In occasione di Festivalfilosofia Caos di Modena, Metronom presenta “Il regno della quantità e i segni dei tempi”, mostra collettiva che riunisce opere di Nanni Balestrini, Maria Magdalena Campos-Pons, Gianluigi Colin, King e Pino Pascali.
Un confronto tra artisti appartenenti a generazioni e linguaggi differenti, accomunati da una stessa tensione: mettere in crisi l’ordine apparente delle immagini, delle parole e della storia.
Il titolo riprende quello del saggio di René Guénon, Il regno della quantità e i segni dei tempi, radicale critica della modernità occidentale e della progressiva sostituzione della qualità con la quantità. Il dato misurabile, replicabile, classificabile diventa così il paradigma di un’esistenza che tende a perdere la propria dimensione spirituale e simbolica. La mostra assume questa opposizione non come una semplice chiave teorica, ma come uno spazio operativo nel quale osservare le forme del contemporaneo.
GLI ARTISTI
Gli artisti in mostra abitano infatti quel “regno della quantità” senza limitarsi a rappresentarlo. Lo frammentano, lo accumulano, lo disarticolano. Le loro opere attraversano la seconda metà del Novecento fino agli anni Duemila e restituiscono un’idea dell’arte lontana dall’autoreferenzialità: una pratica immersa nel linguaggio, nella comunicazione, nella storia e nella proliferazione delle immagini.
Nanni Balestrini porta questa tensione direttamente dentro la parola. Nei suoi Cronogrammi il linguaggio viene scomposto e ricomposto, privato dell’apparente innocenza che spesso gli attribuiamo. Tagliare una frase, spostare una parola, alterare una sequenza significa intervenire sulla costruzione stessa del senso. Il caos non è dunque assenza di ordine, ma possibilità di un ordine diverso, ancora da individuare.

Senza titolo, Anni 60, Collage su carta, 32 x 24 cm, © Nanni Balestrini
Courtesy Galleria Michela Rizzo e lʼartista / Metronom
Con Pino Pascali il rapporto tra arte e sistema assume invece una dimensione ludica e rischiosa. I suoi Alfabeti sembrano tentativi di classificazione, strumenti per ricondurre la complessità a un sistema di segni, ma proprio questa volontà di ordinare finisce per produrre nuove ambiguità. Pascali gioca sul confine tra arte e non-arte, trasformando la ricerca del nuovo in una pratica esposta costantemente al rischio.

Meglio è -1963, Frottage e collage su cartoncino, 35 x 24,7 cm, © Pino Pascali
Courtesy Frittelli Arte Contemporanea/Metronom
Gianluigi Colin affronta il caos della contemporaneità attraverso la collisione tra immagine e parola. Il presente viene sottoposto a una sorta di anatomia visiva nella quale fotografie, titoli, frammenti di giornale e testi si sovrappongono, spostando continuamente i piani della lettura. La carta diventa materia e archivio, superficie fragile incaricata di custodire immagini destinate altrimenti alla rapida obsolescenza.
Nel lavoro dei Kings l’accumulo raggiunge una dimensione quasi monumentale. Immagini accostate, ripetute e ingrandite costruiscono composizioni che ricordano affreschi contemporanei in bianco e nero. L’apparente semplicità dell’insieme nasconde una trama fatta di dettagli, sovrapposizioni e collisioni visive. È nella distanza tra la visione complessiva e il particolare che l’opera trova la propria tensione.

This is the End 2026, collage, cm 110×64, © Federica Perazzoli, Daniele Innamorato Courtesy Metronom
Maria Magdalena Campos-Pons lavora invece sulla dissoluzione dell’immagine e sulla sua relazione con la natura, la memoria e il corpo. La figura sembra sottoposta a una forza centrifuga che ne altera progressivamente i confini, mentre la natura assume una dimensione quasi cosmica. L’immagine non scompare davvero: cambia stato, perde la propria stabilità per diventare esperienza, materia, memoria.
Il regno della quantità e i segni dei tempi non cerca quindi una sintesi pacificata tra caos e ordine. La mostra mette in relazione pratiche differenti per mostrare come l’arte possa sottrarsi alla logica della pura misurazione, della serialità e dell’accumulo informativo. Il caos diventa una condizione produttiva, persino una forma di resistenza.

Captiva – Reflection, 2016, tecnica mista su carta d’archivio Arches 117,5 x 86,5 cm © Marìa Magdalena Campos Pons,
Courtesy Galleria Giampaolo Abbondio/Metronom
Non ho proprio niente da dire / ma ho voglia di dirlo”, scrive Balestrini.
In quella frase è forse contenuta una delle chiavi della mostra: il bisogno di creare non nasce necessariamente da una risposta, ma dalla necessità di mettere in movimento ciò che sembra già ordinato. Fare e disfare, costruire e frammentare, accumulare e sottrarre diventano gesti attraverso i quali l’opera d’arte prova a oltrepassare il semplice dato.
Il caos, in questa prospettiva, non è il contrario della forma. È ciò che permette alla forma di continuare a esistere.
INFO

l regno della quantità e i segni dei tempi
Artisti: Nanni Balestrini, Maria Magdalena Campos, Gianluigi Colin, Kings, Pino Pascali
16 settembre – 28 novembre 2026
METRONOM, via Carteria 10, Modena




