Ottone-Rosai_Panorama

Ottone Rosai Poeta Innanzitutto al Museo Novecento di Firenze

Il Museo Novecento ha inaugurato la mostra “Ottone Rosai. Poeta innanzitutto”, in programma fino al 4 ottobre al Museo Novecento di Firenze.

Autoritratto con Palazzo Vecchio

La mostra prende avvio dal confronto tra i dipinti del Lascito Rosai e le opere dell’artista provenienti dalla Collezione Alberto Della Ragione, riunite per la prima volta in un percorso unitario. Articolata in due ambienti distinti, l’esposizione consente di indagare le figure e i luoghi cari a Ottone Rosai (Firenze, 1895 – Ivrea, 1957), restituendo un’immagine complessa del pittore e del suo rapporto con la propria città e gli intellettuali del suo tempo. Completa l’esposizione una selezione di documenti provenienti dal Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux, Archivio Contemporaneo Alessandro Bonsanti. La mostra costituisce inoltre un importante tassello di raccordo tra le collezioni civiche fiorentine e la figura di Georg Baselitz, a breve protagonista di una grande mostra al Museo Novecento. Baselitz è infatti un grande estimatore di Ottone Rosai, che ebbe modo di scoprire le opere dell’artista fiorentino durante il suo primo soggiorno a Firenze nel 1965

Con questa mostra al Museo Novecento, Firenze celebra l’anima più autentica di un suo grande maestro, Ottone Rosai, che ha dipinto la nostra città interpretandone il respiro etico e umano, trasformando strade e volti quotidiani in poesia universale. – ha detto l’assessore alla cultura Giovanni Bettarini. – Riunire oggi il Lascito Rosai e la Collezione Della Ragione è un’operazione culturale preziosa che mette in luce la centralità di Firenze nel panorama del Novecento e la sua influenza su artisti internazionali come Baselitz. Puntare su Rosai significa valorizzare una Firenze che è, allo stesso tempo, custode di memoria e laboratorio di riflessione profonda sull’esistenza”.

La sinergia tra istituzioni culturali fiorentine aiuta l’arte in ogni sua dimensione, consapevoli come siamo che molti artisti possono essere annoverati nella categoria ‘artefici’ di memoria rinascimentale. – ha detto Riccardo Nencini, presidente del Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux – Dediti all’arte figurativa, sì, e al contempo letterati. Rosai, infatti, terrà una stretta relazione con Papini. Degni di nota i suoi scritti giovanili”

Il percorso mette in evidenza due poli inscindibili della ricerca dell’artista: i volti degli amici e le figure della quotidianità e Firenze, vissuta come paesaggio interiore e teatro di un’esperienza condivisa. Per Rosai, l’amicizia con letterati, poeti, editori e artisti non è un semplice sfondo biografico, ma un vero spazio di confronto e formazione, che incide direttamente sulla sua visione del mondo e sulla concezione dell’arte come esercizio di sincerità. Nei suoi ritratti, le persone care emergono come presenze silenziose, cariche di affetti e tensioni morali, portatrici di una verità profonda, spesso velata di malinconia.

Anche le lettere dell’artista rivelano legami vissuti come necessari, talvolta salvifici, talvolta dolorosi. I luoghi dipinti da Rosai non sono semplici vedute: le strade, le colline, i monumenti e le case isolate di Firenze diventano spazi interiori, organismi vivi con cui l’artista intreccia un rapporto fisico e morale. Via di San Leonardo, le grandi chiese, Palazzo Vecchio e i margini urbani raccontano una città lontana dall’idealizzazione, carica di misura, gravità e resistenza. Anche le immagini apparentemente semplici rivelano tensioni tra luce e ombra, stabilità e precarietà, appartenenza e solitudine. I luoghi di Rosai sono inseparabili dalle persone che li hanno attraversati e dalle parole che li hanno raccontati: scrittori, poeti e amici condividono con lui una stessa geografia affettiva, fatta di camminate notturne, incontri nei caffè, stanze di lavoro e periferie osservate senza indulgenza.

La fitta rete di relazioni rivelata dai dipinti e dai documenti d’archivio restituisce un’immagine della Firenze di metà Novecento come tessuto vivo, in cui Rosai si muove come interprete al tempo stesso centrale e irregolare. Capace di devozione assoluta e di rotture radicali, l’artista apre il suo sguardo sul dramma dell’esistenza, sempre guidato da un’idea etica dell’arte. Le sue figure evocano una comunità inquieta, che condivide un’umanità segnata dalla fatica di esistere e dalla necessità di credere ancora nella poesia.

La mostra prende avvio dal confronto tra i dipinti del Lascito Rosai e le opere dell’artista provenienti dalla Collezione Alberto Della Ragione, riunite per la prima volta in un percorso unitario. Articolata in due ambienti distinti, l’esposizione consente di indagare le figure e i luoghi cari a Ottone Rosai (Firenze, 1895 – Ivrea, 1957), restituendo un’immagine complessa del pittore e del suo rapporto con la propria città e gli intellettuali del suo tempo.

INFO

Ottone Rosai
Poeta Innanzitutto
A cura di Sergio Risaliti
7 marzo – 4 ottobre 2026
Museo Novecento, Firenze

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