Veduta della mostra_Giacomo Balla. Lo stile dell'avanguardia. Opere dalle Collezioni Biagiotti Cigna_Ph Mart Rovereto, Jacopo Salvi, 2026

Giacomo Balla al Mart di Rovereto: la collezione Laura Biagiotti in mostra

Il Mart di Rovereto presenta per la prima volta in Italia una delle maggiori collezioni private monografiche al mondo: la raccolta completa di opere di Giacomo Balla appartenenti alla Collezione Laura Biagiotti e alla Fondazione Biagiotti Cigna.

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Tra dipinti, disegni, arredi, oggetti e abiti, 240 opere dialogano con selezionate tele e materiali d’archivio del museo di Rovereto. In mostra anche il coloratissimo Genio Futurista, la più grande opera realizzata da Balla.
Con questo progetto il Mart e Biagiotti celebrano un’utopia divenuta forma. Un viaggio alla riscoperta di quella forza visionaria e contagiosa che ha segnato l’alba della modernità italiana.

Esattamente 40 anni fa, nel 1986, la stilista e imprenditrice Laura Biagiotti visitò una mostra alla Galleria Chimera di Roma che presentava opere di Giacomo Balla e delle figlie Elica e Luce. Da quel momento, fino alla scomparsa nel 2017, Laura Biagiotti acquisì e valorizzò con continuità e passione le opere di Giacomo Balla, divenendo, insieme al marito Gianni Cigna, la sua maggiore collezionista privata.

Le opere raccolte nel primo decennio, precisamente fino al 1996, anno della scomparsa del marito, appartengono oggi alla Fondazione Biagiotti Cigna che garantisce l’integrità e la memoria di un collezionismo illuminato, di un mecenatismo generoso.

Memorie ed affetti che sono state mantenute e promosse attraverso ulteriori esposizioni e acquisizioni di opere di Giacomo Balla facenti parte della Collezione Laura Biagiotti.
Un’attività di mecenatismo e filantropica che prosegue grazie all’impegno della figlia Lavinia Biagiotti Cigna, al timone dell’azienda di famiglia.

Ad occuparsi delle opere di Balla per la famiglia Biagiotti è il direttore artistico della Fondazione, il professor Fabio Benzi, che cura insieme a Beatrice Avanzi, responsabile dell’ufficio mostre del Mart di Rovereto, la grande mostra Giacomo Balla. Lo stile dell’Avanguardia, dal 16 maggio al 18 ottobre.

Per la prima volta in Italia nella sua interezza, la presentazione del nucleo di opere “Balla/Biagiotti” a Rovereto non è casuale. Il progetto corrisponde precisamente alla vocazione del Mart, consolidando una continuità narrativa che vede nel museo trentino il luogo d’elezione per la valorizzazione dell’avanguardia futurista.

Le opere della Collezione Laura Biagiotti e della Fondazione Biagiotti Cigna dialogano con un patrimonio da sempre rivolto all’approfondimento delle vicende italiane del XX secolo, con particolare attenzione al futurismo e all’opera di Fortunato Depero, il cui lascito ha dato origine al museo stesso. Inoltre, questa sinergia sottolinea l’impegno costante del Mart nel tessere dialoghi tra collezionismo privato e pubblico, con l’obiettivo di valorizzare significativi patrimoni culturali.

“Noi futuristi, Balla e Depero, vogliamo realizzare questa fusione totale per ricostruire l’universo rallegrandolo, cioè ricreandolo integralmente. Daremo scheletro e carne all’invisibile, all’impalpabile, all’imponderabile, all’impercettibile. Troveremo degli equivalenti astratti di tutte le forme e di tutti gli elementi dell’universo, poi li combineremo insieme, secondo i capricci della nostra ispirazione, per formare dei complessi plastici che metteremo in moto”

Ricostruzione futurista dell’universo, 1915

L’intuizione di Laura Biagiotti ha permesso di raccogliere il nucleo più consistente di opere di Giacomo Balla, dagli esordi divisionisti alle opere astratte, dai bozzetti agli arredi, passando per le grandi tele e i disegni. Laura Biagiotti fu anche la prima a riconoscere il valore delle opere figurative realizzate da Balla negli anni Trenta, fino ad allora poco valorizzate. Appassionata studiosa dell’artista, molto attenta al suo processo creativo e rispettosa delle sue idee, Biagiotti colse in Balla la coerente e costante attenzione alla moda e al suo ruolo nella cultura di massa e nei linguaggi della comunicazione.

Se nel 1915, insieme all’amico Depero, Balla teorizzò la celebre Ricostruzione futurista dell’universo, il Vestito antineutrale di Balla è dell’anno precedente.
Vero e proprio manifesto della moda futurista, il manoscritto originale fu acquistato da Laura Biagiotti ed è oggi presente in mostra insieme al manifesto della Ricostruzione, appartenente ai fondi del Mart.
Entrambi questi pilastri teorici segnano il passaggio del movimento futurista da semplice corrente artistica a vero e proprio stile di vita, alla ricerca dell’arte totale.
Con l’intenzione di abbattere le gerarchie tra le arti, Balla trasferisce ben presto il suo repertorio artistico – i cunei e i vortici delle “velocità d’automobile”, gli arabeschi astratti degli “stati d’animo” – dalla pittura all’arredo e agli oggetti; con le stesse forme tratta mobili, suppellettili e costume, trasformando l’ordinaria quotidianità con il suo dinamismo.

