Dal 30 aprile al 2 agosto Brian Eno firma a Parma un progetto artistico diffuso che intreccia suono, luce e architettura, occupando due luoghi simbolo: il Complesso Monumentale di San Paolo e l’Ospedale Vecchio.

A quattro anni dall’ultima creazione italiana e dopo il Leone d’Oro alla carriera assegnato da La Biennale di Venezia nel 2023, Eno torna nel nostro Paese con un intervento che non si limita all’esposizione, ma agisce come riattivazione urbana. Gli spazi restaurati diventano scenari percettivi, ambienti da attraversare più che da osservare.
SEED ai Giardini di San Paolo
Nel Complesso di San Paolo prende forma SEED, articolato in due momenti. Il primo è “Installation for Giardini di San Paolo”, installazione audio site-specific ideata con la scrittrice turca Ece Temelkuran. L’area di circa 8.000 metri quadrati sarà attraversata da tracce di musica generativa diffuse nello spazio. Nessun ascolto sarà identico al precedente. Il pubblico, muovendosi liberamente, costruirà la propria esperienza sonora.
Il progetto si concluderà con un gesto destinato a lasciare traccia: le registrazioni ambientali dell’esperienza saranno impresse su un vinile in copia unica, curato dallo stesso Eno, che entrerà nella collezione permanente della Casa del Suono. Un modo per trasformare un evento effimero in documento, senza tradirne la natura processuale.
SEED conferma l’interesse dell’artista per i sistemi generativi, per l’idea di opera come organismo aperto. Il suono non è sottofondo, ma ambiente. Non accompagna lo spazio, lo riscrive.
My Light Years all’Ospedale Vecchio
Negli imponenti spazi della Crociera dell’Ospedale Vecchio sarà allestita My Light Years, la più ampia presentazione mai realizzata in un unico contesto delle installazioni audiovisive di Eno. Un percorso che attraversa decenni di ricerca tra luce, musica e software generativo.
Tra le opere centrali figurano 77 Million Paintings del 2006 e Face to Face del 2022. La prima, definita dall’artista “musica visiva”, combina immagini e suoni in continua trasformazione grazie a un sistema algoritmico che produce combinazioni sempre nuove. La seconda parte da diciotto ritratti fotografici reali per generare, attraverso progressive mutazioni digitali, migliaia di volti inediti. Identità che emergono e si dissolvono, interrogando il confine tra reale e artificiale.
L’ampiezza dell’edificio ha imposto una progettazione attenta della disposizione delle opere. Il risultato è un itinerario che richiede tempo e disponibilità all’immersione, lontano dalla fruizione rapida a cui l’arte contemporanea è spesso costretta.
Un progetto di città
Entrambi i progetti sono promossi dal Comune di Parma e curati da Alessandro Albertini con Influxus, in collaborazione con il team di Lumen London. My Light Years è sostenuto da Fondazione Cariparma, mentre SEED si è classificato primo nell’ambito del PAC2025 promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.
Oltre al valore artistico, l’operazione segna un passaggio simbolico per la città. Il Complesso di San Paolo e l’Ospedale Vecchio, dopo lunghi interventi di riqualificazione, tornano a essere luoghi pienamente pubblici attraverso un progetto di respiro internazionale.
Eno descrive il proprio metodo come un atto di giardinaggio: piantare semi e osservare ciò che accade. A Parma questi semi prendono la forma di ambienti sonori e visivi che mutano nel tempo. L’opera non si esaurisce in un’immagine o in una traccia. Si compie nell’esperienza di chi la attraversa.
Info
Brian Eno
SEED e My Light Years
Dal 30 aprile al 2 agosto.




