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Kengo Kuma – Onomatopoeia Architecture a Palazzo Franchetti a Venezia

In occasione della 18a Mostra Internazionale d’Architettura di Venezia, ACP Art Capital Partners – Palazzo Franchetti invita Kengo Kuma uno dei più innovativi ed apprezzati architetti nel panorama internazionale.

Sono circa 22 le maquette dell’archittetto giapponese esposte.

Partendo dall’onomatopea, che è l’atto di creare o usare parole che includono suoni simili ai rumori ai quali si riferiscono, Kengo Kuma dà forma ad una sensazione fisica che esprime la sua idea di architettura sostenibile, dove i materiali sono di recupero e le persone e le cose si ricongiungono.

Riscoprendo le tradizioni giapponesi e i suoi materiali più utilizzati – legno, carta e metallo – l’architetto decide di reimpiegarli in modo più contemporaneo. Nella sua visione, le superfici non coinvolgono solamente la vista, ma anche i sensi di olfatto e tatto. Attraverso l’esposizione di alcune maquette dei suoi edifici più celebri, i visitatori sono incoraggiati a scoprire i suoni dei diversi materiali

Il modo in cui Kengo Kuma si pone verso materiali è un punto chiave della sua originalità.
Nato a Yokohama nel 1954, l’architetto giapponese considera il mondo stesso un materiale e studia nel dettaglio ogni sito dei suoi progetti prima di fare schizzi, cercando di comprendere in maniera autentica i luoghi e di creare architetture che siano non solo in dialogo con l’ambiente, ma anche radicate nello spazio e nel tempo. Kuma ritiene che i materiali siano indissolubilmente legati al luogo.

Attraverso il materiale possiamo imparare a conoscere il luogo ed avvicinarci alla sua specificità. Diventando amico dei materiali, ho potuto imparare le cose più importanti», afferma.

Il suo approccio progettuale si ispira spesso al passato ed è sicuramente strutturale sotto molti aspetti, ma allo stesso tempo è anche tattile, sensoriale e talvolta sensuale. La sua sensibilità include il ritmo e il flow, elementi tipici della musica. Gli edifici progettati da Kuma hanno spesso una leggerezza inaspettata o un tipo di movimento che lui stesso attribuisce al suo processo di concetto musicale. Evitando il più possibile l’uso del cemento, realizza opere che sembrano posarsi delicatamente sul terreno, talvolta sembrando evanescenti o addirittura ambigue.

Kuma si definisce un “materialista” nel senso fisico del termine. La sua ricerca interattiva di materiali da costruzione nuovi e (a volte) antichi gli ha fatto capire che esiste una ricchezza di oggetti e materiali nuovi e diversi che aspettano di essere scoperti.

L’onomatopea non vede l’architettura come il soggetto delle operazioni di attori di un rango superiore (gli architetti), ma pone architettura ed esseri umani sullo stesso piano. Gli architetti non sono a capo dell’architettura, ma camminano attorno ad essa insieme ai fruitori. L’onomatopea è simile alla voce di un animale emessa a livello fisico ed esperienziale.

Ogni volta che vado a Venezia e mi sento vicino all’acqua come “materiale”, penso al dialogo tra l’umano e il materiale. In questa mostra a Palazzo Franchetti vorrei mostrare come io creo il dialogo con i materiali. In questo dialogo non faccio quasi mai uso di un linguaggio influenzato dalla logica. E quando lo uso, è impossibile farmi capire. Ecco perchè uso sempre l’Onomatopea. La materia e il corpo parlano tra loro e risuonano quando usano questo linguaggio primitivo».

Dopo la Seconda guerra mondiale il materiale preferito dagli architetti era il cemento, elemento pratico ed economico per ricostruire velocemente ciò che era stato distrutto. Kuma aveva la sensazione che i materiali dell’architettura contemporanea comune rifiutassero in larga parte il passato. Ma è nel passato che si nascondono gli indizi per costruire un futuro migliore.

Frequentare l’Università di Tokyo negli anni Settanta per Kuma ha significato confrontarsi con maestri dell’architettura del tempo come Kenzo Tange, rinomato per il suo ampio uso del cemento e scoprirsi, dunque, una specie di outsider. Invece di seguire le orme moderne di Tange o cercare ispirazione nella tradizione giapponese, ha trovato la propria libertà espressiva grazie al suo background internazionale.
Nel 1985-86 è Visiting Student presso la Columbia University a New York. Qui comincia a guardare alle soluzioni tradizionali antiche, comprendendo che spesso queste portavano con sé lo spirito e i pensieri del tempo. La riscoperta delle tradizioni giapponesi avvenne durante la condivisione della cerimonia del tè con alcuni suoi amici americani nello spazio che aveva ricreato come una vera teahouse. In quell’occasione notò quanto gli americani fossero attratti dal design giapponese.

