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LORENZO MARINI “Worldtype 2023” a Roseto Design Square a Milano

Da una poltrona che si trasforma in opera d’arte, a un mondo coperto da una pioggia di lettere.

Queste le opere simbolo di Worldtype 2023, la mostra di Lorenzo Marini in programma dal 18 al 30 aprile presso lo Spazio Garibaldi 95, a Milano dove ha sede l’headquarters di Roseto, società specializzata nell’immobiliare di lusso e nelle locazioni di grande prestigio.

L’azienda milanese, in occasione del “Fuorisalone 2023” inaugura uno spazio espositivo per l’arte visiva con la personale di Marini. Curatore è Milo Goj, professore di fenomenologia dell’immagine – Semiotica visiva, presso l’Accademia di belle arti Acme. All’evento ha contribuito anche Federico Bianchi, capo dipartimento arte moderna e contemporanea della casa d’aste Art-Rite.

La personale di Lorenzo Marini ha un pizzico di sapore di “mostra antologica”. Nel percorso espositivo, infatti, presenti due Advisual del 2014, due quadri del primo periodo del Maestro. Attraverso un processo semiotico di passaggio dal figurativo al plastico, Marini è partito idealmente da due annunci pubblicitari, cui ha tolto scritte e immagini, trasformandole in pure linee, composizioni e colori.

Punto di arrivo e al tempo stessa di partenza della mostra è l’installazione Worldtype, che dà il nome alla personale. Si tratta di un mappamondo in plexiglass, 60×70 cm, ricoperto da type. Il messaggio? Nel mondo esistono più di otto mila lingue parlate, ma il linguaggio visivo è unico. Il sistema di segni creati all’uomo diventa il globo terrestre, dove mittente e destinatario si fondono in un’unica funzione.

Le altre opere, quadri e installazioni, mostrano invece l’evoluzione della Type Art, il Movimento fondato dall’artista nel 2016 e teorizzato con il “Manifesto per la Liberazione delle lettere”. Che non sono più incatenate tra loro per dare vita a delle parole, ma vivono di vita propria e possono essere il soggetto di un’opera d’arte. Per dirlo con il linguaggio della semiotica, si tratta di fonemi, di tratti distintivi primari svincolati dall’obbligo di creare espressioni formanti.

Tra le installazioni, in anteprima assoluta, Marini presenta “XIV armchair”, un autentico trono, ricoperto da una nevicata di lettere, che ricorda quelli regal-barocchi di Louis 14, ma che al tempo stesso è un omaggio alla mitica poltrona Proust di Alessandro Mendini, di cui ricorre il 35esimo anniversario. Il pensiero sottostante è creare un’opera d’arte visiva, che può anche essere goduta con il corpo. Insomma, non una sinestesia, ma un’opera che può realmente essere goduta attraverso due sensi differenti.

L’ARTISTA

Lorenzo Marini è un artista italiano che vive e lavora fra Milano, Los Angeles e New York.

Dopo aver lavorato per una ventina d’anni nella riservatezza, difendendo le sue opere dal clamore della pubblicità, settore che conosce benissimo, dal 2014 è uscito allo scoperto, e ha presentato le sue opere al pubblico con mostre personali, organizzate soprattutto in prestigiosi spazi pubblici. Proprio per questo suo dualismo, inizialmente usava il colore, la provocazione e l’impatto nella comunicazione pubblicitaria, mentre privilegiava il bianco, il silenzio e l’eleganza della riservatezza nell’arte. Sviluppa la sua poetica sotto il grande maestro Emilio Vedova, dopo aver studiato Architettura all’Università di Venezia.

Il concetto di spazio e la ricerca del visual ideale diventano il paradigma della sua pittura. Una pittura che parte dalla volontà di desemantizzare l’oggetto consumistico e il suo messaggio pubblicitario, scarnificando un concetto a una mera griglia dove l’atto di mercificazione viene annullato dalla bellezza degli elementi. In questo processo di delocalizzazione semantica Marini procede per strati suddividendo la tela in porzioni; sottraendo a ognuna l’originario messaggio lasciandone affiorare la struttura reticolare. Anche il colore scompare lasciando come protagonista indiscusso il bianco, ovvero il silenzio su tela. Le sue prime apparizioni pubbliche come artista hanno avuto luogo a Miami poi a New York. Subito dopo, nell’autunno del 2014, la Provincia di Milano gli ha dedicato una grande antologica, in cui ha presentato vent’anni di lavori. Dopo personali presso lo Spazio Oberdan di Milano, e musei di Padova e Firenze, cui vanno aggiunte presenze ad Art Basel Miami, nell’ottobre del 2016 ha tenuto a battesimo, presso il Palazzo della Permanente di Milano, la “Type Art”, movimento di cui è caposcuola. Questa nuova corrente, in cui riscopre il colore, può essere definita come l’esaltazione dello studio dell’alfabeto e in particolare delle font dei caratteri grafici. Alla Biennale di Venezia, dove ha esposto presso il padiglione Armenia, ha presentato un’ulteriore evoluzione della Type Art, il passaggio alla terza dimensione, con sette installazioni dedicate ad altrettante lettere dell’alfabeto. Nel 2021 vince il premio AVI per la mostra di contemporary art più visitata dell’anno tenuta al Complesso Museale Santa Maria della Scala di Siena.

INFO

ROSETO DESIGN SQUARE, Milano
18 – 30 aprile | dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 20.00
Spazio Garibaldi 95 (corso Garibaldi 95, Milano)

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