A Fondazione Pistoletto Cittadellarte l’arte continua a rifiutare il recinto della contemplazione per trasformarsi in infrastruttura sociale.

Con l’inaugurazione di Arte al Centro 2026, la rassegna giunta alla ventottesima edizione e inserita nel programma del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2026 promosso da ASviS, la Fondazione fondata da Michelangelo Pistoletto ha riaffermato una traiettoria che da quasi trent’anni intreccia arte, partecipazione e trasformazione collettiva.
Per un’intera giornata gli spazi dell’ex lanificio biellese si sono animati di mostre, talk e attività gratuite, ribadendo la natura profondamente ibrida di Cittadellarte: museo del contemporaneo, laboratorio politico e piattaforma di coprogettazione. Non un semplice centro espositivo, ma un organismo vivo che continua a interrogare il rapporto tra cultura e responsabilità pubblica.
Il tema scelto per questa edizione, l’accoglienza, è stato affrontato come pratica civile prima ancora che simbolica. Accoglienza come possibilità concreta di ascolto, convivenza e ridefinizione delle comunità. A questo si è affiancata una riflessione sul turismo inteso non come consumo del territorio ma come esercizio di consapevolezza. Un doppio asse che ha attraversato l’intera programmazione e che riflette la visione di Cittadellarte: usare l’arte come dispositivo capace di incidere sul reale.
In questa prospettiva si inseriscono le due principali novità presentate durante l’opening. Da una parte Hotel Cittadellarte, definito un “dispositivo artistico” abitabile, in cui camere d’autore e percorsi espositivi diffusi ridefiniscono l’idea stessa di ospitalità culturale. Dall’altra Terme Culturali, progetto immersivo rivolto a gruppi e aziende che trasferisce nel campo della creatività partecipata il lessico della cura e del benessere, immaginando l’esperienza artistica come pratica rigenerativa per la mente.
Tra i momenti centrali della giornata anche la consegna del Minimum Prize 2026 a Giorgio de Finis e al MAAM – Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz, riconoscimento istituito nel 2001 per sostenere esperienze in grado di produrre impatto sociale attraverso l’arte. La motivazione ha definito il MAAM un caso emblematico europeo di convivenza tra pratiche artistiche, diritto all’abitare e progettazione civica.
Nato all’interno dell’ex salumificio Fiorucci di via Prenestina a Roma, il museo ha costruito negli anni una forma radicale di cittadinanza culturale, coinvolgendo artisti, abitanti, attivisti e comunità locali in un processo di co-creazione permanente. Durante la presentazione è stato inoltre ricordato il recente piano del Comune di Roma per la realizzazione di nuove abitazioni popolari destinate agli abitanti di Metropoliz e la futura trasformazione del MAAM in spazio espositivo istituzionale.
“Il MAAM ha operato fuori da ogni logica economica”, ha dichiarato Giorgio de Finis, ricordando come il progetto sia nato “sulla logica del dono” e abbia trasformato una battaglia per il diritto all’abitare in un’esperienza culturale e politica riconosciuta a livello internazionale. Parole che hanno trovato continuità nell’intervento di Paolo Naldini, direttore di Cittadellarte, che ha definito l’arte una necessità vitale in un presente segnato da profonde crisi sistemiche e dall’urgenza di nuove forme collaborative di convivenza.
Con Arte al Centro 2026, visitabile fino al 31 dicembre, Cittadellarte conferma così una posizione ormai rara nel panorama contemporaneo: fare dell’arte non il commento estetico del presente, ma un esercizio concreto di trasformazione pubblica. Un cantiere aperto dove sostenibilità, cultura e impatto sociale cessano di essere compartimenti separati e diventano parte della stessa grammatica civile.





