Antonella Gerbi-la soglia del corpo

“Figurando il Paradiso tra Cielo e Terra” a Seregno

In onore di #Dante700 è organizzato il progetto espositivo “Figurando il Paradiso tra Cielo e Terra”, rassegna che vede l’esposizione di opere di: Rita Bagnoli, Giovanna Camera, Nicol Ferrari, Annamaria Fino, Antonella Gerbi, Valeriangelini, Tiziana Trezzi.

Sarà un soffio divino penetrante la dura materia che ci salverà in questo marasma che è il mondo o il faticoso intreccio di relazioni tessute e intessute in una selva chiara? Sarà il ribaltare il mondo da sotto in su nel suo brillio stellare o scavare, intagliare pazientemente la superficie delle cose alla ricerca della verità? Saranno le infinite trasparenze dell’essere o la cruda descrizione delle nostre ansie? La messa in scena delle infinite contraddizioni presenti in ognuno di noi o una fotografia sfuggente che ci confonde e depista?

Con questa mostra che si svolge in due spazi distinti di Seregno, Auditorium e Galleria Civica Ezio Mariani, e dal titolo ”Figurando il Paradiso…tra cielo e terra“, ci troviamo immersi in un percorso di ingresso, passaggio, attraversamento, di alcuni temi e suggestioni tratte dalla lettura di Dante da parte del gruppo Jam Factory composto da otto donne artiste che coinvolgono gli spazi cittadini con vari mezzi, dal teatro alla pittura dalla scultura all‘incisione, la performance, il video e la fotografia.

Se c’è qualcosa che lega questo gruppo è la perplessità che ci affligge tutti sul dare una risposta alle ingiurie della vita. E come in una Jam section, come in un concerto jazz, consapevoli del fatto che nessuno da solo può risolvere le cose, le artiste prendono la parola sintonizzandosi sulla parola dell’altra. Con le artiste del gruppo Jam Factory siamo nel campo della ricerca costante di qualcosa che cambi il mondo. Una puntigliosa opera di approfondimento delle dinamiche dell’essere per trovare risposte al nostro vivere quotidiano.
In comune le artiste hanno il bisogno di ripensare il mondo, ridare senso alle cose, mediare tra storie personali, identità, radici, spiritualità, morale, etica, conoscenza, e la dimensione universale.
Entrando nell‘Auditorium incontriamo una porta attraversata da un fulmine trasparente, opera di Antonella Gerbi che da anni lavora su materiali canonici tipo marmo o legno e sperimentando le possibilità offerte dal plexiglas è arrivata a questa fusione di elementi contrastanti ottenendo un risultato di grande profondità sia emotiva che concettuale. Questi innesti di plexiglas danno la sensazione di una materia che respira, come se da quei materiali uscisse un soffio che volendo ci riporta al soffio divino della creazione La sua ricerca si muove intorno al concetto di impermanenza che ci circonda, indagato attraverso l’osservazione quotidiana delle cose nella loro evoluzione, crescita e scomparsa.

Superata quella porta entriamo nello spazio luminoso, nella “SELVA CHIARA, nel PARADISO, arriviamo all’attraversamento della selva di tessuto di Rita Bagnoli nella quale ci perdiamo. Sono come tronchi, sacche, che piovono da un cielo di intrecci di tessuto. Rita Bagnoli dopo aver sperimentato infinite varianti sul tema della ceramica, il raku, e altri materiali duri sperimenta la leggerezza e l’impalpabilità delle Caterinette proponendo una selva transitabile non solo col corpo ma anche con gli occhi per colmare la distanza tra sé e il mondo, cercando di superare l’ineliminabile dolore della distanza, cercando con la tessitura di intrecciare rapporti sia metaforicamente che in pratica coinvolgendo altre persone a collaborare al suo lavoro.
Per contrasto, in una stanzetta buia, rivestita di nero sperimentiamo la luce sotto un’altra forma. E’ l’opera di Valeria Angelini, che si ispira al verso «Ciò che è in alto è come ciò che è in basso» (Dante) che dice “il nostro procedere terreno, di uomini, ha un tempo finito; la Natura, invece, resiliente e mutevole, si rigenera, si trasforma, il suo tempo sembra fluido, infinito”. L’artista combina la fotografia con la pittura e/o la scultura, sperimentazione e creazione sono per lei processi alchemici per la conoscenza. Alcune sue opere si basano sul concetto del puzzle per ottenere l’effetto della possibilità dello scambio, e dell’interscambio, della sostituzione, del dialogo tra parti che si incastrano e si possono sostituire.

In questo caso l’artista ci propone un ribaltamento di mondi, il cielo e la terra rovesciati, sulle stelline appese al soffitto della stanza buia sono proiettate le piante del bosco sottostante con riflessi di brillantezza magica.
Alle stelline dell’interno fanno da contraltare le stelle ben più grandi nell’acqua all’esterno, nello spazio antistante l’ Auditorium, dove sono situate le vasche d’acqua della fontana; L’uomo nell’opera dantesca è “ fra il tutto e il nulla” e a lui è dato il libero arbitrio, dirigendo la sua attenzione verso valori etici e spirituali può ambire al Paradiso, la salvezza.

Alla Galleria Civica Ezio Mariani troviamo le opere di Annamaria Fino che lavora con incisioni, acquaforte, acquatinta e xilografia, dove la linea diventa la vera protagonista, soggetto principale dell’opera, così come il conflitto tra scavo e rilievo, il bianco e il colore simboleggiano il viaggio verso la conoscenza, un percorso che l’uomo costruisce attraverso le sue scelte. Nelle sculture lo stesso scavo nella tridimensionalità procede con lo stesso ritmo incalzante, passaggi della vita in un labirinto, un viaggio di salvezza.
Le opere di Nicol Ferrari che si muove con disinvoltura in pittura tra l’astratto e il figurativo, con sovrapposizioni di trasparenze, ci dicono dell’incertezza della verità, dal continuo fluire dell’essere tra diverse forme e punti di riferimento. L’opera “TRA CIELO E TERRA” ha a che fare con l’Ottavo cielo dove si trova la costellazione della terra mentre nell’altra opera il “PARADISO”, in una sorta di anfiteatro, si trovano le anime, confuse nelle varie trasparenze.

I dubbi sul mondo, le perplessità, le domande che invadono la nostra esistenza ci sono restituite da Tiziana Trezzi con uno stile che sta tra iperrealismo e surrealismo, percorrendo i labirinti della propria interiorità, l’artista sa dare significato allo sguardo degli occhi e della mente attraverso una delicata onirica raffigurazione femminile dalla quale emerge una empatica consapevolezza della propria personale ispirazione…
E così problemi sul guardare e il vedere, sull’infinitamente piccolo e lo sfuggente ci sono proposti dal lavoro fotografico di Giovanna Camera che da parecchi anni collabora con la Regione Lombardia per la documentazione del Patrimonio Artistico sul Territorio e che ha partecipato a concorsi video, ha lavorato con la modellazione dell’argilla e la cottura della ceramica in forno Raku, con scultura in marmo, ferro e legno. Qui si rifà esplicitamente al canto XXVI dell’Inferno, e più precisamente al verso 100: “ma misi me per l’alto mare aperto” in cui Dante parla di Ulisse. E’ una scultura in argilla refrattaria, materiale nel quale c’è la consistenza dell’energia della vita. Ha la forma del cerchio, come metafora del viaggio, in cui c’è il principio e la fine – l’Alfa e l’Omega, come la ciclicità degli eventi terrestri – eterno ritorno delle vite, così come per Jung “Il se e la totalità delle psiche”.

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