Paolo Mussat Sartor OBIETTIVO, ARTE POVERA Un viaggio nell’arte dal 1968 alla Galleria Gracis di Milano

Alla Galleria Gracis di Milano, OBIETTIVO, ARTE POVERA. Un viaggio nell’arte dal 1968 restituisce a Paolo Mussat Sartor il ruolo che gli spetta: non semplice testimone visivo di una stagione cruciale dell’arte italiana, ma interprete silenzioso e rigoroso di un linguaggio che ha fatto dell’essenzialità una postura etica prima ancora che estetica.

Paolo Mussat Sartor, Alighiero Boetti Manifesto, Milano, Galleria Toselli, 1972

La mostra riunisce circa trent’anni di sguardi, attraversando l’Arte Povera e la scena internazionale tra la fine degli anni Sessanta e i Novanta, in un racconto che si sottrae alla cronaca per farsi sedimentazione critica.

Il titolo dell’esposizione condensa con precisione i tre assi portanti del progetto. Obiettivo è anzitutto quello fotografico, ma anche la postura mentale di Mussat Sartor: uno sguardo che non invade, non teatralizza, non traduce l’opera in immagine spettacolare. Viaggio è invece la condizione permanente del suo lavoro, fisica e concettuale: gli attraversamenti dell’Europa — da Amsterdam a Basilea, da Parigi a Bari — diventano una pratica di osservazione lenta, laterale, spesso condotta dall’interno dell’abitacolo dell’auto. Arte Povera, infine, non è qui un’etichetta storicizzata, ma un campo di relazioni vive tra opere, artisti e luoghi, restituito attraverso una fotografia che ne condivide l’austerità e il rigore.

In mostra, le immagini che ritraggono Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Gino De Dominicis, Luciano Fabro, Eliseo Mattiacci, Mario Merz, Jannis Kounellis, Giulio Paolini, Giuseppe Penone, Emilio Prini, Michelangelo Pistoletto, Gilberto Zorio dialogano direttamente con le opere degli stessi artisti, presenti nello spazio espositivo. Un dispositivo curatoriale che chiude il cerchio e mette in tensione documento e opera, sguardo e materia, senza mai cedere alla nostalgia o alla celebrazione.

La formazione di Mussat Sartor avviene a Torino, nella galleria di Gian Enzo Sperone, tra il 1968 e il 1975, nel cuore pulsante di una scena che stava ridefinendo radicalmente il rapporto tra arte, spazio e linguaggio. Introdotto da Tucci Russo, il fotografo entra in un ambiente che non osserva da esterno, ma che attraversa con discrezione, costruendo relazioni fondate su rispetto e ascolto. Come sottolinea Andrea Bellini nel volume Paolo Mussat Sartor. Luoghi d’Arte e di artisti 1968–2008, la sua attenzione non è mai rivolta alla dimensione mondana dell’arte, bensì all’opera e alla sua grammatica interna.

È una fotografia che rifiuta il grandangolo e ogni forma di enfasi. Mussat Sartor non interpreta, non giudica, non altera. La sua è una pratica “ragionata”, come lui stesso la definisce, che cerca un dialogo mentale con il soggetto, evitando la spettacolarizzazione e l’eccesso. Un approccio che lo avvicina profondamente allo spirito dell’Arte Povera, condividendone la tensione verso l’essenziale e il rifiuto dell’ornamento.

A questa attitudine rispondono le immagini della serie Viaggi, presentate per la prima volta in questa occasione. Scattate prevalentemente con una Minox tascabile, queste fotografie catturano oggetti, frammenti di paesaggio, variazioni atmosferiche, ridotti all’osso e trattenuti solo dopo un processo di osservazione e selezione. Non appunti visivi, ma forme di concentrazione dello sguardo, in cui il viaggio diventa esercizio di sottrazione.

L’ARTISTA

Paolo Mussat Sartor è nato a Torino nel 1947, dove vive e lavora.

Autodidatta, fotografa dal 1966. Nel 1968 inizia a collaborare con Gian Enzo Sperone e conosce e fotografa gli artisti italiani e stranieri che in quegli anni espongono le loro opere nella sua galleria.
Espone e pubblica Ritratti di Artisti e documentazioni di opere in cataloghi d’arte e riviste specializzate di tutto il mondo. Collabora anche con riviste d’arte ed architettura come “Domus”, “Abitare”, “Vogue”, “Casa Vogue”, ed “Ottagono”. Nel 1979, la casa editrice Stampatori gli pubblica il volume Paolo Mussat Sartor Fotografo 1968/1978. Arte e Artisti in Italia, un libro che documenta dieci anni di collaborazione con alcuni artisti italiani contemporanei. Parallelamente, dal 1970, si dedica ad un proprio lavoro di ricerca che si sviluppa attraverso il linguaggio fotografico.

Dal 1985 interviene su stampe fotografiche, da lui appositamente realizzate, con pigmenti colorati e tecniche miste, ricavandone esemplari unici.

Considerato tra i più significativi fotografi d’arte del secondo Novecento, Paolo Mussat Sartor ha contribuito a definire lo sguardo con cui la storia dell’arte contemporanea è stata tramandata. Le sue fotografie continuano a essere esposte in mostre e istituzioni internazionali, come memoria viva e parte integrante di quella stagione straordinaria iniziata negli anni Settanta.

EXHIBITION VIEW

INFO

Paolo Mussat Sartor
OBIETTIVO, ARTE POVERA
Un viaggio nell’arte dal 1968
Fino al 10 aprile 2026
Galleria Gracis
Piazza Castello 16, Milano
@galleriagracis

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