Libri: “Perché crediamo alle immagini fotografiche” di David Levi Strauss

“Perché crediamo alle immagini fotografiche” di David Levi Strauss è un libro che parla delle immagini e delle percezioni che esse hanno avute e continuano ad avere nel nostro immaginario collettivo.

Un saggio breve ma di notevole spessore che parla non solo di fotografia e di immagini, ma soprattutto di come il mondo sta mutando.

«Nulla può ingannare tanto quanto una fotografia», dice Franz Kafka al giovane Gustav Janouch. Perché nulla promette allo stesso modo la verità. La maggior parte delle persone ritiene che le immagini fotografiche non debbano essere decifrate, dal momento che risulta già palese il loro legame con il reale.

Questo fa sì che l’opinione pubblica sia sempre più spesso condizionata dalle immagini, capaci tanto di confortare e placare quanto di spingere all’azione, orientare il desiderio. Per capire come e perché crediamo alle immagini fotografiche, e in che modo la nostra ingenuità ci rende manipolabili, occorre risalire alle origini del nostro credo. Prendendo avvio dall’assunto secondo cui “basta vedere per credere”, David Levi Strauss esamina anzitutto la figura di san Tommaso nei Vangeli e il rapporto tra fede e Sacra Sindone.

Come la storia insegna, le credenze non scompaiono, piuttosto vengono proiettate su oggetti differenti: non crediamo più negli dèi o negli eroi, ma nelle celebrità; non crediamo più alla magia, ma alla tecnologia.
Non crediamo più alla realtà, ma alle immagini.


Da secoli al centro di scontri su questioni di autenticità, iconoclastia e devozione, la Sacra Sindone potrebbe essere in realtà la prima protofotografia della storia, o perlomeno la prima a essere giunta fino a noi. Secondo le teorie più note, si tratterebbe di un manufatto medievale o addirittura di un’opera di Leonardo da Vinci, il quale avrebbe impresso il proprio volto su un tessuto invecchiato: un avvenimento, quello di catturare un’immagine dalla vita, che dev’essere stato accolto dai contemporanei di Leonardo come qualcosa di magico, davanti a cui sospendere ogni incredulità. Se queste ipotesi fossero vere, non sarebbe perciò così azzardato affermare che quando Nicéphore Niépce, Louis Daguerre e William Henry Fox Talbot fecero le loro fondamentali scoperte tecniche nel XIX secolo era già da tempo che si credeva alla fotografia.

Ben prima dell’invenzione ufficiale del medium, e ancora oggi in epoca di deepfake, l’uomo tende a dare credito a ciò che vede, sebbene sappia che le immagini possono mentire tanto quanto le parole. Già nei primi anni ottanta Vilém Flusser, teorico dei media secondo il quale l’oggettività delle immagini tecniche sarebbe soltanto un’illusione, preconizzava una società della disinformazione. Eppure, non possiamo esimerci dal credere a ciò che le immagini ci mostrano, pena la perdita della nostra facoltà di agire nel mondo.

Pur consapevole del potere che le immagini hanno su di noi e della loro capacità di legarci a sé, Levi Strauss non auspica una ritirata dalla società delle immagini. Sottolinea invece come il problema intorno alla verosimiglianza di queste ultime distolga l’attenzione da un punto più rilevante: noi non scegliamo di credere o meno a una fotografia. Piuttosto, crediamo a un’immagine quando emerge da una realtà in cui già riponiamo la nostra fiducia, perché «credere a un’immagine non ha a che fare con l’oggetto che mostra, ma con noi stessi, con la nostra soggettività». Levi Strauss giunge così a una proverbiale inversione: se il credere precede il vedere, in pratica vediamo quello in cui crediamo.

Il volume è arricchito da una piccola antologia di citazioni, da Maurice Merleau-Ponty a Plauto, da Hannah Arendt a Paul Virilio.

Vedere per credere …

L’AUTORE

David Levi Strauss, poeta, critico e studioso, è considerato la “coscienza inquieta della fotografia”. I suoi interessi vertono sugli intrecci tra politica ed estetica, con una particolare attenzione al mezzo fotografico, e alcuni suoi contributi sono apparsi su riviste quali Aperture, Artforum, The Nation e Cabinet. Nel 2003 ha ricevuto la Guggenheim Fellowship e nel 2007 l’International Center of Photography lo ha premiato con l’Infinity Award per la scrittura; attualmente è direttore del dipartimento di Art Writing della School of Visual Arts di New York. Tra le sue numerose pubblicazioni, Politica della fotografia (2003) e Co-Illusion. Dispatches from the End of Communication (2020).

INFO

David Levi Strauss
PERCHÉ CREDIAMO ALLE IMMAGINI FOTOGRAFICHE
ISBN: 9788860102997
Anno: 2021
Pagine: 88
Formato: 12 x 18 cm
Prezzo: 10,00 €
Ebook: 9788860103055
Prezzo Ebook: 4,99 €

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