A sei anni dall’avvio delle proprie attività, Fondazione Elpis di Milano inaugura una nuova fase del proprio percorso: una riscrittura dell’assetto e una ridefinizione del metodo di lavoro e di azione.

La programmazione 2026 nasce da questo passaggio e si fa esplicita espressione di un sistema che mette in relazione spazi, pratiche e tempi diversi della ricerca e del lavoro artistico. In una metropoli come Milano, dove velocità, abitudini produttive e dinamiche urbane spesso comprimono lo spazio del pensiero critico, l’attivazione di luoghi dedicati al pensare e ripensare la pratica artistica — come la Lavanderia, la Villa e l’Atelier Elpis — assume una funzione strategica: non solo come contenitori di opere, ma come infrastrutture cognitive e relazionali capaci di modificare i ritmi, le gerarchie e le possibilità del fare artistico.
Gli spazi per la riflessione artistica non sono semplicemente stanze dove si lavora; sono dispositivi che reintroducono tempi lungi, pause e dispositivi di attenzione in contrasto con l’accelerazione urbana. La Villa e l’Atelier Elpis, dedicando tempo e risorse alla residenza, ripristinano la dimensione dell’incubazione: consentono alla pratica di dilatarsi, di attraversare fasi di errore, di revisione e di inattesa convergenza. In una città come Milano — nodo economico e culturale ad alta intensità — questi spazi forniscono un contesto in cui la frenesia metropolitana si smorza, l’iper-visibilità lascia spazio a processi interni, e la lentezza diventa tecnica progettuale.
I Laboratori d’Artista 2026 si strutturano come un progetto culturale organico e stratificato, pensato per consolidare un dialogo fecondo fra pratiche artistiche contemporanee, formazione accademica e pubblico attivo. La scelta di avviare il programma negli spazi della Villa non è solo logistica: la Villa diventa luogo di incubazione e di confronto, un contenitore che favorisce la commistione tra ricerca progettuale e contesto sociale. La struttura in tre cicli, ciascuno curato da figure che rappresentano la memoria e l’innovazione della Fondazione Elpis — Irene Angenica e i collettivi Threes Productions e Murmur — garantisce una pluralità di sguardi e metodologie.
Ogni curatela porta con sé un differente approccio pedagogico e pratico: dall’indagine site‑specific e performativa alle pratiche collettive e di mediazione, fino a sperimentazioni transdisciplinari che mettono in relazione arti visive, nuovi media e pratiche relazionali. Il target dei laboratori — studenti universitari e delle accademie d’arte, professionisti delle arti visive e appassionati — definisce un terreno di lavoro eterogeneo che richiede modalità didattiche flessibili e modulabil Le modalità di partecipazione differenziate, che comprendono collaborazioni con enti formativi e open call, sono pensate per favorire sia percorsi strutturati integrati nei curricula accademici, sia possibilità di accesso indipendente per praticanti esterni.
Il primo ciclo Ensemble, curato da Irene Angenica, si configura come un progetto curatoriale che interroga e rimodella le forme della pratica artistica contemporanea attraverso la metodologia laboratoriale: tre laboratori multidisciplinari, condotti da artisti già coinvolti nelle passate edizioni di Una Boccata d’Arte, che operano come dispositivi di ricerca collettiva più che come semplici momenti performativi. L’intento è costruire uno spazio-tempo in cui la commistione di linguaggi — performance, scrittura, installazione, lavoro sul corpo — diventi terreno di indagine critica e produttiva, capace di mettere in crisi le categorie disciplinari stabilite e di generare forme ibride. La struttura del ciclo privilegia la processualità. I laboratori non propongono un apprendimento tecnico sterile, ma attivano pratiche sperimentali in cui la conoscenza si costruisce mediante esercizi ripetuti, fallimenti visibili, documentazione in progress e scambio tra pari. Questo assetto fa sì che il laboratorio diventi un luogo di produzione di sapere tacito e di dispositivi estetici in fieri: bozze di performance, mappe testuali, moduli installativi e partiture corporee che fungono da appunti pratici per sviluppi futuri. L’attenzione alla condivisione implica inoltre una dimensione pedagogica non gerarchica, dove il ruolo del conduttore è quello di facilitatore di processi di scoperta e co-creazione.
Il secondo ciclo Matter of Sound, curato da Threes Productions, indaga la materialità del suono ponendo in rapporto pratiche artistiche, savoir-faire artigianale e dispositivi performativi. L’asse concettuale che attraversa i due appuntamenti (aprile e ottobre 2026) è la trasposizione della materia in evento sonoro: non più semplice oggetto da rappresentare, ma sorgente attiva di timbro, gesto e significato. Questa prospettiva propone una critica implicita alla dicotomia soggetto/oggetto, trasformando materiali quotidiani e tecniche manuali in coautori dell’atto performativo. Il terzo Il Murmur Poetry Workshop, curato dal collettivo Murmur, nascecome un laboratorio intensivo in quattro incontri che indaga la poesia come pratica espansa, articolando il linguaggio poetico su piani testuali, vocali e performativi. L’approccio del collettivo appare orientato a considerare il poema non come oggetto finito ma come evento relazionale: ogni sessione funge da dispositivo pratico per sondare i confini tra scrittura, voce e spazio performativo, mettendo in crisi la tradizionale gerarchia testo‑voce‑pubblico.
