Virginia Ryan tasara creatrix

VIRGINIA RYAN: Even, Sometimes in mostra a Milano da Spazio HASITA

Spazio HASITA a Milano fino al 18 dicembre 2026, ospita “Even, Sometimes”, mostra personale di Virginia Ryan a cura di Matteo Pacini.

L’esposizione riunisce due lavori di Virginia Ryan dedicati al sangue mestruale e al pianto maschile, per indagare i condizionamenti culturali che regolano la rappresentazione della vulnerabilità.

Ci sono esperienze fisiologiche che la cultura ha trasformato in tabù, relegandole alla sfera privata o associandole a un’immagine di debolezza. Il sangue mestruale e le lacrime maschili appartengono a questa zona di rimozione, sulla quale Virginia Ryan costruisce una ricerca che intreccia corpo, memoria e convenzioni sociali. Even, Sometimes mette in relazione due progetti, Even Goddesses Bleed Sometimes ed Even Men Cry Sometimes, trasformando queste manifestazioni della vulnerabilità in materia artistica e occasione di confronto collettivo.

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Il corpo non è qui un soggetto da rappresentare, ma una materia da attraversare e reinterpretare. Ryan parte da due esperienze fisiologiche ed emotive per mettere in discussione le convenzioni che associano le mestruazioni alla vergogna e il pianto maschile alla debolezza. La vulnerabilità emerge così come una condizione umana, ma anche come un territorio nel quale si sedimentano norme sociali, divieti e aspettative.

Nata a Victoria, in Australia, Virginia Ryan ha sviluppato una ricerca internazionale tra Europa, Africa, Medio Oriente e Sud America, attraversando fotografia, pittura, disegno, collage, installazione, tessuto e ricamo. La memoria, la persistenza dei miti e la trasformazione dei materiali costituiscono alcuni dei nuclei della sua pratica, alimentata dal confronto con culture e comunità differenti. In Umbria, a Trevi, ha inoltre costruito una casa-studio che riunisce spazio espositivo, archivio e laboratorio, riflesso di un percorso biografico e artistico in costante dialogo con luoghi e immaginari.

Even Goddesses Bleed Sometimes affronta la rimozione storica delle mestruazioni, esperienza fisiologica comune ma a lungo relegata nella sfera dell’impurità e del silenzio. Il progetto prende spunto dal testo antropologico indiano Rituals and Temples of Kerala di K. R. Vaidyanathan, pubblicato nel 1982, e dal riferimento alla figura della dea che ha le mestruazioni. Da questa suggestione si sviluppa un corpus di opere pittoriche, disegni e ricami realizzati tra Italia e India.

Il ricamo assume un ruolo centrale nella ricerca. Sperimentato inizialmente a Trevi attraverso il punto croce, viene poi approfondito durante una residenza artistica a Tasara, nei pressi di Beypore, in Kerala, attraverso una collaborazione con gruppi di ricamatrici industriali a Calicut. Una tecnica tradizionalmente associata al lavoro manuale e alla sfera domestica diventa così uno strumento per riportare alla luce un’esperienza del corpo marginalizzata dalla cultura dominante. Il progetto si collega anche a Il sangue delle donne. Tracce di rosso sul panno bianco, iniziativa collettiva ideata da Manuela De Leonardis nel 2013, alla quale Ryan aveva partecipato intervenendo su antichi panni di lino utilizzati per assorbire il flusso mestruale.

Even Men Cry Sometimes nasce invece dall’osservazione delle lacrime di Cristo nel dipinto Cristo Re dei Re, realizzato nel 1495 da Benedetto Bonfigli. Da questa immagine prende forma un’indagine sulla vulnerabilità emotiva maschile, affidata alla raccolta di testimonianze personali. Ryan ha invitato uomini a lei vicini, in diverse parti del mondo, a inviarle una cartolina raccontando l’ultima occasione in cui hanno pianto. Esperienze intime diventano così parte di una narrazione condivisa, capace di interrogare i modelli di mascolinità e l’obbligo culturale di trattenere le emozioni.

