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Klimt e l’arte italiana al Mart Rovereto

“Klimt e l’arte italiana” è il titolo della mostra che sarà visitabile fino al 18 giugno al Mart di Rovereto.

Riuniti i due capolavori “italiani” di Klimt: Giuditta II e Le tre età della donna. Appartenenti a due tra le maggiori collezioni pubbliche, testimoniano il passaggio e l’eredità spirituale del maestro viennese in Italia. Attorno a questo irripetibile binomio si sviluppa la prima mostra sull’influenza di Klimt sui grandi maestri del primo novecento, come Felice Casorati, Adolfo Wildt, Vittorio Zecchin, Luigi Bonazza.

LA STORIA

All’apice della sua carriera, l’austriaco Gustav Klimt (1862-1918), padre della Secessione viennese, partecipò alla Biennale di Venezia del 1910 e all’Esposizione Internazionale di Roma del 1911, organizzata in occasione del cinquantenario dell’unità d’Italia.

A seguito di queste rassegne internazionali e a conferma del successo di Klimt nel Belpaese, due capolavori assoluti vennero acquistati da importanti collezioni pubbliche: il Comune di Venezia destinò la Giuditta II alla Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro; Le tre età della donna andarono invece ad arricchire il patrimonio della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, grazie a un’acquisizione del Ministero dell’Istruzione. Diversi anni dopo, nel 1925, un Ritratto di Signora fu acquistato dalla Galleria Ricci Oddi di Piacenza ed è tutt’ora nelle loro disponibilità.

Il personalissimo e innovativo stile di Klimt influenzò un’intera generazione di artisti che, tra gli anni Dieci e Venti del secolo scorso, finirono per rinnovare profondamente il proprio linguaggio. Si tratta di grandi nomi attivi principalmente a Venezia, Trieste, Trento e Verona, nelle zone di influenza diretta o prossima della cultura austriaca e mitteleuropea.

LA MOSTRA

Provenienti da raccolte museali tra le più note d’Italia Giuditta II e Le Tre età della donna sono oggi riconosciute come icone dell’influenza di Klimt, in particolare nelle geografie culturali del nord est.
Come descrive la curatrice Beatrice Avanzi nel saggio che accompagna la mostra: le opere di Klimt «sono preziosi “mosaici dipinti”, risplendenti nella ricchezza di sfondi dove frammenti d’oro, volute, motivi vegetali, elementi decorativi simili a murrine o pietre preziose convivono con figure di crudo naturalismo, ormai prossimo all’espressionismo, senza contraddizioni perché vive in un tempo eterno». […] La Giuditta II è «immagine di scandalosa bellezza, fulgida incarnazione di seduzione e morte» mentre le Le tre età della donna, tra i più celebri capolavori del periodo aureo, «è la rappresentazione, allo stesso tempo impietosa e profondamente poetica, del ciclo della vita, nel suo scorrere dalla grazia della maternità al decadimento della vecchiaia, su uno sfondo, potentemente evocativo, di particelle realizzate in foglia di platino».

Il progetto analizza, per la prima volta in modo esaustivo, l’attività di pittori e scultori italiani il cui lavoro fu ispirato da quello di Gustav Klimt e dalla Secessione. Quasi magico e circoscritto nel tempo, questo momento della storia dell’arte si discosta dalle grandi e più note correnti, come le Avanguardie, e precede il Ritorno all’Ordine e le tendenze post belliche.

Attraverso circa 200 opere provenienti da importanti collezioni pubbliche e private, il Mart illustra un panorama vario e complesso, nel quale discipline diverse – dalla pittura alle arti decorative – convivono sotto il segno di un riconoscibile gusto sontuoso, seduttivo e decadente.
La mostra presenta circa 40 artisti tra cui i pittori attivi a Venezia, come Vittorio Zecchin il cosiddetto “Klimt italiano”; o i giovani “dissidenti” di Ca’ Pesaro, come Felice Casorati; senza dimenticare quelli coinvolti nelle grandi imprese decorative della Biennale, è il caso per esempio di Galileo Chini. Non possono mancare coloro che per prossimità geografica e culturale furono particolarmente vicini al clima delle Secessioni, come il triestino Vito Timmel o i trentini Luigi Bonazza, Luigi Ratini e Benvenuto Disertori. Le atmosfere austriache e germaniche ispirano inevitabilmente anche l’opera dello scultore Adolfo Wildt, definito dai critici “il Klimt della scultura”.

Seppur con lo sguardo volto al linguaggio nordico, alle Secessioni di Vienna e di Monaco, gli italiani rielaborano l’influsso klimtiano in modo autonomo e originale: i riferimenti sono visibili nei decori, nelle linee, nei colori e nello stile che finisce per mescolarsi alle caratteristiche artistiche locali, permettendo la nascita di nuove ricerche.
D’altronde lo stesso Klimt, in quello che la curatrice della mostra illustra in catalogo come un “folgorante cortocircuito”, fu a sua volta erede della tradizione italiana. È infatti acclarato che alcune delle sue opere più note siano state realizzate a seguito dei frequenti viaggi in Italia durante i quali visitò la Basilica di San Marco e i mosaici di Ravenna, che ispirarono gli ori, i decori, la bidimensionalità.

Se Klimt “rende attuali e trasforma in una sintassi rivoluzionaria le impressioni indelebili derivate dalla tradizione artistica del nostro paese”, gli artisti che influenza “con un potere di seduzione senza pari” contribuiscono al delinearsi di una parentesi unica e preziosa su cui finalmente si inizia a far luce.

IL PERCORSO DELLA MOSTRA

La mostra si sviluppa intorno a due capolavori di Gustav Klimt (1862-1918), padre della Secessione viennese, entrati a far parte delle collezioni pubbliche italiane in occasione della Biennale di Venezia del 1910 e dell’Esposizione internazionale del 1911 a Roma. Giuditta II e Le tre età della donna, qui eccezionalmente riunite, testimoniano il passaggio e l’eredità culturale di Klimt nel nostro paese. Esse sono affiancate dalle opere dei numerosi artisti che ne furono profondamente influenzati.
La fascinazione della pittura del maestro viennese, con particolare riguardo a quella del cosiddetto “periodo aureo”, si può rintracciare nel lavoro di artisti attivi a Venezia come Vittorio Zecchin, i giovani pittori di Ca’ Pesaro e Galileo Chini, con le sue decorazioni per la Biennale. Per prossimità geografica, guardano all’arte delle Secessioni mitteleuropee i trentini Luigi Bonazza, Benvenuto Disertori e Luigi Ratini, nonché i triestini Vito Timmel e Piero e Guido Marussig. Tra gli scultori, spicca Adolfo Wildt, definito “il Klimt della scultura” per le affinità stilistiche tra le sue opere, illuminate da tocchi dorati, e le forme dell’arte secessionista.
Gli artisti italiani rielaborano l’influsso klimtiano in modo autonomo e originale, intrecciandolo alle caratteristiche della cultura locale e ad altri riferimenti, così da contribuire a quel cortocircuito di reciproche influenze iniziato con i viaggi in Italia di Gustav Klimt. A Venezia e Ravenna, infatti, l’artista scopre i mosaici bizantini che ispirano l’evoluzione del suo stile pittorico nei primi anni del secolo.

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INFO

KLIMT E L’ARTE ITALIANA
a cura di Beatrice Avanzi
Dal 16 marzo — 18 giugno 2023
MartRovereto
Corso Bettini, 43
38068 Rovereto (TN)
www.mart.trento.it

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