La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma presenta dal 10 febbraio al 3 maggio 2026 la mostra Bice Lazzari.
I linguaggi del suo tempo, una grande retrospettiva di opere significative dell’artista, che ha attraversato tutto il Novecento, lasciando un segno profondo e inconfondibile, grazie al suo linguaggio unico, solitario, autentico.
Organizzate secondo un percorso cronologico e tematico già sperimentato nella prima tappa milanese alla Grande Brera, l’esposizione romana è stata notevolmente arricchita, con l’integrazione di oltre ottanta opere.
A cura di Renato Miracco in collaborazione con l’Archivio Bice Lazzari di Roma, la rassegna vedrà esposte in totale oltre 200 opere che ripercorrono l’intera carriera dell’artista: dalle opere di arte applicata degli anni Trenta e Quaranta alla costruzione architettonica di veri e propri racconti pittorici, dallo spazialismo all’informale materico, fino ad opere minimaliste realizzate con semplici aste. Per la prima volta sarà esposta anche l’opera che Palma Bucarelli scelse per la propria collezione personale. La sezione al piano rialzato, a cura di Mariastella Margozzi e dedicata all’ambito delle arti applicate, presenta circa 100 bozzetti e manufatti realizzati dall’artista per la progettazione di cuscini, gioielli, decorazioni murali, tessuti – anche per Giò Ponti – e interventi decorativi in luoghi pubblici e privati. Verranno inoltre esposti i due spettacolari arazzi progettati per la turbonave Raffaello.
A completare il percorso espositivo, una grande pittura murale di circa quattro metri offrirà una testimonianza della ricerca di Bice Lazzari. I disegni, che nella composizione segnica travalicano la decorazione liberty o déco, testimoniano un punto di svolta nella concezione del design contemporaneo.
Bice Lazzari è una figura che ha rivestito una importanza sostanziale per la storia dell’arte italiana. Conosciuta e
apprezzata in Italia e, soprattutto, all’estero, Bice Lazzari ha ricevuto numerosi riconoscimenti come la personale
dedicatale dalla Phillips Collection di Washington D.C. nel 2021, dal titolo Bice Lazzari, the Poetry of Mark Making,
l’antologica alla Estorick Collection di Londra dal titolo Bice Lazzari Modernist Pioneer nel 2022, la partecipazione
all’esposizione Women in Abstraction al Centre Pompidou di Parigi; è inoltre stata l’unica donna inclusa nella
mostra Kandinsky e l’avventura astratta, realizzata nel 2003 dal Peggy Guggenheim Collection di Venezia, per la
sua personale ricerca in direzione dell’astrattismo.
La retrospettiva della GNAMC conduce il visitatore in un viaggio attraverso l’evoluzione di una cifra stilistica che,
pur rimanendo sempre personale, ha saputo confrontarsi puntualmente con il proprio tempo, in modo radicale e
poetico, in particolare con le ricerche italiane ed europee tra il 1940 e il 1980, rivelando una originale capacità
nell’uso del colore, nonché la formulazione di un alfabeto visivo facilmente identificabile, costruito con coerenza
lungo tutta la carriera. Nel comporre questo affresco, si nota la presenza di canoni pittorici che, se decodificati,
descrivono un quadro omnicomprensivo dell’arte italiana ed europea dell’epoca.
Con Bice Lazzari si assiste all’emergere di un nuovo sistema visivo, che stabilisce una stretta relazione tra
immagine e struttura narrativa del quadro, rispondendo pienamente al principio etico del movimento: il rifiuto di
ogni cristallizzazione in forme immobili e socialmente accettate. La sua identità pittorica coincide con quella della
ricerca: una continua germinazione di forme non dirette, ma destinate a evocare un mondo proprio, intimo e
parallelo, dove il colore diventa mezzo espressivo e la creazione del segno genera una visione distesa, aperta,
priva di esitazioni. Studiare Bice Lazzari permette di mettere in luce movimenti, tendenze, assonanze e
reinterpretazioni – come lo Spazialismo veneto – o di esplorare il rapporto tra pittura e musica, indagato da Mirella
Bentivoglio, rapportandosi con i critici e studiosi più d’avanguardia dell’epoca quali Emilio Villa, Giulio Carlo Argan,
Enrico Crispolti, Filiberto Menna, Lea Vergine, Simona Weller, Guido Montana e altri.
