Sylvie Henaux, ingénieure, usine de cablage Renault, Dreux, France, 1991 © Martine Franck / Magnum Photos

Martine Franck. Regarder les autres al Forte di Bard

L’ambiziosa opera fotografica di Martine Franck (1938-2012) e la sua sincera attrazione per gli esseri umani sono al centro del progetto espositivo promosso dal Forte di Bard.

La mostra, in collaborazione con la Fondazione Henri Cartier-Bresson dal titolo Martine Franck. Regarder les autres, sarà in programma dal 9 marzo al 2 giugno 2024, nelle sale delle Cantine della fortezza.

L’obiettivo della mostra curata da Clément Chéroux, Direttore della Fondazione Henri Cartier-Bresson, è quello di far conoscere l’immenso contributo di Martine Franck come donna fotografa, celebrare le sue immagini più note dell’infanzia, della vecchiaia e del teatro, alcune delle quali sono diventate delle icone. L’artista ha documentato il grande affresco dell’avventura terrena, nella tradizione della fotografia umanista francese, lasciando un’impronta profonda e personale nella storia della fotografia del XX secolo.

«La mostra è frutto di un progetto inedito realizzato e curato dalla Fondazione Henri Cartier-Bresson su richiesta dell’Associazione Forte di Bard e avrà anche una tappa estera in Grecia nel corso del 2024 – spiega la Presidente dell’Associazione Forte di Bard, Ornella Badery –. Vengono presentate in mostra più di 180 opere, suddivise in 7 sezioni che spaziano dagli scatti che immortalano gli stadi della vita alle manifestazioni politiche, passando per le lotte femministe e i paesaggi dei luoghi a lei più cari. Un omaggio ad una delle più grandi donne della fotografia mondiale».

Martine Franck professava lo stupore e la celebrazione della vita, una gioia profonda di fronte all’umanità e allo stesso tempo lottava contro l’esclusione con tutta l’empatia che sapeva mostrare. Fotografa socialmente impegnata, divenne un’attivista per molte delle cause che fotografò attivamente. “Una fotografia non è necessariamente una bugia – ha detto -. Ma non è nemmeno la verità. […] Bisogna essere pronti ad accogliere l’inaspettato”.

Martine Franck ha un personale approccio documentale della fotografa, alla ricerca costante della vita e di quello che si spinge oltre la verità: nell’inaspettato, colto insieme alle maschere del Théâtre du Soleil e nelle rivolte del ‘68, ma anche scovato nelle case degli anziani francesi e in un monastero in Nepal. Fotografando le altre donne, privilegiate e indigenti, celebri e anonime. Avvicinando ricamatrici di doti come le giovani ragazze indiane dei piccoli villaggi di Gujarat, come ha fatto con artiste del calibro di Sarah Moon, fotografata mentre salta la corda con una ragazzina. Ha documentato gli eventi politici e sociali del XX secolo per riviste come Life e il New York’s Times, partecipato alla creazione di agenzie come Vu e il lavoro collettivo di Viva, prima di diventare una delle poche donne di Magnum Photos e la più forte sostenitrice della Fondazione Henri Cartier-Bresson.

Fotografa di grande sensibilità, Martine Franck sfiora con delicatezza la semplicità del quotidiano. Le sue immagini permettono di entrare in un mondo sospeso. Fotografie che hanno il merito di distogliere lo sguardo da focali di sicuro impatto, per portarlo su particolari intensamente simbolici. La Franck crea un meccanismo visivo che, attraverso la cura costante del rapporto tra contenuto e forma, genera immagini di singolare bellezza. La fotografia diventa per la fotografa belga un modo di comunicare emozioni, passando dai ritratti di alcuni tra i più importanti artisti e scrittori, tra cui Michel Foucault, Marc Chagall e Agnès Varda, ad un impegno sociale che si focalizza nel dare voce a sfollati ed emarginati. Ognuna delle sue fotografie nonostante nasca dall’istinto del momento, rivela una profonda cura della composizione e una potenza artistica fuori del comune. La sua arte è il riflesso di una scrittura personale segnata da geometrie, curve e linee, alla ricerca della bellezza dell’animo umano e della profondità dei cuori e delle anime, catturati nel vivo delle cose, compresa l’espressione artistica resa attraverso uno “sguardo” di eccezionale sensibilità.

