Si intitola Cicatrici la nuova mostra promossa da Jam Factory presso la Galleria Civica E. Mariani di Seregno.
Una parola sola, netta, senza aggettivi di sostegno. A fare da contrappunto il sottotitolo, Segni visibili di storie invisibili, che orienta subito lo sguardo: non un’esposizione tematica in senso decorativo, ma un’indagine sul trauma come traccia, sulla ferita come dispositivo di memoria individuale e collettiva.
L’etimo latino cicatrix resta un unicum linguistico, isolato, privo di parentele evidenti. È già in questa solitudine semantica che si annida il senso del progetto. La cicatrice è ciò che certifica una guarigione, ma al tempo stesso sancisce la fine dell’integrità. È prova e ammonimento. Ricorda che qualcosa è accaduto e che nulla può tornare allo stato originario.

La mostra estende questa riflessione dal corpo alla geografia. Le ferite della Terra, inflitte da eventi naturali o dall’intervento umano, ridisegnano territori e coscienze. Terremoti, guerre, deforestazioni, inquinamento incidono la superficie del pianeta come bisturi fuori controllo. Le cicatrici ambientali diventano mappa di una fragilità crescente, archivio visibile di scelte miopi e violenze sistemiche.
Accanto a queste lacerazioni evidenti, l’esposizione affronta quelle intime. Solchi che non si mostrano, fratture interiori che non hanno una cronologia verificabile. Qui la guarigione è un processo opaco, spesso solitario, talvolta affidato a un aiuto esterno. La cicatrice interiore non si esibisce, ma orienta il modo in cui si attraversa il presente.
Il percorso si chiude con la performance Solo l’amore può, momento conclusivo che traduce in gesto l’impianto teorico della mostra. Su una piazza viene tracciata una grande cicatrice con nastro adesivo colorato, composta da parole che agiscono come ferita e come possibilità di riscatto: giudizio, paura, silenzio, aspettative, passato, amore, fiducia. I performer scelgono il termine che li attraversa, lo sottraggono alla linea della frattura e lo trasformano in gioco, disegnando con gessi colorati campi ispirati al “Mondo”. La piazza muta statuto: da segno di trauma a spazio ludico condiviso. Non una terapia collettiva, ma un gesto simbolico che rimette in circolo responsabilità e partecipazione.
La curatela, condivisa con Michela Ongaretti, costruisce un percorso plurale in cui pittura, scultura, video e azione performativa dialogano senza gerarchie.
GLI ARTISTI
In mostra: Rita Bagnoli, Giovanna Camera, Sofia Colombo, Chiara Di Salvo, Annamaria Fino, Marcello Francone, Antonella Gerbi, Paolo Matteucci, Cinzia Soverchia, Tiziana Trezzi, Elisabetta Urso, Aurora Vettori, Elend Zyma. Linguaggi differenti, un medesimo campo di tensione.
Attiva sul territorio da anni, Jam Factory nasce dall’esperienza condivisa di artiste formatesi all’Accademia di Brera e ha costruito nel tempo una progettualità che intreccia ricerca estetica e responsabilità civile. Mostre, simposi, performance pubbliche, collaborazioni con enti e scuole compongono un tessuto operativo che mira a fare dell’arte uno spazio di confronto e non di semplice esposizione.
INFO

CICATRICI
ESPOSIZIONE: Dal 7 AL 15 Marzo 2026 – Galleria Civica E. Mariani
INAUGURAZIONE: 7 Marzo ore 16.00 – Sala Monsignor Gandini Seregno
PERFORMANCE: 15 MARZO ore 16.00 – Piazza Concordia Seregno




