Arturo Vermi , Diario

“Nel segno del Cenobio” alla LeoGalleries di Monza

Alla LeoGalleries di Monza una mostra ripercorre la stagione artistica del Gruppo del Cenobio.

Milano, 1962: nella fertile stagione artistica che fa del capoluogo lombardo una delle capitali dellโ€™arte europea, un gruppo di artisti inaugura una significativa riflessione sulla pittura come valore espressivo-scritturale. Agostino Ferrari, Ugo La Pietra, Ettore Sordini, Angelo Verga e Arturo Vermi sono i membri di questo nuovo sodalizio, dalla storia breve ma intensa: il Gruppo del Cenobio.

Nella ferma volontร  di star lontani dalle logiche del mercato, essi intrecciano le loro diverse storie di artisti, per cercare risposte in unโ€™arte segnica, profondamente evocativa, quasi una scrittura privata, lontanissima dai clamori dei linguaggi allora in voga, quali quello della Pop Art.

Gli artisti del Cenobio (il nome proviene dallโ€™omonima galleria dโ€™arte milanese) fanno la loro prima apparizione pubblica ufficiale come gruppo nel dicembre del 1962. In mostra le opere sono accompagnate da un brano di Strindberg tratto da Lโ€™isola dei beati. Lโ€™anno dopo espongono alla Galleria Lโ€™indice. Il catalogo presenta un testo introduttivo di Alberto Lรนcia. Seguirร  una mostra a Firenze.

Il segno รจ lโ€™assoluto protagonista delle loro ricerche, accomunate proprio dallโ€™esigenza di proporre una nuova interpretazione dellโ€™atto pittorico in unโ€™epoca in cui le tendenze dโ€™avanguardia โ€“ dagli artisti di Azimut al Gruppo T โ€“ stavano rivolgendosi ad altre forme espressive. Nelle loro opere il segno, tracciato con caratteristiche differenti a seconda della personalitร  di ciascuno, si fa portatore di una narrazione poetica ed emotiva, libera ed autonoma.

Al segno arrivano da territori diversi: Vermi e Ferrari provengono da esperienze informali e giungono quasi contemporaneamente alla definizione di un nuovo linguaggio potentemente poetico; La Pietra ci arriva inseguendo lโ€™ambizione di superare i confini e spezzare il sistema precostituito; Sordini e Verga, invece, si sono mossi fino ad allora nellโ€™ambito del movimento Nucleare e pensano al segno come scrittura e comunicazione.

Il gruppo si scioglie dopo meno di due anni di attivitร  ma lโ€™impronta lasciata dallโ€™esperienza comune resterร  forte nella ricerca dei singoli artisti. Ciascun esponente proseguirร  poi il proprio cammino, accentuando, con attitudini e modalitร  diverse, aspetti differenti dellโ€™ipotesi espressiva esplorata dal movimento.

La mostra proposta da LeoGalleries indaga con una attenta e importante selezione di una quindicina di opere dellโ€™epoca, la breve ma assolutamente significativa storia di questo movimento, proprio per questo ancor piรน interessante da avvicinare e approfondire.

Messe lโ€™una accanto allโ€™altro, le opere dei cinque artisti del gruppo, rivelano una notevole coerenza di pensiero e rendono evidentissima la straordinaria intensitร  e sensibilitร  con cui essi interpretavano il segno; un segno che รจ al contempo strumento di comunicazione, elemento costruttivo e motivo pittorico; un segno capace di raccontare lโ€™uomo, di tracciare lo scorrere del tempo, di farsi storia, traccia, poesia.

Nel rispetto delle norme anti Covid โ€“ 19 in vigore non sarร  organizzata alcuna inaugurazione ufficiale.
รˆ prevista perรฒ la realizzazione di un video, che sarร  diffuso poi attraverso i social della Galleria (YouTube, Instagram, Facebook), nel quale la storica dell’arte Simona Bartolena racconterร  dal vivo le opere esposte.

BIOGRAFIE

Agostino Ferrari (Milano, 1938), attratto dal mondo dellโ€™arte fin dallโ€™infanzia, avvia la carriera da pittore a ventuno anni, grazie al sostengo di Remo Brindisi che lo accoglie a lavorare nel suo studio.
La sua prima personale inaugura nel 1961 alla galleria Pater di Milano, con opere ancora legate ad una sfera naturalistica.
Importante รจ lโ€™incontro con gli artisti con cui, nel 1962, si unisce nel gruppo del Cenobio: nonostante la vita breve del gruppo, per Ferrari questa esperienza risulta fondamentale, da qui inizia la sua ricerca del segno, filo conduttore di tutta la sua opera.

Negli anni successivi il segno viene declinato in maniera diversa, assumendo numerose sfaccettature: inizialmente risulta piรน plastico, influenzato dalla pop art e dallโ€™arte americana; poi appare piรน fisico, in relazione ad un interesse alla superficie del quadro; in fine, dopo una stagione di legame con il colore e, successivamente, con la psiche, il segno risulta libero da sovrastrutture e capace di esprimersi nella sua totalitร .
Numerose, a partire dagli anni โ€™70, sono le esposizioni a livello nazionale ed internazionale. Agostino Ferrari vive e lavora a Milano.

