Leoncillo Lenardi Composizione (Cespuglio), 1958

Leoncillo: nel segno del corpo a Fano

Un nuovo capitolo si aggiunge a quello già numeroso che vede impegnata in prima linea la Fondazione CariFano nella valorizzazione e riscoperta di figure artistiche nodali della storia dell’arte italiana e non solo.

Dopo le personali di Edgardo Mannucci, Nanni Valentini, Valeriano Trubbiani e tanti altri artisti che sono stati ospitate nelle preziose sale di Palazzo Bracci Pagani a Fano, è ora la volta dello scultore umbro Leoncillo Lenardi (1915-1968).

Una figura di spicco della scultura italiana, considerato da Cesare Brandi tra i primi tre scultori più importanti del dopoguerra, insieme a Marino Marini e Manzù. Un’artista che, al pari d Lucio Fontana e Fausto Melotti, ha rinnovato l’idea di scultura colorata negli anni Quaranta e Cinquanta, aprendo la stagione di un nuovo patetismo tanto da essere annoverato da Roberto Loghi come “patetico barocchetto spoletino”. La mostra Leoncillo: nel segno del corpo, a cura di Lorenzo Fiorucci con la collaborazione di Carlo Bruscia, intende indagare un aspetto specifico nella produzione dell’artista: il corpo.

In Leoncillo il corpo ha catalizzato una rilevante attenzione fin dai suoi esordi artistici, protraendosi negli anni e seguendo le evoluzioni del suo linguaggio plastico.

Attraverso i disegni degli anni Trenta e Quaranta è infatti possibile capire l’approccio dello spoletino nei confronti del corpo, dapprima come volume che sia genera nello spazio, declinato in una descrizione fisica in cui la nudità o le espressioni visive dei volti sono immortalati nei numerosi ritratti di donna, ma anche negli autoritratti che l’artista non manca di eseguire. Un corpo fluido emozionale, realizzato con una corsività grafica spesso con inchiostro o grafite che muove le linee nella carta. Sulla stessa linea nella scultura Leoncillo decide di sciogliere la materia ceramica dissolvendo le rigidità delle forme insieme a colori preziosi (oro e azzurro), come bene è visibile nelle Cariatide del 1942.

La fase successiva vede l’artista impegnato in una elaborazione del cubismo picassiano a partire dal 1947, dove egli immagina un nuovo modo di costruzione del corpo. Non più narrazioni patetiche o fluide figure deformate, ma il corpo si definisce per composizione geometrica di forme irregolari ma rigide, in cui il colore, che diviene punto di luce, ne esalta i lineamenti. Esemplari di questo periodo i disegni di Donna che si spoglia o la traduzione plastica del Ritratto di Mary vero e proprio capolavoro della stagione postcubista di Leoncillo.

Il percorso di Leoncillo si arricchisce di un passaggio ulteriore verso il graduale abbandono dell’immagine figurativa, complice la riflessione attorno al Monumento ai caduti di tutte le guerre (1954 – 1956) ad Albissola. In questo monumento Leoncillo realizza che le ragioni figurative non possono più rappresentare la realtà. I corpi si confondono con la terra diventano un tutt’uno con essa. È il preludio alla fase Informale che sfocia nel 1957, con l’abbandono dell’ideologia comunista sancita dopo l’invasione dei carrarmati russi all’Ungheria, e che si manifesta con la mostra alla galleria La Tartaruga di Roma, dove espone per la prima volta sculture dal sapore naturale. Disegni come: Cespugli e sculture ramificate e bloccate in un gelido smalto bianco ne sono le prove più convincenti. L’approdo sofferto all’Informale avviene l’anno successivo, nel 1958, quando Leoncillo presenta le nuove sculture alla galleria L’Attico, introdotto da Francesco Arcangeli, il critico che per primo ha messo a fuoco il fenomeno Informale in Italia. Per il critico bolognese i lavori di Leoncillo rappresentano una scultura di “Stati d’animo”. Tagli, graffi, fratture, strappi sulle carte e sulla creta, saranno gli strumenti della nuova grammatica dello spoletino, che identifica la terra con il proprio corpo, ferito dall’esistenza come un San Sebastiano, mutilato dalla vita e da un’esistenza breve, che ad appena 53 anni si chiude improvvisamente nel 1968.
La mostra intende punteggiare, tra disegni e sculture, i diversi approcci di Leoncillo all’arte attraverso il filo conduttore del corpo, che lega circa trent’anni di carriera. Il corpo inteso come sostanza dell’essere, materia prima e originaria dell’uomo, foglio, lastra (di carta o di creta) che registra i segni, gli strappi, le luci e le ombre dell’esistenza.

