Dopo aver esposto nella primavera del 2019 โI quadri dellโorboโ, Giancarlo Cerri, artista ipovedente nato negli anni Trenta a Milano dove da sempre vive e lavora, dal 26 maggio al 26 giugno 2021 ritorna al Centro Culturale di Milano in Largo Corsia dei Servi 4 con unโantologica dedicata interamente alla forza espressiva del bianco e nero dal titolo โQuando lโorbo ci vedeva beneโ.
La mostra, nata in collaborazione con il Centro Culturale di Milano e che rappresenta anche un ulteriore segnale da parte della cittร di Milano di far ripartire la cultura in cittร dopo lโemergenza Covid-19, vuole essere un omaggio allโincanto del bianco e nero, ricerca dellโessenziale, le due estremitร della tavolozza, i โnon-coloriโ che sembrano incapaci di interagire con lโanima ma che invece, come nessun altro, determinano fortissime tensioni emotive.
Artista e grafico pubblicitario sin dagli anni Cinquanta, convinto da sempre che la pittura e la personalitร di un pittore si esprimano โin pareteโ, Giancarlo Cerri ha attraversato appieno gli anni 60/70 dellโarte milanese conoscendone alcuni dei principali protagonisti.
Sebbene come artista abbia trovato il maggiore riscontro di notorietร a partire dalla seconda metร degli anni Settanta, in realtร Cerri si era giร fatto notare con due personali alla storica galleria Barbaroux di Milano, nel 1969 e nel 1972, ovvero in uno dei templi della grande pittura figurativa novecentesca, che lo aveva subito percepito come la โcostolaโ di due suoi campioni, Carrร e Tosi.
LA MOSTRA
A Milano Giancarlo Cerri presenta 43 opere, la maggior parte disegni a carboncino o inchiostro su carta, divise su quattro sezioni: 20 figure tra ritratti e nudi femminili, 9 tra paesaggi e nature morte, 8 sequenze e 6 dipinti di arte sacra. I lavori presenti a Milano, molti dei quali mai esposti sino ad ora, sono stati tutti realizzati tra gli anni Sessanta e il 2004, anno in cui la grave maculopatia ha costretto lโartista prima a rallentare e poi a fermare per oltre dieci anni la propria attivitร pittorica.
Giancarlo Cerri: ยซIl bianco e nero racchiude in sรฉ la struttura portante del quadro futuro. Esprime i valori plastici dellโopera, i suoi significati. Custodisce lโidea, ma puรฒ farlo solo se lo sorregge una tecnica esecutiva solida. Ecco perchรฉ le etichette โfigurativoโ, โinformaleโ e โastrattoโ sono, e nel mio caso piรน che mai, soltanto le definizioni di un periodo: il disegno resta sempre la base piรน solida per ogni tipo di pitturaยป.
ร dunque la consapevolezza del valore assoluto del disegno nel processo creativo che Giancarlo Cerri vuole rimarcare e che appare evidente nelle opere esposte, per ribadire – come sottolinea Elisabetta Muritti nel suo testo in catalogo – che il disegno รจ lโidea prima del colore, e di conseguenza รจ lโanima dellโopera, di ogni opera. Dopo il disegno, solo dopo, e solo eventualmente, ci potrร essere il โcorpo a corpoโ con il colore.
Il bianco e nero possono essere entrambi sinonimi di eleganza, assolutezza e purezza, oppure lโuno lโopposto dellโaltro, luce e ombra, idea di unione versus idea di vuoto. Tuttavia, per Giancarlo Cerri cโรจ un colore onnipresente e onnipotente che lo ha sempre accompagnato nella sua crescita artistica, il nero, fondamentale per un pittore come lui che intende la pittura come energia.
Non solo. Nei suoi quadri lโartista mutua lโuso del nero a seconda dei soggetti, anche perchรฉ, come ha sempre sottolineato, per lui si deve parlare di Neri, al plurale, in quanto il nero viene di volta in volta rielaborato con lโinserimento dei colori primari rosso, blu e giallo.
Il corpo piรน ampio delle opere esposte a Milano sono 20 disegni su carta fra ritratti di donne e nudi femminili dove lโuso del nero, una volta scevro il campo dalla distrazione del colore, ne esalta la sensualitร di una curva del corpo o semplicemente di uno sguardo.
