediatica, Kapoor invita a confrontarsi con ciò che normalmente viene rimosso o relegato ai margini della visione.
Più che una retrospettiva, la mostra londinese si configura come un’immersione totale nell’universo di un artista che continua a mettere in crisi le categorie tradizionali della scultura. Tra attrazione e disorientamento, monumentalità e vuoto, Kapoor costruisce un percorso che non offre risposte ma amplifica le domande. Ed è proprio in questa sospensione, in questo spazio ambiguo tra ciò che vediamo e ciò che crediamo di vedere, che la sua opera conserva ancora oggi tutta la sua forza.
INFO
ANISH KAPOOR
Hayward Gallery
Southbank Centre
Belvedere Road, London SE1 8XX, UK
16 June – 18 October 2026
www.southbankcentre.co.uk/




