La prima mostra personale di Maria Kreyn a Milano, ospitata negli spazi di Robilant+Voena, si inscrive in una traiettoria curatoriale che privilegia l’attrito tra epoche.
L’artista americana presenta una serie di nuovi dipinti accostati all’acquerello The Splügen Pass di J.M.W. Turner, attivando un dialogo che evita la semplice risonanza stilistica per farsi tensione concettuale. Le sue vedute marine, turbolente e altamente simboliche, intrecciano paesaggio e astrazione geometrica in un linguaggio pittorico immediatamente riconoscibile, capace di assorbire la storia dell’arte e restituirla in forma instabile.
Nel perimetro colto e stratificato della galleria, questo confronto non cerca la citazione ma la frizione. Turner diventa così un interlocutore necessario, quasi un campo di forze: non una filiazione, piuttosto una soglia.
In Continuum, Kreyn rielabora il sublime romantico traducendolo in una grammatica visiva attraversata da slittamenti dimensionali e risonanze cosmologiche. I suoi mari agitati non si limitano a evocare la natura, ma costruiscono una meteorologia interiore, un dispositivo percettivo che induce a riflettere su come il paesaggio continui a connettere l’esperienza umana nel tempo.
Centinaia di migliaia di anni fa, gli uomini primitivi guardavamo la natura e sentivamo ciò che sentiamo e proviamo oggi noi.
Il continuum riguarda davvero l’idea di un tempo molto lungo e dello spazio.
LA COVER

L’INTERVISTA
Maria Kreyn, questa è la tua prima mostra personale a Milano, cosa provi?
Sono molto entusiasta di lavorare con Robilant+Voena, un gruppo straordinario e penso che il loro impegno nell’abbinare capolavori antichi a opere contemporanee e il loro interesse a creare questo dialogo attraverso la storia sia perfetto per me perché ho studiato le opere dei maestri della pittura per tutta la vita e sono stata in dialogo con loro da sempre. Quindi è davvero un onore poterlo fare ora, fisicamente, con uno dei miei eroi storici, Turner!
I tuoi lavori sono stati presentati anche alla Biennale di Venezia nel 2024, com’è stata quell’esperienza?
In quell’occasione avevo a disposizione una chiesa anglicana e l’abbiamo trasformata in una tempesta, è stato fantastico. È davvero entusiasmante esporre in spazi religiosi, in particolare perché molta arte antica è stata collocata in spazi religiosi e ha senso, ti porta a una dimensione spirituale e poi ha senso dialogare con il senso di riverenza attraverso il lavoro contemporaneo, è qualcosa che esporre nelle chiese è davvero divertente per me.
In questo ultimo progetto hai messo in dialogo le tue opere rappresentanti dei paesaggi marini con l’acquerello di William Turner The Splügen Pass, che raffigura un passo montano… qual è il collegamento?
Il sentiero è una specie di ponte fisico e passaggio da una cosa all’altra e lo uso più come metafora perché tutti i miei dipinti sono una sorta di portali verso un’altra dimensione o in connessione con la fonte. Ritengo quindi sia interessante pensare che quando le persone vedono lo stesso spazio in natura diverse volte e poi ci tornano, provano la stessa sensazione di essere in qualche modo aperte in ad un’altra dimensione. Anziché farlo letteralmente guardavo più alla metafora di entrare in un mondo diverso, una metafora passiva tra una dimensione e un’altra.
Ti consideri una pittrice romantica?
No, perché il romanticismo ha un suo momento storico particolare, mentre io sono in dialogo con quel momento. Sono in dialogo con molte altre cose. Ciò che mi attrae dei pittori romantici sia il loro interesse per il sublime e il sublime è davvero affascinante perché è una gamma così vasta di emozioni che puoi sentirti in pace e allo stesso tempo terrorizzato, tutto in un unico spazio e penso che sia davvero meraviglioso. Il modo in cui vedevano la natura è davvero meraviglioso, è quasi come se pregassero la natura.
Quindi intendi dire che è davvero emotiva?
Sì, sì, è profondamente legata al mondo dei vivi e all’essere vivi in esso, e penso che in questo senso sì, sono molto allineata con loro.
Ho notato anche nei tuoi dipinti alcuni pattern geometrici, si riferiscono ai tuoi studi in matematica?
Penso si riferiscano più a metafore e idee nella scienza ai margini di ciò che possiamo fare. L’idea di spazio-tempo che si piega, l’idea di essere circondati da molteplici dimensioni che non possiamo vedere, ma che possiamo quasi sentire, è più una metafora che una relazione diretta con la matematica.
Come nasce il titolo Continuum, scelto per il tuo ultimo progetto?
