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LIMONA(R)TE dialoghi possibili tra storia e futuro Costantino D’Orazio incontra Vicente Todolí alla Fondazione Merz

La Fondazione Merz, nell’ambito del progetto ZACentrale Palermo, propone un incontro martedì 6 febbraio 2024 tra Vicente Todolí e Costantino D’Orazio, in occasione dell’uscita di Citrus: a journey through history and art, il volume scritto da Salvador Zaragoza.

L’incontro si propone di analizzare il ruolo delle fondazioni d’arte rispetto ai luoghi e alle comunità che le ospitano e agli interrogativi che pongono o raccolgono. Un incontro dove temi quali storia, tradizione, innovazione e sostenibilità trovano un ampio e sorprendente spazio nei territori dell’arte e della creatività.

BIOGRAFIE

Vicente Todolì (Valencia, Spagna 1958) è direttore artistico di Pirelli HangarBicocca dal 2013. Dal 1989 al 1996 è stato direttore artistico dell’IVAM (Istituto Valenciano de Arte Moderno). Dal 1996 al 2003 ha diretto la Fundação de Serralves di Porto. Nel 2003 viene nominato direttore della Tate Modern di Londra, ruolo che mantiene fino al 2010. Nel corso della sua carriera ha curato numerose mostre, tra cui una sezione della Biennale di Venezia del 1997 (diretta da Germano Celant) e mostre personali di artisti come Gary Hill, James Lee Byars, Franz West, Mario Merz, Pedro Cabrita Reis, Roni Horn, Hamish Fulton, Richard Hamilton, Fischli & Weiss, Cildo Meireles, Sigmar Polke, Robert Frank e molti altri.
Todolì ha fatto parte di numerosi Advisory Board e Comitati Scientifici come: Centro Reina Sofia, ICA di Amsterdam, Carnegie International (Pittsburgh), Manifesta International Art Foundation (Rotterdam) e Serralves Mususeum (Porto). Attualmente è membro del Comitato Scientifico della Fondazione Merz (Torino) e della Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT (Torino). Attualmente è presidente del Centro BotÍn (Santander) e consulente artistico della Collezione Inelcom (Madrid).

Costantino D’Orazio (Roma, 1974) è storico dell’arte e scrittore. Da oltre vent’anni racconta ed esplora l’arte italiana attraverso pubblicazioni, conferenze e mostre in siti storici della Città Eterna. Da gennaio 2024, ricopre la carica di direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia.
È stato curatore presso il MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma. Ha curato numerose mostre nelle quali ha messo in dialogo l’Arte Antica e l’Arte Contemporanea, in particolare all’interno di luoghi storici ed istituzionali a Roma e in Italia. Giornalista, collabora con RAI 3, Rainews24, con Radio 2 e Radio 3. E’ autore di libri dedicati al patrimonio artistico di Roma e d’Italia, tra i quali “le chiavi per aprire 99 luoghi segreti di Roma” (Palombi Editori), “Caravaggio segreto. I misteri nascosti nei suoi capolavori” (Sperling & Kupfer), “La Roma Segreta del film La Grande Bellezza” (Sperling & Kupfer) e “Leonardo Segreto. Gli enigmi nascosti nei suoi capolavori” (Sperling & Kupfer), “Andar per ville e palazzi segreti” (Il Mulino), “Michelangelo. Io sono fuoco. Autobiografia di un genio” (Sperling & Kupfer 2016), “Ma liberaci dal male” (Sperling & Kupfer, 2017), “Mercanti di bellezza “(Rai Eri, 2017), “Leonardo svelato” (Sperling & Kupfer, 2019) e “Vite di artiste eccellenti” (Laterza, 2021).

LA MOSTRA

Fino a domenica 3 marzo 2024, è possibile visitare la mostra collettiva Giorni Felici?, curata da Agata Polizzi con opere di Yuri Ancarani (Ravenna, 1972), Per Barclay (Oslo, 1955), Silvia Giambrone (Agrigento, 1981), Joanna Piotrowska (Varsavia, 1985), il duo Genuardi/Ruta (Sciacca, 1986 / Ragusa, 1990) e Chen Zhen (Shanghai, 1955 – Parigi, 2000), realizzata nell’ambito del progetto ZACentrale, presso i Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo.

L’esposizione trae spunto da una riflessione innescata dal romanzo Nudi e crudi (The Clothes They Stood Up In) di Alan Bennett (2001), nel quale possiamo cogliere dall’ironia paradossale della vicenda una domanda semplice ma necessaria: è davvero questa la vita che vogliamo?
Come scrive la curatrice “Giorni Felici? prova invece a immaginare che è tempo di rispondere alla domanda partendo dai propri conflitti e limiti. Il sé è un elemento marginale se commisurato alla collettività, ma è anche l’elemento minimo costituente, che può determinare il cambiamento su grande scala.” Affidando l’esplorazione allo sguardo degli artisti in mostra “Giorni Felici? è concepito come narrazione progressiva che lascia intravedere quanto vicende personali e sociali siano legate, quanto forte sia il valore di azioni capaci di innescare quelle rivoluzioni che diventano poi ‘fatto culturale’.”

Il film di Yuri Ancarani, Séance (2014), è un viaggio visivo in un ambiente domestico rarefatto, custode di vita e morte. Una situazione rassicurante solo in apparenza. Per Barclay con l’installazione Senza titolo (1992), materializza l’idea della casa come luogo misterioso; colma di acqua trasmette energia attraverso una luce intensa. Silvia Giambrone con i suoi specchi, Mirror realizzati tra il 2019 e il 2023, di diverse misure, lavora sull’alter ego insito in ognuno di noi e custode di ciò che avremmo voluto essere, mentre gli scatti fotografici (2016-2019) di Joanna Piotrowska focalizzano l’attenzione sul tema della fragilità dell’infanzia e sulle sue proiezioni nel presente, rileggendo il concetto di casa inteso come rifugio oppure prigione. La promessa della primavera che sta per arrivare è alla base dell’installazione site-specific Vestita di color fiamma viva (2023) del duo Genuardi/Ruta, un tripudio di colore e speranza, mentre i cortocircuiti che caratterizzano la ricerca di Chen Zhen, qui con l’opera Jardin Lavoir (2020), concedono una “seconda vita” agli oggetti simbolo delle contraddizioni della società contemporanea e della storia.

Le poetiche dei sei artisti coinvolti si intrecciano nello spazio del Padiglione ZAC a Palermo, costruendo un’esperienza che invita il visitatore ad approfondire lo scenario contemporaneo cercando risposte all’interrogativo proposto dal titolo, celebrando “il valore dell’esistenza, il senso di comunità fatto di rispetto reciproco nutrito dalla cura che parte da piccole azioni significative, dal riconoscere il valore delle differenze e dell’inclusione e dalla spinta che permette di desiderare con stupore.”

Completa sottovoce il percorso espositivo, il monologo tratto dal dramma Happy Days di Samuel Beckett, qui nell’interpretazione di Nicoletta Braschi per il Teatro Stabile di Torino, che vede la protagonista Winnie riflettere sulle ragioni più profonde dell’esistenza umana, accogliendo al contempo il forte senso di attaccamento alla vita che percepisce come spinta al superamento di ogni dolore e delusione.

INFO

LIMONA(R)TE
dialoghi possibili tra storia e futuro
Costantino D’Orazio incontra Vicente Todolí
Ingresso libero
ZAC – Zisa Arti Contemporanee – Palermo

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