L’arte non è soggetta a un unico istante: è un continuum che attraversa epoche, culture e linguaggi, ricomponendo relazioni tra passato e presente.
Questa atemporalità non è fuga dalla storia, ma capacità di instaurare dialoghi trasversali che rendono visibile la persistenza delle tracce umane nel mondo. La mostra “Terre rupestri e Terremobili” di Tullio Pericoli, ospitata nella Pieve di San Siro a Cemmo di Capo di Ponte, offre un modello esemplare di come l’arte contemporanea possa farsi ponte e lente per rileggere il remoto, trasformando incisioni millenarie in dispositivi di senso per il presente.

L’esposizione coniuga il linguaggio artistico contemporaneo con il patrimonio millenario dell’arte rupestre di Valle Camonica — primo Sito UNESCO in Italia — presentando 31 opere in cui Pericoli reinterpreta i segni antichi come movimenti, memorie e trasformazioni della terra. Collocare queste opere nella Pieve di San Siro, edificio romanico carico di valore storico e spirituale, non è solo scelta scenografica ma gesto ermeneutico: la pietra della chiesa, le sue ombre e la sua stratificazione storica dialogano con il segno pittorico, producendo una continuità materiale che rinforza la percezione di una storia viva e reiterata.
L’architettura, con le sue superfici e volumi, rinvia ai processi di stratificazione storica che le opere indagano e istituisce un’esperienza immersiva in cui la percezione estetica coincide con l’esperienza del tempo e della materia. Nelle opere di Pericoli il segno rupestre perde l’immobilità che il tempo a volte assegna alle cose antiche e assume dinamiche di movimento e trasformazione. Le linee emergono come itinerari, figure che suggeriscono processi di mutamento geografico e culturale; la memoria si de-fissa e diventa azione interpretativa. Questo spostamento da «reperti» a «prodotti di lettura» ribalta il rapporto tra osservatore e reperto: lo spettatore non si limita a contemplare, ma viene invitato a ricostruire traiettorie di senso che attraversano paesaggio, gesto umano e tempo. La Valle Camonica non è sfondo neutro ma testo scritto nella pietra; le incisioni sono capitoli di una narrazione collettiva che fonda identità e pratiche di vita. Pericoli, attraverso la sua cifra grafica, riapre quel testo, evidenziando come il paesaggio sia depositario di relazioni — economiche, rituali, simboliche — che continuano a informare la contemporaneità.
L’arte diventa qui metodo critico: decodifica stratificazioni, mette in luce tensioni fra conservazione e trasformazione e richiama la responsabilità sociale nei confronti del patrimonio e dell’ambiente. Affermare che l’arte non ha tempo significa riconoscere la sua capacità di stratificare durate diverse senza annullarle: la pratica di Pericoli non è mera nostalgia ma una contemporaneità critica che incorpora il passato come risorsa interpretativa. I segni antichi, rielaborati nella grammatica contemporanea del disegno e della pittura, diventano strumenti per pensare la trasformazione del territorio, le memorie collettive e le possibili forme di convivenza tra uomo e ambiente.
L’arte, così intesa, è pratica di ricomposizione: rende leggibile la continuità delle relazioni umane con la terra, sollecita una coscienza condivisa e invita a una responsabilità che riguarda conservazione, interpretazione e futuro.
EXHIBITION VIEW
INFO
TULLIO PERICOLI. Terre rupestri e Terremobili
Cemmo di Capo di Ponte (BS), Pieve di san Siro (via Pieve di san Siro)
28 marzo – 17 maggio 2026