Appartiene al nucleo di opere della collezione Laura Biagiotti anche il Genio futurista, la più grande opera mai realizzata da Balla: un coloratissimo olio su tela d’arazzo, ampio circa 4 metri e alto quasi 3 metri. Del 1925, fu presentato a Parigi in occasione dell’Esposizione universale di arti decorative e industriali moderne.
In mostra anche oggetti, mobili, arazzi, paralumi; studi per sciarpe, cravatte, cappelli, ricami; testimonianze di una produzione che ha impegnato l’artista per tutta la vita. Un laboratorio creativo senza limiti che ha ispirato le grandi avanguardie europee, come il Bauhaus.

A cura dello studio torinese Officina delle Idee, l’allestimento accoglie il pubblico con una suggestiva sala introduttiva nella quale campeggiano grafiche colorate e geometrie semplici, ispirate alle opere di Balla. Tra gigantografie, grafiche, apparati didascalici e testi a parete, il percorso cronologico è suddiviso in cinque sezioni tematiche: Divisionismo, Futurismo, La moda futurista, Ricostruzione futurista dell’universo, Una nuova figurazione moderna. Fanno da contrappunto i corner colorati e dinamici dedicati all’arte totale nei quali trovano collocazione mobili e oggetti.

“Ho mutuato da mia madre Laura la passione per il futurismo e per Giacomo Balla, per i colori e le forme energizzanti, per le geniali intuizioni avanguardiste.
La ricostruzione futurista dell’universo passa attraverso la creatività, non solo attraverso la tecnologia, e suggerisce un nuovo atteggiamento, creativo, dinamico e fiducioso.
Per disegnare il futuro, ogni giorno”

Lavinia Biagiotti Cigna

Per Biagiotti, il rapporto tra arte e moda non si configura come semplice dialogo tra linguaggi, ma come convergenza originaria di visione.
Fin dall’intuizione fondativa di Laura Biagiotti, la moda è stata intesa come forma culturale complessa, capace di assorbire e rielaborare le tensioni del proprio tempo, traducendole in segni, materie e costruzioni. Dall’ispirazione alla tutela di opere e monumenti, arte e moda intrecciano dialoghi, sensibilità e visioni, in un campo di ricerca aperto, fertile, ancora oggi in evoluzione.

Il connubio arte-moda si è progressivamente affermato come una delle forme più significative della cultura contemporanea, trovando una prima, radicale espressione nel Futurismo. Nell’opera di Giacomo Balla — e nella “ricostruzione futurista dell’universo” elaborata con Fortunato Depero — prende forma una visione in cui l’estetica investe integralmente la vita, anticipando dinamiche che attraverseranno l’arte del secondo Novecento.
In questo contesto, la moda diventa parte attiva di un progetto culturale: Balla stesso la interpreta come gesto creativo e comportamentale, capace di trasmettere energia, dinamismo e proiezione verso il futuro — come testimonia, in forma esemplare, l’invenzione del “modificante”, dispositivo mobile e trasformativo che introduce nell’abito una dimensione nuova, ludica e vitale.

L’idea di “arte totale” — volta a superare le gerarchie tra le arti e a restituire unità all’esperienza estetica — trova nel percorso Biagiotti una continuità autentica: non come citazione, ma come pratica. La costruzione delle collezioni Balla si configura così come atto di pensiero, prima ancora che di conservazione: un dispositivo culturale attraverso cui il passato viene interrogato e riattivato nel presente.

In questo orizzonte, il mecenatismo assume il valore di una responsabilità attiva: non solo tutela del patrimonio, ma generazione di contesti, relazioni e nuove possibilità di senso. La moda, lungi dall’essere ancillare, si afferma come uno dei suoi strumenti più efficaci, capace di rendere tangibile e condivisibile ciò che nasce come intuizione artistica. Come l’arte, essa è in continuo movimento ed evoluzione, e ogni collezione si arricchisce di nuove idee, suggerendo una costante messa a fuoco del futuro prossimo.

La collezione Primavera-Estate 2026, The Art of Fashion, si inserisce in questa traiettoria come espressione compiuta di un pensiero in atto: ispirata al dinamismo luminoso della farfalla di Balla, ne assume il valore simbolico di metamorfosi, traducendo in forma la tensione tra leggerezza e costruzione, tra movimento e permanenza.
Disegnare il futuro, in questa prospettiva, non significa anticipare il tempo, ma abitarlo con consapevolezza. La moda — memoria e futuro, radici e ali — è chiamata a farsi linguaggio universale e strumento di educazione al bello e alla qualità della vita, contribuendo a un ri-orientamento etico in cui estetica e sostenibilità trovino una nuova convergenza.

EXHIBITION VIEW

INFO

GIACOMO BALLA. LO STILE DELL’AVANGUARDIA
OPERE DALLE COLLEZIONI BIAGIOTTI CIGNA
A cura di Beatrice Avanzi e Fabio Benzi
Mart, Rovereto 16 maggio ― 18 ottobre 2026


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