Alla Galleria IPERCUBO di Milano va in scena “Non confondere il mio dito per la luna”, personale del britannico James Hillman (Londra, 1992), un progetto che attraversa gli ultimi tre anni della sua ricerca e mette in tensione forma, rappresentazione e percezione.

Il percorso si articola in tre nuclei. L’avvio è affidato alla serie Cascata/Ondulata (2024), nata dall’osservazione di Isola del Liri, città di residenza dell’artista, segnata da una storia agricola e industriale e dalla presenza di una delle rare cascate europee incastonate in un centro urbano. Qui l’acqua, un tempo emblema romantico, è stata piegata alle esigenze produttive delle cartiere sin dalla prima rivoluzione industriale.
Nei dipinti a olio, l’acqua si trasforma in lastre ondulate sovrapposte, solcate da sfere cromatiche sospese. La carta dipinta è montata su strutture in legno piegato che ne alterano la planarità, sabotando la lettura bidimensionale. Pittura e scultura si contaminano, come la cascata nega la separazione tra naturale e artificiale. Sullo sfondo, l’eco dell’oceano di Baruch Spinoza: un’immagine mobile che rimanda a una realtà unica e immanente, dove le pluralità percepite sono fenomeni transitori.
Il secondo nucleo è l’opera che dà il titolo alla mostra, Non confondere il mio dito per la luna (2023). Un tubo industriale in PVC, chiuso da membrane in gomma nera lucida, è animato da pistoni collegati a un motore che comprimono e rilasciano l’aria secondo un ritmo respiratorio. Le membrane si espandono e si contraggono in opposizione, rendendo visibile un sistema di interdipendenze cicliche. L’immagine si genera attraverso un movimento continuo, non del tutto visibile ma percepibile anche acusticamente. La comprensione avviene solo a distanza, quando l’oggetto si offre nella sua totalità.
Con Figure/Ground (2025) Hillman radicalizza l’indagine sulla percezione. Superficie pittorica, struttura scultorea e spazio espositivo entrano in un rapporto serrato. Convessità e concavità sono enfatizzate da contrasti di luce e valore cromatico, fino a dissolvere il volume in alcune condizioni luminose. Figura e fondo diventano inseparabili: ciò che si vede è insieme supporto, ombra e immagine.
Il riferimento al minimalismo americano è dichiarato nella centralità della forma e della materia, ma la postura resta attraversata da una sensibilità europea, più simbolica, che riattiva sottotraccia questioni filosofiche. Il progetto invita a sospendere le gerarchie tra forma e concetto, evocando il “the thing itself” di Wallace Stevens: un’esperienza in cui il senso delle cose si sprigiona nell’atto percettivo. L’oggetto, contemplato, diventa generatore di risonanze estetiche e spirituali, affidate alla responsabilità dello sguardo.

INFO
Non confondere il mio dito per la luna
James Hillman
12 Febbraio – 22 Marzo 2026
Galleria IPERCUBO
via dei Bossi, 2/A – Milano
www.ipercubo.eu




