Oltre 140 opere per ripercorrere la carriera di Keith Haring, dagli interventi nella metropolitana di New York ai poster politici, dalle sculture ai dipinti degli ultimi anni.
Il Museo di Roma a Palazzo Braschi ospita Keith Haring, mostra aperta fino all’11 aprile 2027 che documenta le diverse fasi della ricerca dell’artista statunitense, tra street art, cultura pop e impegno sociale.
La selezione riunisce opere e materiali provenienti dalla Nakamura Keith Haring Collection, la più importante raccolta al mondo dedicata all’artista, insieme a prestiti pubblici e privati. Curata da Kaoru Yanase, Ilaria Miarelli Mariani e Claudio Zambianchi, l’esposizione affronta i principali temi della sua produzione, con particolare attenzione al rapporto tra arte e spazio pubblico.
Haring si afferma nella New York degli anni Ottanta, in un contesto segnato da tensioni sociali e dalla diffusione della cultura hip-hop e dei graffiti. Il suo linguaggio, costruito attraverso linee nette e figure stilizzate, si sviluppa inizialmente negli spazi della metropolitana per raggiungere successivamente gallerie, musei e luoghi pubblici. Bambini radianti, cani, cuori e figure danzanti diventano elementi ricorrenti di un repertorio utilizzato per affrontare questioni politiche e sociali.

Il percorso espositivo
La prima parte del percorso ricostruisce il rapporto di Haring con l’Italia attraverso opere e documenti legati a Napoli, Milano, Pisa e Roma. Sono esposti i poster realizzati per Lucio Amelio e per la Galleria Salvatore Ala, insieme al Poster for Pisa, legato alla storia del murale Tuttomondo, realizzato nel 1989 sulla parete esterna della chiesa di Sant’Antonio Abate a Pisa.
Un nucleo fotografico documenta gli interventi romani del 1984, tra cui quello al Palazzo delle Esposizioni per la mostra Arte di frontiera. New York Graffiti e il lavoro sulle pareti trasparenti del Ponte Pietro Nenni, lungo la linea A della metropolitana. Le fotografie di Stefano Fontebasso De Martino conservano la memoria di opere effimere, successivamente cancellate. In mostra anche Motorcycle, dipinta a Roma nel 1984.
La sezione Street Art & Art in Transit presenta alcuni dei celebri Subway Drawings, realizzati con il gesso sui pannelli pubblicitari inutilizzati della metropolitana newyorkese. Tra i lavori esposti figurano Subway Drawing (Nativity), Untitled Subway Drawing (Free South Africa) e Subway Drawing (TV dog). Completano il nucleo i sette pannelli Untitled (FDR Drive #10-#16), dipinti a spray nel 1984, e il cofano d’auto Three Amigos del 1982.
L’impegno sociale occupa una parte centrale della mostra. La sezione Political & Social Resonance riunisce opere e poster dedicati al razzismo, all’apartheid, al disarmo nucleare, alla prevenzione dell’AIDS, ai diritti LGBTQ+ e alla diffusione del crack.
Tra i lavori esposti figurano Free South Africa, Crack Down! e Safe Sex!, insieme ai poster realizzati per ACT-UP e AIDS Hotline. Attraverso immagini immediate e facilmente riproducibili, Haring ha portato temi controversi nello spazio pubblico, utilizzando l’arte come strumento di sensibilizzazione. La sezione comprende anche The Blueprint Drawings, serie che riprende alcuni elementi fondamentali del suo linguaggio visivo.
Il corpo e il movimento sono al centro di Radiant Eros – Celebrate Life, sezione dedicata alla dimensione erotica e vitale della sua produzione. Tra le opere figurano cinque lavori Untitled del 1983, le tavole Bad Boys, il Poster for the Legend of Lily Overstreet e un monumentale Untitled del 1984. Alcuni dipinti realizzati con pigmenti fluorescenti e colori Day-Glo saranno presentati sotto luce nera, richiamando l’estetica dei club e della cultura notturna newyorkese.
La sezione Art Is for Everybody documenta la volontà di Haring di rendere il proprio lavoro accessibile a pubblici diversi. Accanto alle sculture Curling Dog e Untitled (Three Dancing Figures, Version B) sono presentati materiali legati a Luna Luna e poster realizzati per il Montreux Jazz Festival e Lucky Strike. Il percorso comprende anche il Mural for the Mount Sinai Hospital, creato per i bambini, esempio del suo interesse per progetti destinati a contesti esterni al sistema espositivo tradizionale.
L’ultima sezione, Symbolic Imagery & Religion, approfondisce i riferimenti spirituali e simbolici presenti nella produzione dell’artista. Piramidi, totem, icone e immagini apocalittiche ricorrono nelle serie Growing 3, Growing 5, Apocalypse, Totem, Pyramid, Chocolate Buddha, Icons e Andy Mouse. Chiude il percorso Altarpiece: The Life of Christ del 1990, realizzata poco prima della morte dell’artista.
Info

Keith Haring
Museo di Roma a Palazzo Braschi
Roma, Piazza San Pantaleo, 10 – Piazza Navona, 2
06 ottobre 2026 – 11 aprile 2027