Sara, Ester, Maddalena sono i nomi di volti e di corpi di giovani donne catturate con pochissimi, sicurissimi tratti, a racchiudere misteri e non detti di donne che erano lโespressione di una nuova femminilitร che avanzava, evidente nellโItalia degli anni Sessanta e Settanta, e che Giancarlo Cerri ha decisamente saputo imprimere sulla carta.
Il secondo gruppo di opere in mostra comprende 9 lavori di paesaggi e nature morte, tutti realizzati tra gli anni Sessanta e Ottanta, dei quali 7 su carta (5 paesaggi e 2 nature morte), e 2 studi su tela (1 cava e 1 foresta), dove รจ chiara la vocazione informale dellโartista e dove i segni agiscono in maniera forte e decisa sul sistema percettivo di chi guarda.
Le ultime due sezioni della mostra sono invece composte da 8 sequenze, disegni astratti su tela degli anni Novanta, sviluppo consequenziale delle ricerche naturalistiche del decennio precedente ed approdo allโastrazione pura, dove ciรฒ che conta non รจ piรน il racconto ma lโimmagine, e da 6 opere di arte sacra, cinque su tela e un disegno su carta applicato su tavola, nate da quellโ11 settembre 2001 che ha cambiato per sempre lโOccidente.
Se negli studi delle Sequenze il nero mostra chiaramente come sarร la densitร e la forza del quadro, nelle opere di arte sacra il nero, profondo come una crepa o una ferita, sommato allโassenza del colore, vuole sottolineare la gravitร e allo stesso tempo la spiritualitร di scene drammaticamente tragiche. Opere che nascono dalla visione di uomini e donne che, sperando di fuggire alle fiamme e alla morte certa, si lanciano nel vuoto a braccia aperte, come croci capovolte, nella vana fede di un destino differente.
La mano del Giancarlo Cerri โreligiosoโ, lui che รจ da sempre laico, incide la tela con rigorosa sofferenza, riuscendo ugualmente a trasmettere i valori spirituali della misericordia e del senso di pace che si possono trovare anche nella tragedia.
Il catalogo della mostra presenta un approfondito contributo critico di Elisabetta Muritti.
A tutti i visitatori presenti il giorno dellโinaugurazione verrร dato in omaggio una copia del catalogo firmato dallโartista.
L’ARTISTA
Giancarlo Cerri รจ nato a Milano negli anni Trenta, cittร in cui da sempre vive e lavora. Ha iniziato a dipingere giovanissimo nella metร degli anni Cinquanta. Dal 1956 al 1976 la sua attivitร si svolge fra pittura e grafica pubblicitaria.
Dal 1977 si dedica esclusivamente alla pittura, con alcune incursioni nel campo della critica dโarte. Dal 1988 al 1995 รจ direttore artistico del Centro Culturale De Gasperi di Milano.
Per una grave malattia oculare non dipinge piรน da diversi anni, le sue ultime opere risalgono alla primavera del 2005.
Nel mese di febbraio 2012 ha pubblicato โLa pittura dipinta โ le mie quattro stagioniโ, un volumetto dove egli spiega le sue quattro stagioni di pittore: 1955-1975, figurazione tipicamente italiana con riferimenti alla pittura novecentista in cui prevale la tematica del paesaggio; 1976-1991, periodo informale materico naturalistico, eseguito su tele di vaste dimensioni aventi per tema dominante le โGrandi foresteโ; 1992-2005, percorso nellโastrattismo essenziale, opere dipinte con il solo uso di due-tre colori, ovvero le โSequenzeโ e โGrandi sequenzeโ.
Tra il 2001 e il 2005, dipinge un ciclo di quadri di arte sacra aventi quale principale soggetto la Croce, intesa come simbolo della umana tragica sofferenza.
La sua ultima mostra, โI quadri dellโorboโ, si รจ svolta al Centro Culturale di Milano nel 2019.
INFO
GIANCARLO CERRI โQUANDO LโORBO CI VEDEVA BENEโ Testo critico di Elisabetta Muritti Centro Culturale di Milano Largo Corsia dei Servi 4 26 maggio โ 26 giugno 2021 Ingresso libero Inaugurazione Mercoledรฌ 26 maggio dalle 18 alle 21 Orari di apertura al pubblico lun-ven 10.00-13.00, 14.00-18.00; sab 15-19 |