É una parola bellissima che collega sia il lavoro storico vero e proprio con quello contemporaneo, credo sia questa sensazione continua che noi esseri umani abbiamo avuto con la natura da sempre. Centinaia di migliaia di anni fa, gli uomini primitivi guardavamo la natura e sentivamo ciò che sentiamo e proviamo oggi noi. Il continuum riguarda davvero l’idea di un tempo molto lungo e dello spazio.
Cosa ispira i tuoi paesaggi atmosferici?
Essere vivi e fare tante cose contemporaneamente. Questa connessione continua con la natura e lo stato meditativo in cui forse dimentichi di essere un individuo e diventi parte di tutto l’oceano dell’essere, penso che sto cercando di catturare qui, e questa è la sensazione che trovo davvero ispiratrice.
Possiamo considerare i tuoi tumultuosi paesaggi come una metafora di ciò che stiamo vivendo ora nel mondo?
Sicuramente! Penso che questo momento storico sia sicuramente molto turbolento, ma probabilmente tutti i momenti lo sono stati. Allo stesso tempo abbiamo anche molti momenti di pace e quindi queste cose coesistono costantemente. Sì, il meteo per me è una metafora straordinaria per rappresentare l’emozione umana. Una metafora straordinaria per la mente, così come la struttura dei nostri pensieri è dinamica e spesso molto musicale, le nostre emozioni sono le stesse, spesso non sono lineari, come una precipitazione metereologica.
Entrando negli aspetti più tecnici, dove e come crei le tue opere?
Il mio studio è a Brooklyn, New York, e dato che ho studiato molti vecchi maestri ho una base tecnica nella pittura che cerco sempre di portare nel lavoro. Inizio i miei dipinti in modo molto caotico, lascio che la pittura si muova e poi col tempo la trasformo in qualcosa che diventa chiaro e coerente. Una danza in cui la vernice gocciola e si muove… e la connessione della mente umana con essa, dove cerchi di trasformarla in qualcosa di riconoscibile e così col tempo la tecnica è passata da qualcosa di molto organizzato e rigido a qualcosa di molto più libero. Dipende dallo stato emotivo, cerco sempre di capire cosa può fare la vernice, cerco sempre di imparare qualcosa, come manipolarla, che tipo di strati posso usare e con quale tipo di colore.
La tua collaborazione con Robilant+Voena?
Sono meravigliosi, hanno una profonda conoscenza storica e una passione per la storia dell’arte e l’arte contemporanea… un vero piacere lavorare con questi ragazzi. L’anno scorso ho partecipato a una mostra collettiva con loro, sia a New York che a Milano, e ho trovato un gruppo di persone e davvero fantastico.
Nuovi progetti in arrivo?
Oh sì, ma al momento rimangono segreti. Posso solo anticipare che sto lavorando a nuovi dipinti che verranno svelati il prossimo autunno.
L’ARTISTA

Maria Kreyn (nata nel 1987) è un’artista americana nota per dipinti evocativi che fondono figurazione, geometrie astratte e atmosfere elementali. Ha studiato matematica e filosofia presso l’University of Chicago ed è autodidatta nella pittura. Tracciando connessioni poliedriche tra ambiti eterogenei, il suo lavoro affonda nella tradizione pittorica occidentale, che viene distillata in un vocabolario personale di forme e geometrie, dando origine a composizioni ibride collocate all’intersezione tra formalismo e pittura romantica. Attingendo alle fondamenta tecniche dei maestri antichi, Kreyn rielabora tali pratiche espandendone il lessico visivo verso una dimensione di narrazioni emotive, storie intime e finzioni surreali. Le sue tele di grande formato si configurano come meditazioni sulla natura, sul corpo e sulla materialità del tempo.
Il lavoro di Kreyn è stato presentato su testate come Vanity Fair, The Wall Street Journal, The Art Newspaper e Financial Times. È stata indicata da Artprice come la migliore artista under 40 al debutto in asta, classificandosi al 44° posto nel report Sotheby’s Insight Top 50 Surrealists of All Periods by Value. Il dipinto Alone Together guida la trama della serie televisiva The Catch, mentre opere del ciclo shakespeariano compaiono nella pluripremiata The Crown. Tra le commissioni pubbliche si annovera una serie di otto dipinti monumentali ispirati a Shakespeare, realizzati per Andrew Lloyd Webber e oggi esposti permanentemente nel foyer dello storico Theatre Royal Drury Lane. La sua partecipazione in forma di solo show alla Biennale di Venezia 2024 è stata presentata dalla MoN Art Foundation presso la Chiesa di San Giorgio a Venezia.
Maria Kreyn vive e lavora a Brooklyn, New York.
LA GALLERY
LA MOSTRA
MARIA KREYN
Continuum
26 marzo – 8 maggio 2026
Robilant+Voena
Via della Spiga 1, 20121 Milan