Ugo La Pietra (Bussi sul Tirino, 1938), architetto di formazione, dal 1962 lavora sulla definizione del rapporto tra individuo ed ambiente: allโ€™inizio la sua attivitร  si concentra sulla realizzazione di strumenti e modelli di conoscenza, spostandosi poi sul rapporto tradizionale tra opera e spettatore.
Artista eclettico, ha operato dentro e fuori diverse discipline, senza farsi limitare da etichette, ma definendosi, oltre che performer, cineasta, musicista, fumettista, designer radicale ed architetto, โ€œricercatore nelle arti visiveโ€.
Le sue esperienze ed il suo pensiero sono state divulgate da una parte attraverso unโ€™intensa attivitร  didattica ed editoriale, portata avanti dal 1964, dallโ€™altra grazie a gruppi di ricerca artistica (si ricorda il Gruppo del Cenobio, la Cooperativa di via Maroncelli, Libero Laboratorio, etc..) ed allโ€™attivitร  espositiva, con il coinvolgimento di numerose personalitร  artistiche. Ugo La Pietra vive e lavora a Milano.

Ettore Sordini (Milano, 1934 โ€“ Fossombrone, 2012), diplomato allโ€™Accademia di Brera, fino ai primi anni Cinquanta studia e disegna sotto la guida di Malerba, ai tempi scultore capo della Fabbrica del Duomo. Successivamente, con la vicinanza ad artisti come Fontana e Peverelli, esordisce in una Milano vitale e creativa, con una pittura โ€œparasurrealeโ€, vicina allโ€™esperienza di Piero Manzoni.
Con questโ€™ultimo stringe un profondo legame di amicizia ed insieme, nel 1956, stilano il manifesto โ€œPer la scoperta di una zona di immaginiโ€ con lโ€™obiettivo di raggiungere, attraverso la pittura, una totale adesione tra mitologia universale e personale. Da qui redige e firma numerosi manifesti, accomunati da un sentimento di ostilitร  verso lโ€™astrattismo, esaltando il valore materico, valorizzato da un segno sempre piรน rarefatto e delicato. A seguito dellโ€™esperienza del Gruppo del Cenobio, Sordini utilizza in modo sempre piรน evidente la geometria come medium di unโ€™emozionalitร  intensa ma spesso tacita, arrivando poi ad esaltare la pura tridimensionalitร .

Angelo Verga (Milano, 1933 – 1999) inizia a lavorare in bottega dal pittore Motti giร  a sedici anni, frequentando parallelamente i corsi serali allโ€™Accademia di Brera.
A seguito della sua prima esposizione a Soncino del 1956, aderisce al Gruppo Nucleare, firmando alcuni manifesti al fianco di Sordini e Manzoni. In un primo momento i suoi lavori sono carichi di materialitร , si intravedono strane figure allusive, macchie e grovigli di segni, che esplicitano lโ€™influenza surrealista dei viaggi a Parigi.

Successivamente, in modo graduale, lascia lโ€™attenzione naturalistica per porre una maggiore attenzione al segno che, scavato nel colore, emerge dallโ€™impasto denso e pastoso: questa operazione si affida ad un automatismo, svincolandosi ma un tratto emotivo. Durante il periodo del Cenobio il segno diventa una fitta presenza, dinamica, in continua evoluzione e fermento, sollecitando cosรฌ la partecipazione dellโ€™osservatore.
Dal 1967 lโ€™attenzione di Verga si sposta sulla geometria e sullโ€™estrema semplificazione dello spazio, soffermandosi in particolare sulla figura del cerchio, visto come โ€œsigillo della perfezioneโ€.

Arturo Vermi (Bergamo, 1928 โ€“ Paderno dโ€™Adda, 1988), si avvicina alla pittura da autodidatta. La prima mostra personale risale al 1956, ospitata dal Centro Culturale Pirelli, azienda dove Vermi lavorava come operaio. Grazie alla frequentazione degli ambienti milanesi, in particolare di Brera, il suo lavoro si direziona verso lo stile informale, che inizia a maturare ed a prendere forma durante lโ€™esperienza del Gruppo del Cenobio.

Nel 1964 risiede nel quartiere delle Botteghe di Sesto S. Giovanni, luogo di fermento per le avanguardie artistiche dellโ€™epoca, dove entra a contatto con numerosi artisti, quali Bonalumi, Castellani e Marzulli, legandosi anche allโ€™architetto Cadario.
Sono di quel periodo le prime mostre importanti in gallerie italiane ed in spazi espositivi di rilievo, che sfoceranno nella commissione da parte del Ministero della Pubblica Istruzione di un documento sulla sua opera come supporto didattico per le scuole superiori.
Nel 1974, come tappa di un progetto esistenziale, Vermi lascia il fermento di Milano per trasferirsi in Brianza. Lโ€™anno successivo, il 1975, rappresenta un cambiamento radicale: la sua opera si pone lโ€™obiettivo di elaborare una โ€œproposta di felicitร โ€, espressa nella rivista da lui creata lโ€™โ€Azzurroโ€. Allo stesso periodo risale il โ€œManifesto del disimpegnoโ€, in cui afferma la sua libertร  espressiva. A questo ultimo periodo risalgono una serie di opere innovative e fuori dagli schemi, che riflettono sulla condizione umana e del nostro pianeta.

Il gruppo del Cenobio รจ stato oggetto di importanti mostre, tra cui nel recente passato:
Nel segno del segno. Dopo lโ€™informale, Milano, Galleria Gruppo Credito Valtellinese, 26 marzo-27 aprile 2013
1963 e dintorni. Nuovi segni, nuove forme e nuove immagini, Milano, Gallerie dโ€™Italia โ€“ Piazza Scala, 4 giugno-27 ottobre 2013
Gruppo del Cenobio. Fontana, Manzoni e lโ€™Avanguardia, Londra, Galleria Brun Fine Art, 2 ottobre-22 novembre 2019

INFO

โ€œNel segno del Cenobioโ€
LeoGalleries, via De Gradi 10, Monza
Periodo: dal 24 giugno al 24 luglio
Orari di apertura: mar-ven: 15.00/19.00; sab 10:00/13:00 โ€“ 15.00/19.00

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