È l’artista indonesiana Dian Suci la vincitrice della decima edizione del Max Mara Art Prize for Women, il premio promosso da Collezione Maramotti e Max Mara Fashion Group, quest’anno dedicato per la prima volta alla scena artistica dell’Indonesia.
L’annuncio è arrivato oggi, 7 maggio 2026 a Venezia, in concomitanza con l’apertura della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia.
La vincitrice è stata proclamata da Cecilia Alemani, presidente della giuria del premio, insieme a Sara Piccinini, Venus Lau ed Elia Maramotti.

Dian Suci fa parte di una rosa di cinque finaliste insieme a Betty Adii, Dzikra Afifah, Ipeh Nur e Mira Rizki, è stata nominata da una giuria selezionata e presieduta da Cecilia Alemani e composta dalla Direttrice del Museum MACAN Venus Lau, dalla curatrice Amanda Ariawan, dalla gallerista Megan Arlin, dalla collezionista Evelyn Halim e dall’artista Melati Suryodarmo.
Nata nel 1985 a Kebumen e attiva a Yogyakarta, Dian Suci lavora tra installazione, pittura, scultura e video, sviluppando una ricerca che intreccia dimensione domestica, politica e spiritualità. Le sue opere affrontano temi come patriarcato, autoritarismo, capitalismo e condizione femminile, spesso a partire dalla propria esperienza quotidiana di madre single.
Con il progetto Crafting Spirit: Cultural Dialogues in Heritage and Practice, l’artista ha convinto la giuria grazie a una riflessione sull’incontro tra artigianato religioso e sistema capitalistico, attraverso un confronto tra Italia e Indonesia. Il progetto indaga la produzione di oggetti votivi e immagini sacre come terreno di tensione tra ritualità, mercato e memoria culturale, interrogandosi sulla possibilità che la spiritualità possa ancora sopravvivere in sistemi dominati dalla produzione seriale e dalla mercificazione.
Il premio offrirà all’artista una residenza itinerante di sei mesi in Italia, ideata dalla Collezione Maramotti per permetterle di sviluppare il progetto. Il percorso si concluderà con una mostra personale presso il Museum MACAN nell’estate 2027, seguita da una seconda tappa autunnale alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia, che acquisirà le opere prodotte durante la residenza.
Il nuovo corpus di opere intende rintracciare l’incarnazione della fede, della cura e della ritualità nei gesti e nel lavoro manuale. Suci considera l’artigianato un archivio vivo, una testimonianza delle tradizioni e della memoria di un popolo, portavoce e specchio delle evoluzioni e delle trasformazioni culturali, sociali ed economiche. Radicata nella cultura indonesiana, la sua visione estende il concetto di spiritualità oltre l’ambito puramente religioso, per toccare una dimensione in cui, attraverso azioni ripetitive e attente che nascono dal corpo, gli esseri umani conferiscono significato a ciò che resta inespresso. Crafting Spirit indagherà gli intrecci tra credo e produzione artigianale, e in particolare la trasformazione del sacro in presenza materiale come riflesso di logiche invasive di profitto e globalizzazione.
Grazie al supporto di specifici tutor e attraverso attività di ricerca, escursioni e lavoro in studio, Suci potrà approfondire il movimento silenzioso della spiritualità all’interno del corpo, dei gesti e dei materiali, nel processo di produzione seriale e di mercificazione. L’artista entrerà in relazione con comunità e congregazioni religiose, con docenti universitari e con artigiani e artisti che la accompagneranno nella ricerca e nell’acquisizione delle competenze tecniche necessarie a realizzare le nuove opere.
La prima tappa della residenza di Suci sarà Assisi, in Umbria, dove avrà l’opportunità di vivere alcune settimane con la comunità del Monastero di San Masseo, confrontandosi con lo stile di vita dei monaci e incontrando produttori di artigianato cattolico. Successivamente con la guida teorica di Francesco Lampone, esperto di storia locale, e dell’artista Peter Bartlett, Suci esaminerà le contraddizioni che intercorrono tra religione e capitalismo.
L’artista si sposterà poi a Roma, nel Lazio, ospite dell’Istituto Svizzero. Questa tappa le darà l’occasione di assistere al rituale della Messa in San Pietro, accompagnata da un esperto di liturgia che la guiderà nell’esplorazione e nell’ analisi della simbologia e dei significati nascosti del rito.
La tappa seguente vedrà Suci viaggiare verso Lecce, in Puglia, per dedicarsi all’approfondimento delle celebrazioni religiose regionali, della lavorazione e della storia della cartapesta in Oriente e Occidente, in un percorso creato appositamente per lei dall’artista e artigiana Stella Ciardo, dal curatore Gioele Melandri e da P.I.A – Scuola Indipendente per le Arti Visive e gli Studi Curatoriali.
Il periodo conclusivo della residenza avrà il suo centro a Firenze, in Toscana. Qui Suci parteciperà a un laboratorio ideato dalla restauratrice di beni culturali e docente presso l’Opificio delle Pietre Dure e l’Accademia di Belle Arti di Bologna, Chiara Mignani, per apprendere la tecnica e l’evoluzione storica della tempera all’uovo. Presso la Fondazione Arte della Seta Lisio, l’artista acquisirà padronanza nella tessitura su antichi telai manuali e amplierà la conoscenza delle loro applicazioni nel contesto ecclesiastico.