Concepito come un work in progress, il progetto è destinato a crescere attraverso nuove adesioni e testimonianze. L’archivio rimane aperto, sottraendo il pianto alla dimensione esclusivamente privata e trasformandolo in occasione di confronto.

L’esposizione coincide con il terzo anniversario di Spazio HASITA, realtà fondata nel 2023 da Haluk Terzioglu nel quartiere milanese di NoLo. Nato dal recupero di una storica bottega di via Venini rimasta chiusa per oltre dieci anni, lo spazio ha costruito la propria identità attraverso una programmazione che mette in relazione arte, design e sperimentazione. La scelta di Virginia Ryan e Matteo Pacini si inserisce in questa vocazione, sintetizzata dal principio Everything begins with people.

Anche il rapporto con il quartiere trova spazio nel progetto espositivo. In occasione delle mostre, la pasticceria-gastronomia turca situata di fronte allo spazio prepara un dolce dedicato all’esposizione, introducendo un ulteriore momento di relazione tra ricerca artistica e comunità locale.

Sangue e lacrime delineano due prospettive sul modo in cui la società disciplina il corpo e le sue manifestazioni. Attraverso il ricamo e la parola, Virginia Ryan trasforma ciò che è stato a lungo nascosto in materia di riflessione pubblica. La vulnerabilità diventa così uno strumento per leggere criticamente le convenzioni culturali e ridefinire il rapporto tra esperienza individuale e dimensione collettiva.

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L’artista

Virginia Ryan (Echuca, Australia, 1956) è un’artista visiva e arteterapeuta, nata in Australia e cittadina italiana dal 1982. Da oltre quarant’anni la sua vita e la sua pratica artistica si sviluppano tra l’Italia e una geografia internazionale che comprende Australia, Africa, Medio Oriente, Brasile e India. L’Italia, dove oggi vive e lavora, costituisce uno dei punti di riferimento permanenti di questo percorso transnazionale. Spostamento geografico, esperienza personale e incontro con contesti culturali differenti sono elementi centrali della sua ricerca.

Dopo gli studi in Visual Communication all’Australian National University di Canberra, dove si forma anche nell’ambito della fotografia, nel 1981 lascia l’Australia per Alessandria d’Egitto. Seguono lunghi periodi di vita e lavoro in Italia, a Curitiba, Belgrado ed Edimburgo, dove completa la sua formazione post-laurea in arteterapia. Prima del trasferimento nell’Africa occidentale, questi diversi contesti contribuiscono a definire una pratica in cui ricerca artistica ed esperienza interculturale procedono in stretto dialogo. Dal 2001 vive per diversi anni ad Accra, in Ghana, e successivamente tra Abidjan e Grand-Bassam, in Costa d’Avorio. L’esperienza africana diventa uno degli assi fondamentali del suo lavoro, come spazio di relazione, memoria, appartenenza e trasformazione.

Nel 2004 co-fonda ad Accra la Foundation for Contemporary Art – Ghana. Parallelamente sviluppa progetti artistici di lunga durata attraverso pittura, fotografia, installazione, tessile, archivio e pratiche partecipative. Tra questi The Castaways Project, Exposures: A White Woman in West Africa, Vous êtes ici, Biografia Plurale e Filoxenìa. Dal 2016 sviluppa inoltre MakeArtNotWalls/Italia, progetto di arteterapia e pratica artistica partecipativa nato a Trevi con rifugiati e richiedenti asilo provenienti dall’Africa occidentale. Il progetto ha dato origine a mostre e presentazioni del lavoro del gruppo in Italia, Edimburgo, Los Angeles e Parigi.

Info

Virginia Ryan – EVEN, SOMETIMES
A cura di Matteo Pacini

17 ottobre – 18 dicembre 2026
Spazio HASITA
Via Venini 58, Milano

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