ROMPERE IL GHIACCIO – Un’esplorazione dei confini politici, paesaggistici e romantici dell’area transfrontaliera del Trentino-Alto Adige/Südtirol

Una scena quasi nuda, il ghiacciaio Gräfferner che segna il confine tra l’Italia e l’Austria, le lettere di Elsa a Enrico, accusato di comunismo e messo al confino durante il fascismo, e il fascino misterioso dello jodel il canto tipico delle regioni alpine germanofone.

Sono questi gli ingredienti che compongono ROMPERE IL GHIACCIO presentato da OHT [Office for a Human Theatre] alla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli di Milano sabato 23 luglio alle ore 21.

Presentato con grande successo alla Fondazione Merz, alla Kunsthalle di Bratislava, al Mart di Trento e Rovereto e al MAXXI di Roma, ROMPERE IL GHIACCIO è una performance nata dalla corrispondenza tra i nonni di Filippo Andreatta, regista teatrale, curatore e tra gli autori italiani più̀ interessanti del teatro contemporaneo, fondatore dello studio di ricerca OHT [Office for a Human Theatre].

Un lavoro, con un impianto scenico minimale visitabile dal pubblico, che nasce dalle riflessioni sul ghiacciaio Gräfferner che, continuando a spostarsi per il suo scioglimento, sposta progressivamente i confini tra i due stati, ponendo questioni politiche, paesaggistiche e romantiche che riguardano un’area transfrontaliera come il Trentino-Alto Adige/Südtirol.

Attraverso una narrazione lenta come lo scioglimento del ghiacciaio, ROMPERE IL GHIACCIO mette in crisi l’idea stessa di confine così come l’amore mise in crisi l’isolamento del confino fascista.

In scena si trova solo la performer Magdalena Mitterhofer, accompagnata dalla musica di Davide Tomat, con una serie di oggetti esposti in una mostra visitabile dopo lo spettacolo: le lettere tra i nonni, il libro imbullonato di nonno Enrico, le mappe che raffigurano dal ghiacciaio Gräfferner, alle città, dalle Alpi, alle stelle.

In parte ispirato all’autrice Annie Ernaux, questa performance è una biografia personale e impersonale che si trasforma in memoria sociale, emergendo solo negli occhi e nella memoria degli spettatori anziché́ nelle immagini prodotte dallo spettacolo. Per questo motivo ROMPERE IL GHIACCIO è visivamente radicale agli occhi dello spettatore, completamente privo di elementi scenici, senza luci né effetti.

Con ROMPERE IL GHIACCIO OHT offre al pubblico la possibilità di osservare e ascoltare un punto di vista diverso in cui la Storia non è una sola, ma muta e si trasforma in base alle mappe geografiche a cui si fa riferimento.

OHT

Fondato nel 2008, OHT [Office for a Human Theatre] è lo studio di ricerca del regista teatrale e curatore Filippo Andreatta, il cui lavoro si occupa di paesaggio e di politica personale sottilmente affrontata nello spazio pubblico e privato. OHT ha collaborato a livello nazionale e internazionale con, tra gli altri, Fondazione Haydn (IT), NYC Artists’ Salon (USA), Romaeuropa festival (IT), Triennale Teatro Milano (IT), the Josef and Anni Albers Foundation (USA), Whitechapel Gallery Londra (UK), Istituto Italiano di Cultura di Vienna (AT) e MAXXI museo delle arti del XXI secolo Roma (IT). Infine, Centrale Fies è partner costante per molti progetti. Per il biennio 2021-22, OHT è compagnia associata del Centro Servizi Culturali S.Chiara di Trento. OHT è stata premiata per eccellenza artistica, con premi come Nuove Sensibilità per giovani registi teatrali (2008), premio Movin’Up per giovani artisti (2016 e 2017), OPER.A 20.21 Fringe (2017) e una nomina come Miglior Allestimento Scenico ai premi UBU (2018).

Filippo Andreatta (Rovereto, 1981) si è laureato in Architettura al Politecnico di Milano (BA) e in Arti Visive e dello Spettacolo all’Università IUAV di Venezia. È stato il primo a portare in scena Delirious New York, il libro cult d’architettura contemporanea dell’architetto Rem Koolhaas. Dal 2015 al 2020 è co-curatore del festival internazionale di Performance e Perfoming Art di Centrale Fies. Inoltre, è stato docente in università e musei tra cui, tra gli altri, il Politecnico di Milano, la NABA Nuova Accademia di Arti Visive di Milano, l’Università Cattolica, il museo MART e l’Università di Genova.

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