Acis and Galatea, 2022, oil, pencil, charcoal, plaster on canvas, 210x165

The Tragedy of Acis and Galatea la personale di Danny Avidan alla Tube Culture Hall di Milano

Tube Culture Hall presenta la prima mostra personale in Italia dell’artista giamaicano d’origine ma italiano d’adozione, Danny Avidan.

Dal testo di Domenico De Chirico:
Amo tutto cioฬ€ che scorre, tutto cioฬ€ che ha in seฬ tempo e divenire, che ci riporta al principio dove non cโ€™eฬ€ mai fine: la violenza dei profeti, lโ€™oscenitaฬ€ che eฬ€ estasi, la saggezza del fanatico, il prete con la sua gommosa litania, le parole sozze della puttana, lo sputo portato via nella fogna, il latte della mammella e lโ€™amaro miele che si riversa dallโ€™utero, tutto cioฬ€ che eฬ€ fluido, fuso, dissoluto e dissolvente, tutto il pus e il sudiciume che scorrendo si purifica, che perde il suo senso originario, che fa il grande circuito verso la morte e la dissoluzione. Il grande desiderio incestuoso eฬ€ scorrere allโ€™unisono col tempo, fondere la grande immagine dellโ€™aldilaฬ€ con quella dellโ€™hic et nunc. Un desiderio fatuo, suicida, reso stitico dalle parole e paralizzato dal pensiero.โ€œ โ€” *Henry Miller, “Tropico del Cancro” (pubblicato per la prima volta nel 1934 da Obelisk Press a Parigi).

Questa mostra inizia con il naso. Un naso altamente percettivo e filosofico da intendersi come senso supremo della conoscenza intuitiva. Un naso nietzschiano, celebrato con l’asserzione ยซil mio genio eฬ€ nel mio nasoยป, un naso che diviene formidabile alleato della veritaฬ€ e che eฬ€ in grado di sondare anime e cuori, che cerca e annusa, scopre e ritrova, si eccita e si spaventa, ulula e si assopisce tra resti organici al contempo fervidi e fetidi, poicheฬ ogni cellula, ogni atomo dell’essere sussurra la vita e dunque la morte, la vita e i suoi sogni, le speranze, i primordi e i desideri, gli amori e i flagelli, i fiumi e le sabbie, l’umido e l’arido, il mondo. Eฬ€ da un tale approccio induttivo che queste tele si dipanano, un percorso che va dalla piuฬ€ piccola cellula dell’essere fino a costruzioni mitologiche rarefatte che non sono altro se non un ritorno al punto di partenza, ciclo di vita, sussurri e grida,
artefatti atavici che parlano la lingua del sangue e giocano con le emozioni piuฬ€ recondite e originarie. Un dualismo processuale dunque, viscerale e intellettuale, impulsivo e storiografico, un andirivieni che tuttavia inizia dalle macerie organiche per poi farvi ritorno incessantemente.

Le opere di Danny Avidan sono strati sedimentati e lacerati in cui ogni elemento guizza tra tutti gli altri per decantarne la trasformazione e la nascita, la distruzione e il fatuo. Come giaฬ€ rivelato dal titolo โ€œThe Tragedy of Acis and Galateaโ€, matrice dell’intera mostra, Galatea, figura della mitologia greca, una delle cinquanta ninfe del mare, le cosiddette Nereidi, aveva una relazione amorosa con il giovane e bellissimo Aci, figlio di Fauno e della ninfa Simetide, all’insaputa del ciclope Polifemo. Quando quest’ultimo lo scopriฬ€, andoฬ€ su tutte le furie e schiaccioฬ€ Aci sotto un masso. Galatea, nel suo dolore, mescoloฬ€ le sue lacrime al sangue del cereo e morente
Aci e lo trasformoฬ€ in un fiume.
L’artista eฬ€ triade, latte, sangue e occhio, al di laฬ€ del genere e dei ruoli, spinge tale flusso vitale fino alle falangi e cosiฬ€ facendo attua una metamorfosi materica che trova concretezza in un tratto pittorico denso e graffiato. Osservando il risultato non troppo da vicino si ha la sensazione di osservare un feto, in costante quiete seppure perennemente in movimento, dormiente eppure in totale fase evolutiva. C’eฬ€ qualcosa, infatti, che tiene ogni cosa unita, come se gli enti volessero rimanere a tutti i costi avviluppati tra di loro, anche quando qualcosa termina il suo corso vitale esso non scompare ma diventa altro, si mischia con altro, resta incollato all’essere in quanto non conosce modi alternativi all’essere stesso. Ed eฬ€ cosiฬ€ che le tele di Avidan restano incollate al mondo come sussulti di pittura organica, pronti per essere leccati, hanno il colore della carne, i toni della riproduzione e i mormorii di cioฬ€ che eฬ€ avvenuto e di cioฬ€ che continuamente e ripetutamente avviene qui e al di fuori di qui.

L’ARTISTA

Danny Avidan (1989, Kingston, Jamaica) vive e lavora tra Berlino e a Pesaro. Ha ottenuto il BFA con onore nel
2012 presso la Bezalel Academy of Art and Design | Fine Arts a Jerusalem, Israel e ha frequentato nel 2010-2011 Universitaฬˆt der Kuฬˆnste | Class of Christiane Moฬˆbus a Berlino. Tra le sue mostre ricordiamo due solo show presso Bark Gallery, a Berlino (Tantava, 2020 | The Younger Dryas, 2019) e le sue collettive: Roma Arte in Nuvola, Andrea Festa Fine Art a Roma nel 2021; Swab Barcelona, Andrea Festa Fine Art a Barcellona nel 2021; Erotic Salon, Noga Gallery a Tel-Aviv, nel 2018.

INFO

The Tragedy of Acis and Galatea
mostra personale di Danny Avidan
14 Settembre | 29 Ottobre 2022
Tube Culture Hall
Piazza XXV Aprile | Milano | www.tubeculture.it

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