COVERstory: ESTER GROSSI il limbo tra figurazione e astrazione

Il mondo artistico di Ester Grossi è in continua sospensione tra la figurazione e astratto.

Una ricerca quasi infinita che la porta a creare immagini e ritratti che hanno nelle forme, nel colore e nella rappresentazione quasi architettonica il proprio fondamento.
Elementi che rappresentano reference e palette che arrivano dalla sua formazione e dalle sue passioni: design, cinema, musica, architettura.

Ester è la protagonista questo mese della cover digitale di Hestetika.
Ecco il racconto della sua arte.

LA COVER

L’INTERVISTA

  • Il focus della tua arte è quello di codificare e indagare l’impronta visiva della nostra società attuale e di tutti i suoi simboli e stilemi. Secondo te quale è l’impronta visiva dell’attuale società e come potrebbe essere rappresentata?

In passato ho lavorato su diversi progetti che riguardavano l’immaginario popolare contemporaneo e anche il folklore e l’archeologica nella mia regione d’origine, l’Abruzzo. Pop può essere anche definita la mia attitudine a lavorare spesso con supporti e formati (ed è il caso delle cover dei dischi o dei manifesti di cinema e teatro che ho realizzato nell’arco degli anni), che hanno una diffusione che va al di là dei confini del piccolo mondo (spesso autoreferenziale) dell’arte e delle gallerie.
Per quanto riguarda propriamente la tua domanda, ciò che è del presente lo dirà soltanto il tempo, un distacco temporale necessario. A me interessa lavorare su ciò che reputo l’essenza di un’immagine.

  • Pensi che un artista si debba schierare e manifestare le proprie idee attraverso la sua opera?

No, non mi interessa l’arte troppo legata al contingente; la trovo didascalica, facile, spesso orientata al e dal mercato e soprattutto poco misteriosa. Ed il mistero è una componente fondamentale in qualsiasi forma d’arte.

  • Recentemente, in un’intervista, Emilio Isgrò ha detto che “Se non sei omologato, non arrivi, non ti considerano. Alcuni artisti sono altamente quotati per motivi ignoti; c’è tanta apparenza, poca ricerca epoca sostanza”. Cosa ne pensi di questa affermazione?

Penso che abbia ragione, ma l’arte frutto esclusivamente di calcolo lascia il tempo che trova.

  • Chi sono le donne e i personaggi che rappresenti?

I soggetti rappresentati nelle mie opere recenti, sono per me delle icone. Negli ultimi ritratti che ho realizzato l’impostazione dell’immagine è similare, classica e l’uso della geometria, la differente dinamica delle linee e dei dettagli, mi permette di modificarne l’espressività senza far uso di una figurazione più esplicita.
Mi interessa il limbo tra figurazione e astrazione, quella via di mezzo che lascia molto spazio allo spettatore per l’interpretazione dell’opera.

  • I colori e le varie cromie dei tuoi lavori rappresentano una parte importantissima della tua arte.
    Come scegli l’uso del colore?

Il senso del colore credo che derivi dalla sensibilità personale e dall’esperienza maturata e affinata nel tempo, tramite la pratica e lo studio. Credo che, in particolar modo, il cinema sia per me una fonte costante di ispirazione cromatica.

  • Che colore rappresenterebbe la tua vita in questo periodo?

Il grigio, ha tantissime sfumature ed è il vero colore dell’eleganza. Il nero è sopravvalutato.

  • Mi fai una lista dei tuoi cinque artisti preferiti in assoluto?

Difficile, ma provo a citarne alcuni. David Lynch, Mark Rothko, Bret Easton Ellis, Philip Glass, Elsa Schiaparelli.

  • Ricordi quale sia stata la prima mostra che ha illuminato la tua visione artistica? E L’ultima?

La prima mostra non saprei, ma sicuramente ricordo i primi film che mi hanno visivamente ispirata. Senza alcun dubbio i primi horror di Dario Argento. Suspiria, ad esempio, mi ha scioccata cromaticamente da bambina.

  • Hai un desiderio artistico che non hai ancora realizzato?

Molti, mi piace sperimentare e collaborare con altri artisti o professionisti provenienti da ambiti creativi differenti.
In questo momento mi piacerebbe poter affiancare un architetto per un progetto in tre dimensioni.

  • Cosa ne pensi dell’intelligenza artificiale applicata all’arte? Il tecnicismo può superare la creatività?

Premetto che avere paura del futuro mi sembra abbastanza stupido, soprattutto per un artista.
L’AI al momento non possiede una coscienza, non ha intuito, quindi non può essere equiparata alla creatività dell’uomo, alla sua anima. Sicuramente c’è un problema di regolamentazione del diritto d’autore, riguardo l’AI e l’archivio del sapere umano al quale attinge.

  • Dove ti vorresti vedere tra cinque anni?

Vorrei vedermi di più in viaggio, la dimensione che mi rende veramente felice.

  • Quando è stata l’ultima volta che hai fatto una cosa per la prima volta? E soprattutto cosa hai fatto?

Non esistono momenti identici, qualsiasi azione o pensiero, è sempre unico, dal momento che avviene in un momento specifico e irripetibile. In questo senso tutto è sempre una prima volta.

  • Se fossi un direttore/a di un magazine d’arte chi vorresti mettere in copertina? E perché?

Demna Gvasalia, perché trovo davvero interessante il lavoro che sta portando avanti nella costruzione dell’immaginario del marchio Balenciaga. E il fatto che sia divisivo lo dimostra.

L’ARTISTA

Ester Grossi, nata ad Avezzano (AQ) nel 1981.

Dopo il diploma in Moda, Design e Arredamento, consegue la laurea specialistica in Cinema, Televisione e Produzione Multimediale presso l’Università di Bologna. Si dedica da anni alla pittura ed ha all’attivo diverse mostre in Italia e all’estero. Ha realizzato inoltre manifesti per festival di cinema, musica e teatro, cover di album di band internazionali; collabora frequentemente con musicisti, video-artisti e designer per la realizzazione di progetti multidisciplinari.

LA GALLERY

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