Dian Suci, decima vincitrice del Max Mara Art Prize for Women ha affermato: “Sono profondamente onorata di essere stata selta come vincitrice del Max Mara Art Prize for Women. La mia proposta, Crafting Spirit: Cultural Dialogues in Heritage and Practice, nasce da narrazioni di corpi e memoria nelle vite e nei gesti di donne artigiane, il cui lavoro si trova spesso in equilibrio tra devozione e sopravvivenza. Questo riconoscimento mi offre l’opportunità di ampliare la mia ricerca tra l’Indonesia e l’Italia, e di apprendere da tradizioni e rituali che racchiudono la spiritualità all’interno dei corpi che creano. Accolgo questa opportunità con gratitudine e con l’impegno ad ascoltare, imparare e tradurre questi incontri in forme che onorino l’intimità del lavoro umano e la profondità della continuità culturale”.
Luigi Maramotti, Presidente di Max Mara Fashion Group: “Il promettente progetto di Dian Suci, Crafting Spirit. Cultural Dialogues in Heritage and Practice, esplora gli ambiti della ritualità e della gestualità intrecciandoli con tecniche artigianali antiche e con la loro storia, in un dialogo costante tra Oriente e Occidente. La ricca tradizione dell’artigianalità italiana, nelle sue molteplici sfaccettature, è il cuore stesso del Max Mara Art Prize for Women, che si propone anche di mettere in relazione due mondi distinti, ma allo stesso tempo complementari, come l’arte e l’artigianato. Sono lieto di vedere che, la prima giuria nominata in occasione di questa nuova incarnazione globale del Premio, abbia coraggiosamente preservato e anzi riaffermato uno dei suoi valori fondanti con questa scelta. Sarà interessante osservare gli esiti di questa esplorazione e il confronto tra questi mondi”.
Sara Piccinini, Direttrice della Collezione Maramotti: “Ringraziamo sentitamente tutta la giuria della decima edizione del Max Mara Art Prize for Women per il fondamentale lavoro di selezione delle artiste finaliste e della vincitrice, Dian Suci. La residenza, messa a punto insieme all’artista stessa, costituirà uno spazio privilegiato di scoperta, sperimentazione e dialogo per sviluppare il suo articolato e affascinante progetto. Insieme alle tappe di Lecce e di Firenze, focalizzate principalmente sull’acquisizione di competenze tecniche, sono convinta che l’esplorazione di Assisi durante le celebrazioni per gli 800 anni dalla morte di San Francesco e la visita a Roma nell’anno successivo a un Giubileo le offriranno un’esperienza unica per analizzare le dinamiche contemporanee tra artigianato, religione e globalizzazione”.
Venus Lau, Direttrice del Museum MACAN: “La pratica artistica di Dian Suci si contraddistingue soprattutto per la sua capacità di usare diversi mezzi espressivi e muoversi con disinvoltura tra diverse discipline culturali. Formatasi come architetto, e in seguito diventata artista autodidatta, Suci ha sempre mantenuto una posizione indipendente rispetto alle istituzioni artistiche tradizionali. Questa autonomia ha da sempre conferito al suo lavoro una sensibilità e un’acutezza concettuale uniche. L’opera di Suci esprime efficacemente una versione tutta al femminile del concetto di forza, che si manifesta in maniera tanto più dirompente quanto più ci si concentra nella sottile esplorazione delle vulnerabilità della vita domestica. Questa artista possiede una straordinaria capacità di trasformare la resilienza in energia creativa. Sono convinta che questa residenza in Italia le fornirà il contesto ideale in cui nutrire questa sua ricerca artistica, che pure si presenta in linea con una lunga tradizione di maestria tecnica e consapevolezza dei materiali. Un’opportunità del genere contribuirà senz’altro a perfezionare il progetto presentato, fornendo anche ulteriori stimoli alla pratica di questa artista”.
Cecilia Alemani, curatrice del Max Mara Art Prize for Women: “Il lavoro di Dian Suci mi ha colpita per la straordinaria capacità di trasformare la dimensione domestica e quotidiana in un terreno di resistenza politica. La sua ricerca si inserisce perfettamente nel DNA di questo premio, che per la sua decima edizione sceglie di esplorare le geografie dell’Indonesia. La specificità del progetto di Dian risiede nello sguardo analitico con cui indaga la spiritualità: non come fuga dalla realtà, ma come forma di resilienza contro le logiche invasive del capitalismo e della produzione seriale. La sua residenza in Italia sarà un vero e proprio dialogo culturale: il contrasto e le analogie tra l’artigianato sacro umbro, la tradizione della cartapesta leccese e le maestranze fiorentine offriranno a Dian gli strumenti per mappare come il gesto manuale possa ancora farsi custode di una memoria collettiva e di un credo che resiste alla mercificazione della vita e dell’arte”.