Il programma di residenze ad Atelier Elpis si struttura come un dispositivo di produzione culturale che integra ospitalità, ricerca e restituzione pubblica, trasformando il soggiorno dell’artista in un tempo esteso di indagine e sedimentazione. Strutturato in due cicli biennali di due mesi ciascuno (marzo–aprile e settembre–ottobre 2026), e intervallato da due mostre bipersonali agli spazi della Villa, il progetto costruisce un ritmo annuale che alterna immersione laboratoriale e narrazione espositiva, favorendo la formazione di pratiche artistiche radicate nel luogo e nella relazione con il contesto. La configurazione dell’Atelier come complesso di foresterie con spazi di lavoro adiacenti impone una riflessione sull’abitare come pratica creativa: la residenza non è solo una temporanea sistemazione logistica ma un ambiente che modula i tempi del lavoro, la cura del corpo e le condizioni di produzione. La coesistenza di stanze di permanenza e atelier promuove una dialettica tra intimità e spazio pubblico, tra routine quotidiana e intensità di ricerca, rendendo la residenza un ecosistema in cui lavoro e vita si intrecciano.
Il primo ciclo di residenza coinvolge Caterina Morigi e Gabriele Ermini, pensato come restituzione della prima tranche di residenze ad Atelier Elpis, propone un dispositivo curatoriale in cui archeologia e persistenza dell’antico si rileggono attraverso le lenti dell’immaginario narrativo: sogno, finzione e storytelling non sono semplici strategie retoriche ma strumenti epistemici che riconfigurano i rapporti tra passato sedimentato e presente operativo. L’archeologia qui si declina come pratica speculativa e poetica: non meramente scavo di resti materiali, ma scavo di stratificazioni immaginative. Morigi ed Ermini operano come archeologi di mondi possibili, dissotterrando miti personali e collettivi, riattivando frammenti materiali e immateriali che funzionano come indizi per costruire narrazioni ibride. Il reperto perde l’aura di oggetto museale per trasformarsi in nodo narrativo: frammenti di ceramica, tessuti, scarti, annotazioni soniche e appunti onirici vengono assemblati in reti di senso dove l’interpretazione è sospesa tra verosimile e inventato.
La programmazione espositiva della Villa si configura come un dialogo tra stratificazioni temporali e pratiche artistiche contemporanee, proponendo un palinsesto che interroga i confini tra memoria, paesaggio e azione performativa. OROBORI, a cura di In-ruins, assume la residenza come dispositivo di ricerca: il suo itinerario pratica l’incontro fecondo tra arte contemporanea e archeologia, trasformando i luoghi in laboratori di scavo simbolico e di re-interpretazione del patrimonio. Le tre giornate (20–22 marzo 2026) organizzano uno spazio morale e concreto in cui performance, talk e laboratori funzionano come momenti complementari — la performance come attivazione corporea e temporale del sito, il talk come contesto critico e teorico, il laboratorio come pratica condivisa di produzione di conoscenza. In tal senso, OROBORI non si limita a esporre opere ma induce una prassi partecipativa che rimappa relazioni tra comunità, storia e paesaggio costruito.
La Lavanderia presenta invece Smooth Operator, progetto monografico site-specific di Villiam Miklos Andersen curato da Gabriele Tosi: una mostra che coniuga sensibilità ambientale e rigore formale, pensata per dialogare strettamente con l’architettura e la topografia del sito. Il lavoro di Andersen, già osservabile nell’intervento a Una Boccata d’Arte 2024 alle Serre di Rapolano, prosegue una ricerca sulla trasformazione dei materiali e sulle dinamiche di fruizione: l’installazione site-specific si pone come macchina di percezione che rimodula luce, suono e movimento, sollecitando lo spettatore a un’esperienza sensoriale attiva. Accompagnato da un public program mirato e da una pubblicazione dedicata, il progetto si articola su più livelli—espositivo, pedagogico e editoriale—con l’obiettivo di produrre conoscenza critica e strumenti di lettura duraturi. Entrambi i progetti rinsaldano la funzione culturale della Villa e della Lavanderia come nodi di produzione critica, sperimentazione e mediazione tra il patrimonio e le pratiche artistiche contemporanee, promuovendo una fruizione che oscilla tra ricognizione storica e contemporanea attivazione performativa.
IL CALENDARIO
19 – 20 febbraio 2026 | Villa
Laboratorio Fail again, fail better
con Agnese Fieno Spolverini e Vaste Programme
(primo appuntamento del ciclo Ensemble, a cura di Irene Angenica)
23 febbraio 2026 | Lavanderia
Anteprima stampa
Smooth Operator
Villiam Miklos Andersen, a cura di Gabriele Tosi
26 febbraio – 14 giugno 2026 | Lavanderia
Mostra
Smooth Operator
Villiam Miklos Andersen
a cura di Gabriele Tosi
2 marzo – 1 maggio 2026 | Atelier Elpis
Primo ciclo di residenze 2026
con Caterina Morigi e Gabriele Ermini
20 – 21 – 22 marzo 2026 | Villa
OROBORI
Tre giornate dedicate a performance, talk e laboratori
a cura di In-ruins
marzo – ottobre 2026 | Villa
Murmur Poetry Workshop
Quattro laboratori dedicati alla poesia
a cura di Murmur
aprile – ottobre 2026 | Villa
Matter of Sound
Due laboratori dedicati all’incontro tra suono e materia
a cura di Threes Productions
seconda metà di maggio – 14 giugno 2026 | Villa
Mostra di restituzione del primo ciclo di residenze
con Caterina Morigi e Gabriele Ermini
20 giugno – 4 ottobre 2026
Una Boccata d’Arte
20 artisti, 20 borghi, 20 regioni
Settima edizione
settembre – ottobre 2026 | Atelier Elpis
Secondo ciclo di residenze 2026




