TITINA MASELLI (1924-2005) I riti della modernità a Roma

Bertolami Fine Art di Roma  ha inaugurata la mostra “TITINA MASELLI (1924-2005) – I riti della modernità”. 

Titina Maselli ha cominciato a dipingere da giovanissima, incoraggiata dal padre Ercole Maselli, critico d’arte. La sua prima mostra personale è del ’48 alla Galleria L’Obelisco, con una presentazione di Corrado Alvaro che sottolineava il realismo estraniante delle sue opere: oggetti comuni, una macchina da scrivere, un telefono, detriti urbani “fantasmi di quegli oggetti più che gli oggetti stessi”. Sono gli anni, fine ’40, in cui Titina Maselli è vicina agli artisti, che pur partiti dall’ambito della Scuola romana, ne avevano forzato i contenuti in senso espressionista: Scialoja, che sposerà, Sadun, Stradone, Ciarrocchi, che lo storico dell’arte Cesare Brandi definì “Quattro artisti fuori strada”, lontani dal neo cubismo allora imperante. Nel ’52 si trasferisce a New York, dove rimarrà fino al ’55.

Sono anni fondamentali nella pittura di Titina, i temi urbani, le grandi dimensioni, la vita della metropoli creano in lei forti suggestioni: “Ci travolge la bufera dei frammenti del reale. Fermarli, chiarirli, entro strutture gelide, impassibili, strutture rigide…”. Questa apparente equidistanza è invece motivata da forti evocazioni, che bisogna bloccare in un istante, che colga “l’immensa realtà fuori di noi”. Temi quali lo sport, le strade di notte, i grattacieli che invadono lo spazio, compenetrandosi con le figure umane, le dimensioni iperboliche, i forti contrasti dei colori accesi, divengono temi costanti della sua pittura, rinnovati ogni volta da nuovi rapporti cromatici, da diverse soluzioni formali. Nel ‘63 iniziano i quadri di grandi dimensioni, e l’uso dell’acrilico che rimarrà costante fino agli ultimi dipinti. Nel’70 si trasferisce a Parigi, città dove tornerà regolarmente e dove iniziano i grandi riconoscimenti internazionali: una mostra nel ’72 alla Fondazione Maeght a Saint Paul de Vence e la prima monografia scritta da Jean Louis Schefer. Sono anche gli anni in cui comincia a dedicarsi al teatro, con importanti scenografie, un interesse e un impegno che rinnoverà fino alla fine della sua vita.

In questa mostra antologica sono mostrati anche gli esordi di Titina, dai 10 ai 15 anni, e poi la pittura già decisamente originale, una pittura densa, fortemente materica, a partire dal ’47. Quindi, gli anni di New York, anni decisivi per la sua pittura, dove ancora più aggressivo è l’impatto con il reale. Le grandi dimensioni, il passaggio dalla pittura ad olio all’acrilico, per creare un effetto più definito, più asciutto, con una forte sensibilità alla luce. Abbiamo anche voluto aggiungere, agli oltre quaranta dipinti di Titina Maselli, i ritratti a lei dedicati da diversi artisti: Vespignani, Jill Aillaud, Jacques Monory ed altri.

La mostra è accompagnata da un catalogo edito per l’occasione con contributi di Claudia Terenzi che ne cura anche l’edizione e di Lorenzo Fiorucci, Sabine de Gregori e Citto Maselli.

TITINA MASELLI (1924-2005)
I riti della modernità
a cura di Claudia Terenzi

Bertolami Fine Art
Palazzo Caetani Lovatelli, piazza Lovatelli, 1
00186 Roma

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