Ma non solo; il suo essere donna e artista o meglio, come dice Simona Weller, “il femminismo di Bice, malgrado
la sua intenzione di nasconderlo”, si esplicitava nella pratica quotidiana: nel fare, nel dimostrare, nel ricercare,
peculiarità sottolineata, per la prima volta da Lea Vergine nella mostra L’altra metà dell’avanguardia. 1910-1940.
Pittrici e scultrici nei movimenti delle avanguardie storiche, Bice Lazzari diventa quindi una figura iconica per dare
valore e la giusta considerazione storica ad artiste, parzialmente dimenticate, che hanno intrapreso una ricerca
genericamente definita astratta- in un momento particolarmente intenso della produzione artistica femminile in
Italia (1969-1980).
“La Gnamc rende omaggio a un’artista di straordinaria rilevanza, che ha sperimentato con coraggio i diversi linguaggi del Dopoguerra, dando un contributo come donna e come protagonista allo sviluppo dell’arte Italiana” dichiara Renata Cristina Mazzantini, direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea.
“È un onore come storico e critico presentare oggi alla GNAMC, Bice Lazzari, una delle personalità più interessanti nel panorama artistico nella seconda parte del XX secolo – dichiara il curatore Renato Miracco – Mi sono occupato di lei da più di 20 anni e per me studiarla è una continua scoperta specie se raffrontata ai vari linguaggi artistici della sua epoca: di qui il titolo “Bice Lazzari. I linguaggi del suo tempo”. La sua identità pittorica coincide, infatti, con quella della ricerca: una continua germinazione di forme non dirette, ma destinate a evocare un mondo
proprio, intimo e parallelo, dove il colore diventa mezzo espressivo e la creazione del segno genera una visione distesa, aperta, priva di esitazioni. Misura, poesia, armonia sono gli elementi che caratterizzano il suo alfabeto compositivo, totalmente innovativo, che arriva ad una vera, emotiva, partitura musicale”.
L’Archivio Bice Lazzari, fondato nel 1981, ha catalogato oltre 3000 opere dell’Artista, svolgendo nel corso degli anni un assiduo lavoro di conservazione, restauro e valorizzazione del suo patrimonio – dichiara Maria Isabella Barone, direttrice dell’ Archivio Bice Lazzari – L’Archivio si è costituito con l’obiettivo di raccogliere e ordinare sistematicamente non solo le opere pittoriche, ma anche le poesie, le lettere, i saggi critici e i lavori giovanili di arte applicata, offrendo una documentazione completa del percorso umano e artistico di Bice Lazzari. Negli ultimi anni, l’Associazione Archivio Bice Lazzari opera con continuità per promuovere e diffondere in Italia e all’estero la conoscenza dell’opera dell’Artista, accogliendo direttori di musei, critici d’arte, studenti e ricercatori, ai quali offre la possibilità di accedere a una documentazione ampia e scientificamente accurata”.
L’ARTISTA
Bice Lazzari (Venezia, 1900 – Roma, 1981) è stata una delle protagoniste del Novecento, donna indipendente e
moderna rispetto ai tempi in cui è vissuta, ha dedicato tutta la sua vita all’arte riuscendo ad affermarsi in un campo
ritenuto all’epoca poco adatto ad una donna. Comincia a seguire i corsi di decorazione all’Accademia di Belle Arti
di Venezia nel 1916, nonostante preferisse quelli di pittura che le furono preclusi a causa delle lezioni di nudo
ritenute non adatte ad una signorina di buona famiglia. Precorritrice di una pittura astratta concettuale e molto
contemporanea ha lavorato fin dalla giovinezza nel campo dell’arte applicata, ritenuto più idoneo ad un’artista
donna, lavorando con gli architetti più in voga degli anni Trenta e Quaranta.
Nel corso della sua vita, Bice Lazzari ha creato un importante corpus di lavori (più di tremila opere) su tela e su
carta, dal figurativo degli anni giovanili, alle sperimentazioni informali degli anni 1950 – 1960, fino alla perfetta
astrazione geometrica che pratica dalla metà degli anni ’60 fino agli inizi degli anni ’80.
EXHIBITION VIEW
INFO
BICE LAZZARI
I linguaggi del suo tempo
Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
10 febbraio – 3 maggio 2026
A cura di Renato Miracco
Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
Roma, Viale delle Belle Arti, 131
gnamc.cultura.gov.it