I suoi edifici si trovano in molte parti del Giappone, ma anche in Italia, Stati Uniti, Cina, Francia, Australia, solo per citare alcuni paesi. La mostra, allestita da ACP Art Capital Partners – Palazzo Franchetti in collaborazione con Kengo Kuma and Associates, include una mappa riepilogativa dei suoi progetti e presenta le maquette dei suoi edifici più importanti suddivisi per aree onomatopeiche. Dispositivi audiovisivi ne potenziano la fruizione. Per l’occasione, Kuma ha progettato una struttura temporanea concepita specificamente per il giardino interno di ACP – Palazzo Franchetti. Alta oltre 5 metri e realizzata in alluminio, sarà fruibile dai visitatori.

La realizzazione di questa affascinante e coinvolgente mostra è stata possibile grazie al prezioso supporto di Qatar Creates e Qatar Museums, sotto la guida di Sua Eccellenza Sheikha Al Mayassa bint Hamad bin Khalifa Al-Thani. Qatar Creates è il movimento culturale nazionale, di durata annuale, che cura, promuove e celebra le diversità delle attività culturali in Qatar, mettendo in mostra arte, cultura e creatività. Qatar Museums, la principale istituzione nazionale per l’arte e la cultura, offre esperienze culturali autentiche e stimolanti attraverso una rete crescente di musei, siti storici, festival, installazioni di arte pubblica e attività. QM preserva ed espande le offerte culturali della nazione, condividendo con il mondo l’arte e la cultura del Qatar, del Medio Oriente, del Nord Africa e dell’Asia meridionale (MENASA) e arricchendo la vitaa di cittadini, residenti e visitatori.

Sua Eccellenza Sheikha Al Mayassa bint Hamad bin Khalifa Al-Thani, Presidente dei Musei del Qatar, ha dichiarato:

In qualità di organizzazione che sta attivamente incaricando architetti internazionali di spicco per collaborare allo sviluppo di nuove istituzioni culturali ed educative, i Musei del Qatar sono lieti di avere una presenza a Venezia durante la Biennale di Architettura per l’eccezionale presentazione di ACP – Palazzo Franchetti dell’opera di Kengo Kuma, la cui architettura è veramente esemplare nel connettere un patrimonio culturale radicato e modernità globale, un equilibrio che ci sforziamo di replicare nel nostro sostegno alle industrie creative sia in patria che all’estero».

L’ARCHITETTO

Kengo Kuma nasce a Yokohama nel 1954. Fin da bambino rimane affascinato dall’architettura e dalle sue potenzialità e dopo il diploma si iscrive alla facoltà di Architettura dell’Università di Tokyo, dove negli anni Settanta la filosofia prevalente legata al largo uso del cemento era guidata da Kenzo Tange. Non riconoscendosi in questi ideali, Kuma intraprende una carriera che lo porta realizzare piccoli progetti sparsi per tutto il Giappone utilizzando prevalentemente materiali come legno e metallo. Tra questi, ricordiamo il progetto residenziale Water / Glass in alluminio e vetro completato nel 1995 nella provincia di Shizuoka, l’edificio commerciale in legno River / Filter, terminato nel 1996 a Fukushima e il museo del canale Kitakami, una struttura ipogea progettata nel 1998 nella provincia di Miyagi, solo per citarne alcune. A partire dagli anni 2000 il suo successo si afferma sulla scena internazionale, grazie anche alla realizzazione di Space Design, l’allestimento per il Padiglione del Giappone alla Biennale di Venezia del 1995. Da allora i suoi progetti si possono ammirare in moltissimi paesi come Cina – ad esempio il Museo Xinjin Zhi realizzato nel 2011 nella regione di Sichuan e la Tea House a Pechino completata nel 2014; Francia – come l’Albert Kahn Museum completato a Boulogne Billancourt nel 2022 e l’edificio EDA a Parigi attualmente in costruzione; Regno Unito – la sede del Victoria&Albert Museum a Dundee in Scozia completata nel 2018; Italia – l’installazione per il distretto della ceramica a Reggio Emilia dal titolo Ceramic Cloud del 2010 e il Centro Congressi della fiera di Padova terminato nel 2021; Stati Uniti – la Dallas Rolex Tower completata nel 2018; Australia – il centro comunitario The Exchange a Sydney nel 2019 e molti altri. Nel complesso, Kengo Kuma ha realizzato oltre 400 tra edifici ed installazioni in tutto il mondo.

INFO

Onomatopoeia Architecture
Kengo Kuma
ACP – Palazzo Franchetti, Venezia
Dal 14 maggio al 26 novembre 2023

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