 “Je ne pense pas que l’on puisse être un bon photographe si l’on n’a pas la curiosité des autres […]”.

 “Non penso che si possa essere un buon fotografo se non si ha curiosità per l’altro…”

Martine Franck

VISITE GUIDATE

Visite guidate. Tutte le domeniche alle ore 15.00, a partire dal 17 marzo 2024, il pubblico potrà approfondire i contenuti della mostra grazie ad una serie di visite su prenotazione al costo di 4 euro aggiuntivi al biglietto di ingresso alla mostra. Per informazioni: prenotazioni@fortedibard.it; T. 0125 833811

L’ARTISTA

2 aprile 1938: Martine Franck nasce ad Anversa, in Belgio. Fin dall’infanzia è abituata ad orizzonti lontani. La famiglia vive a Londra. Nel 1939, il padre, Louis Franck, si arruolò nell’esercito britannico. Martine, sua madre e suo fratello lasciarono l’Inghilterra per gli Stati Uniti durante la guerra, ritornando nel 1944. Martine compì parte dei suoi studi lì e in Svizzera dove conobbe Ariane Mnouchkine, che si affermò come una figura essenziale del teatro francese.

1956: inizia gli studi di storia dell’arte all’Università di Madrid, prima di essere ammessa all’École du Louvre, a Parigi, nel 1958.

1963: durante un viaggio in Estremo Oriente compiuto con Ariane Mnouchkine, Martine Franck inizia a fotografare gli splendori e il fascino di altre civiltà come quelle di Cina, Giappone, India, Cambogia, Nepal, Pakistan, Afghanistan e Iran.

1964: tornata in Francia, lavora a Parigi per Time-Life e diventa assistente di Eliot Elisofon e Gjon Mili prima di diventare una fotografa indipendente. Diventa membro fondatore del Théâtre du Soleil e poi fotografa ufficiale della troupe di Ariane Mnouchkine, che non abbandonerà mai, rivelando spettacoli, produzioni e vita quotidiana alla Cartoucherie.

1966: conosce Henri Cartier-Bresson poi lo sposa nel 1970.

1970: si unisce all’agenzia Vu creata da Pierre de Fenoÿl. Poi, nel 1972, partecipa alla fondazione dell’agenzia Viva insieme a Hervé Gloaguen, Guy Le Querrec, François Hers, Jean Lattes e Richard Kalvar.

1980: associata all’agenzia Magnum, ne diventa membro nel 1983. Intraprende un lavoro su larga scala per i diritti delle donne e si interessa a temi di carattere sociale nel desiderio di testimoniare la realtà.

1985: realizza numerosi reportage a sostegno di cause umanitarie, e collabora con l’associazione dei Piccoli Fratelli dei Poveri, operando a favore delle persone che soffrono di solitudine, povertà, esclusione o malattie gravi.

1995: dirige con Robert Delpire, un film di 26 minuti intitolato “Ariane et Compagnie”.

1996: viaggia in Asia dove fotografa i Tulkus, monaci bambini tibetani che vivono a Bodnath, in Nepal, e nell’India settentrionale.

2000: partecipa alla realizzazione di un film documentario dal titolo “Retour en Irlande avec Martine Franck, photographe”, diretto da Fabienne Strouvé-Beckers.

2002: espone al Musée de la Vie Romantique e crea a Parigi, con Henri Cartier-Bresson e la loro figlia Mélanie, la Fondazione Henri Cartier-Bresson, di cui diventa presidente nel 2004.

Martine Franck muore il 16 agosto 2012.

INFO

Martine Franck. Regarder les autres
Forte di Bard 9 marzo – 2 giugno 2024

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