Nostalgia della Natura – Lettura del paesaggio nell’arte cinese al Rietberg di Zurigo

«Nostalgia della natura – La lettura del paesaggio nell’arte cinese», dall’11 settembre 2020 al 17 gennaio 2021 raccoglie, presso il Museum Rietberg di Zurigo, significative opere di artiste e artisti cinesi attivi nell’arco di sei secoli.

Primo in Europa, il Museum Rietberg getta un ponte fra tradizione e modernità nell’accostare 80 capolavori dei più insigni maestri paesaggisti classici e moderni alla produzione di rinomati artiste e artisti contemporanei. L’esposizione stimola un avvincente dialogo tra le varie opere, scopre inattesi punti di contatto ma anche momenti di rottura conflittuale.

La scelta delle opere equivale a uno spaccato della storia dell’arte cinese: tra i gioielli dell’esposizione si annoverano tra l’altro i lavori dell’influente pittore e teorico d’arte Dong Qichang (1555–1636), del brillante monaco pittore Shitao (1642–1707), come pure fotografie, installazioni, video e quadri di artisti contemporanei quali per esempio Yang Fudong (nato nel 1971), di Lin Tianmiao (nata nel 1961), grande dame dell’arte d’avanguardia cinese, nonché del pittore e premio Nobel per la letteratura (nel 2000) Gao Xingijan.

La natura come ritiro e rifugio nella pittura paesaggistica cinese del passato e del presente

Già nel secolo XI il famoso pittore e teorico d’arte Guo Xi (1000 c.–1090) scrisse: «Essere legato e prigioniero nella sporcizia e nel fracasso del mondo è cosa che ripugna per natura all’uomo, il quale invece predilige vagare liberamente tra fonti e rocce».

Così molti artisti cinesi si ritirarono in campagna. Le capanne in montagna divennero il rifugio e il ritiro spirituale in cui prendere le distanze da problemi politici, sociali o anche personali e in cui ritrovare la pace in armonia con la natura.

Se nell’antica Cina furono soprattutto le lotte per il potere alla corte imperiale o la minaccia di persecuzioni e il decadimento sociale ad ogni cambio di governante a spingere artisti e dotti alla fuga verso la campagna, oggi sono il burnout professionale, l’inquinamento e il materialismo imperversante nelle città le ragioni per cui molti preferiscono la vita campestre. Anche ai giorni nostri i sogni e gli aneliti degli artisti si manifestano nell’arte del paesaggio incantando un pubblico che condivide le stesse emozioni e problematiche.

Monti e acque, boschi e nuvole – da secoli questi motivi naturali sono al centro della cultura cinese. Innumerevoli poeti hanno cantato le esperienze derivate dal contatto con la natura e molti pittori le hanno catturate col pennello. La pittura paesaggistica è assurta in breve tempo al genere più importante dell’arte cinese.

Per allusioni, riferimenti e citazioni i pittori ci trasmettono un’ampia gamma di messaggi che
possono accennare alla loro posizione sociale o nascondere allusioni politiche, nonché dar corpo a osservazioni filosofiche e letterarie oppure anche ai loro sentimenti personali. Sono questi i codici che impariamo a decifrare nella mostra», spiega la co-curatrice Alexandra von Przychowski.

Natura e cultura nella concezione occidentale

Da qualche anno è oggetto di pubblica discussione un concetto che mira a ricalibrare la nostra visione del mondo e di noi stessi. Nel cosiddetto dibattito sull’Antropocene viene chiamata in causa la separazione tra natura e cultura: è ancora possibile, su un pianeta in cui l’azione antropica trasforma in modo permanente anche le regioni più remote, distinguere tra ambiente umano e ambiente naturale? Come si potrebbe concepire e descrivere un tale mondo? Ma spesso si tende a dimenticare che la separazione tra natura e cultura sottesa alla questione è un pensiero prettamente occidentale.

La mostra «Nostalgia della natura – La lettura del paesaggio nell’arte cinese» svela al visitatore un’immagine del modo totalmente diversa: l’esposizione si incentra sul dialogo tra le opere di paesaggisti classici con artiste e artisti cinesi sia moderni sia contemporanei.

La pittura paesaggistica tradizionale della dinastia Ming (1368–1644) si basa sull’antica idea che uomo e natura costituiscano un’unità. L’uomo è partecipe dei corsi e ricorsi dell’universo, quasi egli fosse un cosmo in miniatura. Di conseguenza il mondo naturale rispecchia quello più intimo dell’uomo e dei suoi rapporti sociali esattamente come, di contro, sia gli esseri umani che la civiltà scaturiscono dalle leggi di natura e vi si conformano. I pittori adoperavano un linguaggio simbolico e iconografico altamente criptico. Il paesaggio raffigurato non è tanto una copia della natura quanto uno spazio in cui inscrivere idee comuni sul mondo e sulla società, ma anche sensazioni, atteggiamenti, speranze o persino proteste a sfondo politico. Il paesaggio si fa meta anelata, rifugio, come anche luogo di mediazione, di resistenza o di utopico ordine sociale. Uomo e natura si compenetrano nelle forme del paesaggio.

