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Intervista – LORENZO MATTOTTI e la mostra del Cinema di Venezia

Scrittore, disegnatore, illustratore, fumettista, regista e tanto altro ancora: questo è Lorenzo Mattotti.

Bresciano, classe 1954, uno che esordisce negli anni Settanta come autore di fumetti e nel decennio successivo insieme ad altri disegnatori fonda il gruppo Valvoline, le cui opere segnano una svolta per i fumetti italiani del periodo.

Pubblica però i suoi primi fumetti sulle testate francesi Biblipop e Circus, mentre in Italia il suo esordio avviene a distanza di pochissimo sulla rivista di controcultura King Kong. Da quei giorni è un’ascesa artistica continua, che lo ha portato a vivere a Parigi, a disegnare manifesti, copertine di libri, campagne pubblicitarie e mille altre cose.

Quando un giorno lo incontrai (eravamo insieme a Morgex, in Valle d’Aosta, perché era li che si teneva una sua mostra), ad una mia domanda su dove e come e quando lui riuscisse a scovare sempre nuove ispirazioni per i suoi lavori, lui rispose così: Per me ogni volta tirar fuori un’idea è una grande e bella scommessa.

Proprio quel giorno (correva l’anno 2021) mi annunciò, sempre disegnando, che stava presentando il suo ennesimo manifesto per la Mostra del Cinema di Venezia. Era (allora) il quarto che realizzava per altrettante edizioni. Ora però siamo arrivati a ben sette manifesti per sette edizioni consecutive e a ben sei sigle animate sempre per la Mostra. Un record davvero imbattibile. E stavolta Mattotti stupisce ancora di più, perchè nel manifesto appare persino un elefante.

Ma un elefante perché?

È stata una scelta quasi casuale, nel senso che avevo buttato giù sulla carta tanti schizzi, soprattutto in bianco e nero. Guarda, ho cominciato facendo un tappeto volante rosso, con una donna che lo cavalcava. Poi ho fatto diverse versioni di un leone volante. Alcuni disegni erano davvero fuori di testa.

Ad un certo punto ho calcato la mano, ho disegnato un rinoceronte, ma era ancora troppo poco, troppo piccolo, e così ho pensato di disegnare un animale più grande, un elefante. E su quello ho puntato. Però ho mandato tre proposte diverse… un circo praticamente.

Ma c’erano dei limiti per questo disegno?

Ma no, certe volte in passato, per altri manifesti, sono stati più rigidi, ma stavolta Alberto Barbera, il direttore artistico della Mostra, era entusiasta, che bello mi ha detto subito.

Mattotti, sette volte un manifesto e sei volte una sigla animata, cambiando sempre qualcosa… immagino che non sia certo facile..

Beh, certo, anche se le idee di fondo restano sempre quelle, il cinema e Venezia. Le ho inventate tutte mettendo via via nel disegno le cineprese, le pellicole, gli schermi, la città, le gondole, ma alla fine gli elementi, gira che gira, sono sempre quelli. Non posso pensare con le parole, devo pensare per immagini, devo creare delle atmosfere.

Lei ora vive e lavora a Parigi, ma so che ha un legame particolare proprio con Venezia, anche perché proprio alla città ha dedicato un libro di disegni…

Certo. Io ho studiato architettura proprio a Venezia, lì ho trascorso 5 anni della mia vita, e quel luogo mi ha sempre dato tanto, tantissimo. La contemplazione. La vista. L’arte. Lì ho imparato molto.

Tra i tanti lavori importanti, so che ci sono le copertine che lei ha realizzato per il prestigioso The New Yorker…

Al momento sono più di trenta, e anche per ognuna di loro ingaggio una bella sfida.

So che ha disegnato anche diversi manifesti per le prossime Paraolimpiadi a Parigi…

Si, è stato un grande lavoro, piacevole e che mi gratifica personalmente. Parigi in queste settimane è piena di questi grandi manifesti, sono dappertutto, ed è bello vederli per le strade e nelle piazze e non chiusi in qualche museo. Così li possono vedere tutti.

Il futuro?

Il mio problema è che sono tante forse troppe cose, oltre che illustratore pure pittore, regista, disegnatore di fumetti e allora è un po’ difficile dopo 40 anni di lavoro trovare sempre una motivazione, un divertimento, una voglia di fare insomma.

Oggi cosa più le interessa?

La cosa che in questo periodo più mi interessa è improvvisare ogni giorno delle immagini sui miei quaderni, e vedere cosa ancora può venire fuori.

Qualcosa come?

Qualcosa che mi meravigli. Ma non so anch’io esattamente cosa.

Sta per caso già pensando al prossimo manifesto della Mostra, quello del 2025?

No, perché questo del 2024 penso che sarà davvero l’ultimo.

ph: Claudio Moschin

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