Nei giorni scorsi, negli spazi di Accademia Italiana a Firenze (Piazza de’ Pitti, 15), si è svolto “MAKIN’ ITALY – Dialogues on Intelligence and Creativity”, un incontro pubblico che ha messo a confronto creatività, artigianalità e nuove intelligenze, interrogando il presente e il futuro del Made in Italy tra moda e design.
L’evento, promosso da Accademia Italiana in collaborazione con IAAD, Poliarte, SAE Institute, Abadir ed Università di Salerno, si è inserito nel calendario di Pitti Uomo come momento di riflessione più che di celebrazione.
Al centro del talk – articolato in tre tavoli tematici dedicati all’intelligenza sociale e la moda, all’intelligenza delle mani e il design, e al rapporto tra intelligenza artificiale e comunicazione – una domanda tutt’altro che neutrale: cosa accade quando la tecnologia non sostituisce il sapere artigiano, ma ne amplifica le possibilità? A introdurre i lavori sono stati Alessandro Colombo, Country Manager AD Education Italia, e Livia Di Nardo, Campus Manager Accademia Italiana Roma, delineando il perimetro di un confronto che ha evitato facili entusiasmi per concentrarsi su metodi, responsabilità e processi.
Tra gli interventi, quelli di Silvia Gambi, giornalista e voce autorevole sulla moda sostenibile, Valerio Barberis, Michela Bonafoni, Filippo Pernisco, Matteo Cibic, Serena Eller, Stefano Mirti e Giampaolo Barozzi, chiamati a raccontare come le nuove intelligenze stiano già ridefinendo i codici progettuali, produttivi e comunicativi del Made in Italy. Un sistema che, come ha sottolineato Pernisco, «è chiamato ad evolversi come un ecosistema vivo, capace di integrare intelligenza manuale, sociale e artificiale in un metodo progettuale consapevole», con le scuole nel ruolo di hub culturali e officine aperte.
LA MOSTRA

A margine del talk è stata inaugurata la mostra curata da Lucrezia Nardi, che propone uno sguardo critico sul Made in Italy inteso non come identità fissa, ma come processo in continua ridefinizione. Il percorso espositivo mette in dialogo tre forme di intelligenza – quella della mano, quella sociale e quella artificiale – attraverso video, installazioni, prototipi e materiali di processo realizzati dagli studenti delle accademie coinvolte. Ne emerge un racconto aperto, in cui il design si afferma come strumento di lettura del presente e dispositivo di immaginazione del futuro.
IL TESTO CURATORIALE
La mostra nasce come un campo di possibilità. Non una semplice vetrina di progetti, ma un dispositivo capace di restituire la complessità di un presente attraversato da tensioni e trasformazioni. Le tre intelligenze – quella della mano, quella sociale e quella artificiale – non sono entità separate: si intrecciano in forme ibride, si sfidano, si contaminano. Il design, in questa prospettiva, diventa un terreno di traduzione continua, dove memoria e futuro, artigianato e tecnologia, gesto e algoritmo si incontrano senza annullarsi.
Ogni progetto è una soglia: racconta un modo specifico di abitare l’incertezza e di trasformarla in linguaggio visivo, pratica collettiva, gesto materiale. La mostra dispone queste soglie come costellazioni, accogliendo la pluralità senza ridurla a un modello unico.
Accanto al corpo vivo dei lavori, il Manifesto diventa un organismo in movimento. Tappa dopo tappa si arricchisce delle voci dei visitatori, raccoglie frammenti di visione, si lascia contaminare da nuovi immaginari. È un manifesto che non enuncia ma ascolta, che non chiude ma apre, che non detta ma chiede. In questo spazio condiviso, il Made in Italy non è un marchio statico, ma un ecosistema vivo: fatto di saperi che si tramandano, di comunità che si trasformano, di tecnologie che ridefiniscono i confini del possibile.
NIMI – La Nuova Intelligenza del Made in Italy ha interrogato il ruolo dell’intelligenza artificiale generativa nel ripensare il design e l’artigianato italiani. La mostra restituisce questa ricerca attraverso una selezione di pratiche, prototipi e installazioni che intrecciano tre forme di intelligenza: quella della mano, legata ai saperi materiali; quella sociale, fondata sulla partecipazione e sulla co-progettazione; e quella artificiale, intesa come strumento critico e trasformativo. Queste dimensioni non sono compartimenti stagni, ma agiscono in combinazione, aprendo scenari nuovi per il Made in Italy: un ecosistema in metamorfosi, capace di coniugare memoria e innovazione, radicamento territoriale e sperimentazione tecnologica.
Il percorso espositivo mette in evidenza tanto la forza dei processi quanto la qualità dei risultati, offrendo al visitatore un quadro critico delle traiettorie di un design che nasce dall’incontro – e dalla tensione – tra passato e futuro, tradizione e avanzamento tecnologico.
IL PROGETTO
Il progetto proseguirà a Bologna, nella sede di IAAD, in occasione di Arte Fiera: il prossimo talk è previsto per il 6 febbraio, mentre la mostra sarà visitabile dal 7 febbraio, con nuovi progetti pensati in dialogo con il contesto ospitante. Un percorso itinerante che conferma “MAKIN’ ITALY” come piattaforma critica più che come format espositivo, dove il Made in Italy si misura con il proprio divenire.