Nei lavori di artiste e artisti moderni e contemporanei si evidenzia quale sia ancora oggi l’influsso di certi elementi o rappresentazioni della tradizione – ma anche come questi si possano rivestire di significati del tutto nuovi. Quando Yang Yongliang trae formazioni montagnose dal profilo di una moderna metropoli o quando Lin Tianmiao e Wang Gongxin pongono figure spettrali di donna contro uno scenario di giardino in decadimento, oppure Shi Jinsong crea un pino con legno morto e grosse viti di ferro, essi evocano atavici modelli interpretativi e associazioni, benché li riversino, in maniera sottile o radicale, nelle sensibilità e sensazioni odierne usando vecchi codici per affrontare una nuova realtà della vita. Il desiderio di un ordine passato si accompagna ad altre sensazioni: al sentimento di alienazione, al dolore per la perdita dei valori di riferimento, ma nello stesso tempo anche al farsi coinvolgere nella nuova situazione. Come possono essere descritti i cambiamenti, come si rapporta l’essere umano a questo nuovo ambiente?

Nel linguaggio della pittura di paesaggio, quindi, il passato ha un peso notevole sui dibattiti attuali, così come le opere contemporanee aiutano a comprendere in modo nuovo i dipinti dei maestri di epoche precedenti.

Prestiti da importanti musei e collezioni

Oltre che di numerosi prestiti da musei internazionali, come per esempio il Rijksmuseum, Amsterdam, il Museum of Far Eastern Antiquities, Stoccolma e il Museum für Ostasiatische Kunst, Colonia, il Museum Rietberg può avvalersi soprattutto dei tesori della propria collezione, che in occasione di «Nostalgia della natura – La lettura del paesaggio nell’arte cinese» sono oggetto di una rilettura tematica nuova.

Grazie alla donazione del conoscitore zurighese Charles A. Drenowatz, il museo possiede una collezione di cosiddetti “dipinti letterari” di grande valore internazionale. Preziosi fulcri della collezione e della mostra «Nostalgia della natura» sono la celebre opera «Mille vette e diecimila montagne» di Gong Xian (1619–1689) o il rotolo di 13 metri «Tornare a casa o vivere in un paese straniero è lo stesso» di Xiao Yuncong (1576–1673). Con dipinti, tra gli altri, di Shen Zhou (1427–1509), Wen Zhengming (1470–1559), Mei Qing (1624–1697) e Bada Shanren (1626–1705), il Museum Rietberg presenta numerosi altri tesori della pittura paesaggistica tradizionale cinese.

La collezione dell’imprenditore svizzero ed ex ambasciatore Uli Sigg è attualmente una delle più vaste e importanti raccolte di arte contemporanea cinese. Viene considerata la rappresentazione più complessa dell’arte contemporanea del Regno di Mezzo. Sigg ne ha seguito le vicende molto prima che l’euforia per l’arte contemporanea nella Cina post-maoista si diffondesse in Occidente. Recentemente ha donato gran parte della sua collezione al Museum M + di Hong Kong. La collezione Sigg arricchisce la mostra al Museum Rietberg con opere chiave della pittura contemporanea cinese e lavori strettamente legati alla pittura a china, come «Lack Pine Tree» (2011) di Shi Jinsong e «Bardo – Mind Landscape» (2009) di Li Xi per citarne solo alcuni.

Numerosi pezzi di artisti contemporanei provengono dalla collezione svizzera di Gérard e Dora Cognié. Indifferenti all’avanzata dell’arte cinese contemporanea che negli anni 1990 aveva adottato principalmente lo stile occidentale, la coppia ginevrina si era interessata già presto a quegli artisti cinesi contemporanei che, ispirandosi al proprio patrimonio culturale, utilizzavano mezzi di espressione e tecniche nuovi. Tra i prestiti della loro collezione figurano «The Tree» di Lin Tianmiao, «Valley of the Heart 14» (2000) di Wucius Wong, «Divine Light Series No. 7» (1994) di Zhang Yu o «Paesaggio» (2009) di Li Huayi. In un prossimo futuro la collezione Cognié, che conta all’incirca 400 opere, sarà trasferita negli Stati Uniti come promised gift al LACMA, il Los Angeles County Museum for Modern Art. La mostra al Museum Rietberg è quindi al momento l’ultima occasione per vedere in Europa queste opere di elevata qualità.

I prestatori internazionali includono la dsl collection con sede a Parigi, di Dominique e Sylvain Levy, che lungo l’arco di diversi decenni è andata sviluppandosi in una delle più importanti collezioni private europee di arte cinese. Di questa raccolta il Museum Rietberg ha ottenuto in prestito per la mostra tra l’altro il video «Shanshui» (2009) di Yang Yongliang.

INFO

Nostalgia della Natura – Lettura del paesaggio nell’arte cinese
Museum Rietberg – Zurigo
Dall’11 settembre 2020 al 17 gennaio 2021

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