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Intervista – GREG GORMAN: la fotografia è arte, racconta la storia, le vite dei personaggi e il mondo che cambia

Varcare la soglia del 1351 di Miller Drive, a Los Angeles, è tutt’altro che semplice. Perché è l’indirizzo di Greg Gorman, uno che dà del “tu” alle stelle “capricciose” del cinema e che ha narrato fotograficamente la storia di Hollywood dal 1970 a oggi.

Classe 1949, nato nel Midwest, a Kansas City, Gorman è uno tra i fotografi al mondo più amati, celebrati, invidiati ed esposti in gallerie e musei. Considerato “il mago dei ritratti in bianco e nero”, con tredici libri all’attivo e decine di prestigiosi premi ricevuti, è noto per la sua capacità di “piegare” al proprio volere “fotografico” quelle celebrities che di volta in volta gli stanno di fronte.

E pensare, mi racconta mentre mi mostra la sua straordinaria casa studio, che tutto cominciò per caso nel lontano 1968…

Un mio amico di università mi fece provare la sua macchina fotografica mentre eravamo ad un concerto di Jimi Hendrix. Quando il giorno dopo vidi il risultato di quei primi scatti apparire sulla carta, nella camera oscura, di colpo capii di aver trovato la mia via. Rimasi letteralmente folgorato.

Come ti vedevi, già allora, fotografo di moda o fotoreporter?

Volevo dedicarmi al reportage. E infatti mi iscrissi ad un corso di fotogiornalismo. E poi anche ad uno di cinema. Questo ultimo corso però mi convinse che ero “tagliato” solo per le immagini ferme.

La cosa che più ti ha insegnato la fotografia?

La tecnica, l’uso delle luci soprattutto. E a conquistare la fiducia del soggetto. Perché senza la fiducia di chi hai di fronte è difficile scattare belle foto.

Quando hai iniziato chi sognavi di fotografare?

Tre donne, Sofia Loren, Brigitte Bardot e Gina Lollobrigida, donne bellissime, simboli femminili assoluti. La Loren l’ho fotografata a Roma, per una rivista. E’ arrivata da sola al servizio fotografico, e si è truccata e pettinata sempre da sola. Fantastica. La Bardot ho provato più volte a contattarla, sarebbe stato magnifico averla davanti all’obiettivo. Ma niente, non ci sono mai riuscito. La stessa cosa per la Lollobrigida, nonostante proprio la Loren avesse fatto da tramite più volte.

Divi capricciosi che vogliono importi la loro idea di ritratto ce ne sono?

Si, certo, qualcuno arriva sempre con già in mente un certo risultato, vuole magari una inquadratura di trequarti perché pensa di avere dei difetti di fronte. Ma spiego sempre che si possono ottenere ritratti migliori… se mi lasciano fare.

Chi è venuto da te qui per un ritratto?

L’elenco sarebbe lunghissimo. Per la musica David Bowie, Michael Jackson, Frank Zappa, Elton John. Per il cinema posso citarti Brad Pitt, Pierce Brosnan, Steven Spielberg, Robert De Niro, Sharon Stone, Diane Lane, Tom Cruise, Clint Eastwood, Johnny Depp, Al Pacino, Jeff Bridges, Robert Wagner, Dustin Hoffmann e tantissimi altri. Alcuni di loro tornano da me spesso, a cena: serate in cui ci raccontiamo storie sul mondo del cinema…

Qualcuno che ricordi come un soggetto difficile da fotografare?

Heath Ledger, che incontrai a Venezia, in Italia, per il film Casanova. Sapevo che non andava matto per la fotografia, e così più volte rimandò l’appuntamento. Quando accettò era l’ultimo giorno di riprese, e aveva pure fretta. Mi dissero che però che era un grande appassionato di vino. Così acquistai un paio di bottiglie di ottimo vino e le portai con me. Finché il vino è durato, ho scattato le foto. Ma non appena il vino è finito, lui se n’è andato.

Al contrario, chi ricordi come disponibile…

Leonardo Di Caprio, una persona a proprio agio più di chiunque abbia mai fotografato. La prima volta che lo fotografai aveva solo 18 anni.

E poi Mick Jagger e Bette Midler, che ho fotografati alla moda dei paparazzi. Sono i primi nomi che mi vengono in mente.

Grace Jones è un soggetto che vedo in tante tue fotografie…

Grace è una mia carissima amica da una vita. È probabilmente una delle persone più divertenti che conosca. Ha senso dello stile, del gusto e del design. Allo stesso tempo, è una delle persone più semplici, divertenti, candide e stravaganti che abbia mai conosciuto.

Quanti di queste “celebrities” devono parte del loro successo anche ai tuoi ritratti?

Ti dovrei dare una risposta piuttosto egoistica. Alcuni forse mi devono di più di altri, perché ho contribuito a dar forma alle loro carriere. Si è comunque sempre trattato di una leale collaborazione fotografica fra me e i divi.

E come andò con Andy Warhol?

Andy aveva sempre un suo modo inimitabile di parlarmi, un po’ balbuziente. All’inizio degli anni ’80 lo fotografai per la campagna pubblicitaria di una nota marca di occhiali. Fu un successo. Quel suo ritratto con gli occhiali da sole è forse una delle mie foto più iconiche. Poi comunque l’ho fotografato decine di altre volte, spesso per la rivista Interview.

Sei stato anche un fotografo di moda. Cosa pensi del mondo della fashion?

Inizialmente non lo conoscevo molto. È stato il mio amico Antonio Lopez, un illustratore di moda molto famoso, che mi spinse a realizzare i primi servizi, per GQ, Vogue e Vanity Fair. Da allora si sono succedute certo diverse interpretazioni della bellezza e del glamour ma mi sono sempre trovato bene a lavorare nella moda, è un mondo coinvolgente, affascinante, in continua evoluzione.

So che sei appassionato di arte…

Moltissimo. Ho una collezione di oggetti di arte africana tribale alla quale tengo moltissimo. Ho realizzato anche un libro fotografico, Homage, incentrato proprio su pezzi di mia proprietà. Ci sono le mie immagini e i lavori di un mio grande amico artista concettuale, Gary Johns.

La fotografia è arte?

Certamente. Racconta la storia, le vite dei personaggi, il mondo che cambia.

Quando non fotografi che fai?

Se sono in viaggio, dato che amo la storia e l’arte, vado per musei, gallerie e mercatini delle pulci. Poi mi dedico alla pesca sportiva e tifo per i Kansas City Chiefs, che sono la squadra di football americano della mia città di nascita. E infine produco pure un mio vino californiano, un Cabernet Sauvignon con etichetta GKG.

Ti senti un uomo fortunato?

Ma certo, mi sento molto fortunato di essere stato… così fortunato. Per questo una fetta del mio tempo ora la dedico all’insegnamento. Perché voglio restituire ad altri un po’ di quello che ho imparato e ricevuto dalla vita. Tengo seminari sulla fotografia in ogni parte del mondo. Sono stato anche in Italia. Anzi, ti posso anticipare che tornerò a maggio, per un’altra masterclass, in Alto Adige.

Greg Gorman come definirebbe… se stesso?

Uno spettatore non pagante del grande mondo del cinema.

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