La mostra di Fano offre inoltre l’opportunità per un approfondimento sulla chiesa di San Silvestro, nella quale Leoncillo realizza nel 1949 un altare. È questa una delle rare opere sacre realizzata dallo scultore, che con questa mostra viene restituito alla memoria della città e degli studiosi, allargando il percorso espositivo anche al di fuori delle sale di palazzo Bracci Pagani valorizzando un’opera fondamentale per Fano e significativa per il percorso artistico di Leoncillo. La mostra è corredata di un catalogo con testi di Lorenzo Fiorucci, Claudio Giardini, Marco Tonelli e apparati di Laura Canella.

L’ARTISTA

Leoncillo Leonardi è nato a Spoleto 1915 e morto a Roma nel 1968.
Ha lavorato prevalentemente a Roma.

Il suo lavoro si è concentrato quasi esclusivamente sull’impiego della ceramica policroma e sull’aggiornamento del linguaggio scultoreo proprio di questo medium.
Esordisce sullo scorcio degli anni Trenta nell’ambiente della Scuola Romana frequentando il circolo di intellettuali riunitosi attorno alla galleria La Cometa di Roma. É questo il periodo in cui realizza presso le Ceramiche Rometti di Umbertide i primi capolavori, tra cui le Quattro Stagioni e il San Sebastiano, che fecero maturare in Roberto Longhi la nota definizione di un “patetico barocchetto spoletino”, nella presentazione alla prima mostra personale a Firenze nel 1949. Durante la guerra Leoncillo prende parte alla lotta di resistenza e aderisce clandestinamente al PCI. Nel 1944 espone alla mostra Arte contro le Barbarie, vincendo il primo premio per l’opera Madre romana uccisa dai tedeschi. È questo il preludio alla breve esperienza del Fronte Nuovo delle Arti, un raggruppamento eterogeneo di artisti voluto da Giuseppe Marchiori nel 1947, con l’intento di delineare un nuovo fronte di rinnovamento per l’arte italiana. Contestualmente avviene la svolta Postcubista dove elabora un linguaggio plastico geometrico la costruzione astratta va a comporre elementi figurativi. Il ritratto di Elsa del 1948 insieme a Donna che si Spoglia (1947), Ritratto di Mary (1953) e Bombardamento notturno (1954), sono gli esemplari più significativi di questa stagione che durerà fino al 1957, quando l’artista abbandona il partito comunista e rivoluziona il proprio linguaggio plastico secondo una tendenza Informale in chiave esistenziale che approfondirà fino alla morte nel 1968. È forse quest’ultima fase quelle che è oggi più identificativa della ricerca plastica dello spoletino. Una ricerca che si spoglia del colore degli smalti per ricercare la naturalità del colore nella terra. Una terra ferita e tagliata che raccoglie i segni dell’esistenza in un mondo che ha subito i drammi della guerra e che si ritrovava al tempo sotto una costante minaccia nucleare.
Leoncillo Partecipa a sei edizioni della Biennale di Venezia; espone inoltre alla Triennale di Milano, alla Quadriennale di Roma, alla Biennale di Gubbio, alla Biennale di Anversa e al Premio Faenza, che vince nel 1954 e nel 1964. Numerose sono le partecipazioni a mostre in Italia e all’estero nei maggiori musei e gallerie del mondo, tra cui La Galleria l’Attico di Roma, La Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, Il MIC di Faenza, il Musée Rodin di Parigi, al Handicraft di New York, al Pittsburgh International di Pittsburgh e molti altri.
Tra il 1955 e il 1956 realizza la scultura monumentale La partigiana veneta a Venezia e il monumento ai Caduti della resistenza sul lungomare di Albisola.
Nel 1962 partecipa alla mostra Scultura nella città a cura di Giovanni Carandente a Spoleto, con l’opera Affinità patetiche e nel 1967 prende parte all’Esposizione universale di Montréal. I più grandi critici d’arte hanno scritto del suo lavoro tra cui: Roberto Longhi, Cesare Brandi, Francesco Arcangeli, Giulio Carlo Argan, Maurizio Calvesi, Enrico Crispolti, Renato Barilli, Giovanni Carandente, Lorenza Trucchi, Filiberto Menna, Cesare Vivaldi e Alberto Boatto. Il museo Palazzo Collicola di Spoleto raccoglie oggi il nucleo più grandi di sue opere tra sculture e disegni.

INFO

Leoncillo: Nel segno del corpo
a cura di Lorenzo Fiorucci con la collaborazione di Carlo Bruscia
Palazzo Bracci Pagani – Fano
6 agosto – 2 ottobre 2022 inaugurazione sabato 6 agosto ore 17.30

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