SICILIA. Nel cuore del Mediterraneo, tra boschi e terreni vulcanici alle pendici dell’Etna, si nasconde un atelier insolito: un rifugio in cui la natura accoglie e nutre la fantasia di un’artista.
In questo luogo dell’anima, tra l’energia del vulcano e la vitalità della terra, il gesto artistico di Samantha Torrisi si fa eco dell’ambiente e prende vita nelle sue opere.
Nel suo lavoro, Samantha fonde diversi linguaggi, evocando atmosfere che sembrano sospese nel tempo in una prospettiva che guarda al futuro attraverso l’arte contemporanea.
Mi piace arrivare in studio al mattino presto quando nell’aria si sente ancora il petricore della terra umida che presto diventa di legna bruciata e un silenzio interrotto solo dal fruscio delle foglie e dagli uccelli

Samantha, da sempre e lontano dalle mode del momento, nel tuo lavoro e nella tua vita, hai eletto la natura a maestra e compagna di viaggio: in che modo il paesaggio dell’Etna, ha plasmato la tua ricerca artistica? Come vivi l’esperienza del creare quotidianamente alle pendici di un vulcano attivo?
La natura del vulcano qui è molto preponderante, tanto da ribaltare la visione e la prospettiva di tutto ciò che si fa e la concezione della vita stessa. La scelta di operare in questo contesto è nata da una necessità che nel tempo ho sentito sempre più forte. Questa vicinanza mi dà la possibilità di indagare meglio sia il paesaggio in tutte le sue forme, sia gli umori del vulcano da cui è inevitabilmente caratterizzato, nella forma e nel modo stesso in cui viene percepito, di approfondirlo dal punto di vista scientifico e geologico ma soprattutto andando più in profondità, in una dimensione che sfiora lo spirito.
La natura per te non è solo un soggetto da rappresentare ma è soprattutto una forza con cui dialogare, con cui interagire, trasformando questo dialogo in creazioni artistiche. Puoi raccontarci in che modo questa interazione si riflette nello stile delle tue opere e nei materiali che scegli di utilizzare?
Vivere e lavorare circondata dai boschi mi aiuta ad avere un rapporto più autentico con la mia pittura. Questo contatto ravvicinato e diretto mi fornisce sempre nuovi spunti; mi dà la possibilità di stare in contatto con la terra, con le piante e con materiali che non riuscirei a trovare altrove; mi consente di osservare condizioni atmosferiche e di luce uniche, di entrarci dentro ed elaborarle secondo il mio sentire. Cerco di non adeguarmi ad immagini precostituite, ma provo ad attraversarle e dargli nuovi significati.
Il tuo atelier è situato nel paese di Milo, in provincia di Catania, città dove sei nata. Un luogo tanto suggestivo quanto isolato. Cosa significa per te restare lontana dai centri urbani essenziali per il networking?
Sicuramente si vive una realtà e tempi diversi, gli spostamenti sono più complicati, ma nel 2026 il concetto di isolamento, anche in ambito lavorativo, trovo che sia abbastanza superato. Basta trovare il giusto equilibrio tra una dimensione più vivibile e l’esser comunque parte di una società globale.
La tua scelta va oltre gli stereotipi legati alla provincia e, più in generale, al Sud Italia. Vuole essere la dimostrazione di un possibile equilibrio tra isolamento e la connessione con il circuito artistico? Qual è la difficoltà maggiore?
La scelta di creare questo atelier, distante dai centri mondani cittadini, va controcorrente rispetto ai luoghi comuni che riguardano la provincia e in particolare il sud Italia, considerato periferia dell’Europa, che poco ha da offrire e da cui scappare alla ricerca di nuove opportunità altrove. La mia intenzione e volontà è quella di superare questa mentalità e questo pregiudizio, dimostrando che non sono solo i luoghi in cui viviamo a darci opportunità ma siamo noi stessi risorsa (umana, intellettuale, economica), ognuno nel proprio ambito.
Il tuo studio non è soltanto uno spazio di lavoro ma hai creato un luogo dove il visitatore può vivere un’esperienza che gli permette di entrare nel vivo della tua pittura. Puoi raccontarci?
L’intento è quello di trasmettere ciò che mi porta a realizzare le mie opere attraverso una narrazione visiva dove emerge la mia ricerca attraverso i lavori pittorici e le mie personali “visioni” del paesaggio etneo. Si tratta diun percorso emotivo e sensoriale che lega indissolubilmente l’opera al luogo in cui nasce ma che allo stesso tempo parla un linguaggio comune che permette di comprendere come la pittura diventi un modo di “abitare il mondo” partendo dal territorio e offrendo una chiave di lettura autentica e profonda sul rapporto tra l’uomo e il vulcano, trattato non come semplice sfondo ma come entità viva che influenza ogni gesto pittorico e ogni opera.
In che misura la pittura è per te un’espressione personale ma anche un impegno verso il mondo e la vita di tutti i giorni?
Fare pittura e occuparmi di arti visive in genere, per me è una questione anche etica e politica, nel senso che oltre a una manifestazione del pensiero, è una pratica quotidiana che diventa anche un modo di affrontare la vita e di guardare il mondo. Osservando ciò che mi circonda, cerco di parlare di temi universali in ciò che faccio, di suggerire delle chiavi di lettura che sono alla base di significati più ampi e trasversali. Inoltre, il mio impegno non è solamente intellettuale ma consiste in un vero e proprio impegno civile, un attivismo che si “sporca le mani” nell’ambito dell’ecologia e della legalità agendo anche in prima persona, denunciando e presidiando i luoghi per educare e lanciare un messaggio sul rispetto e la tutela della natura e dell’ambiente.
Che dimensione ha per te il tempo in questo scenario?
Mi piace arrivare in studio al mattino presto quando nell’aria si sente ancora il petricore della terra umida che presto diventa di legna bruciata e un silenzio interrotto solo dal fruscio delle foglie e dagli uccelli. Il tempo segue dei ritmi dilatati, con dei rituali che mi introducono a quella dimensione intima necessaria alla pittura. Durante l’arco della giornata studio, disegno o lavoro su progetti da sviluppare sia nell’ambito dell’arte che del graphic design.
Per concludere, quale emozione o riflessione desideri che i tuoi collezionisti custodiscano con sé, insieme a una tua opera?
Lo studio diventa un punto d’incontro privilegiato ed esclusivo, un luogo di scambio su più livelli con chi sceglie di visitarlo (non solo collezionisti) in cui approfondire, attraverso l’arte, i temi del paesaggio, dell’ambiente, della natura in divenire e della contemporaneità, elementi centrali della mia ricerca pittorica.
LE OPERE
L’ARTISTA

Samantha Torrisi. La sua ricerca pittorica nasce dall’interesse per i nuovi media tecnologici e la loro interazione con altri linguaggi espressivi, strumenti con i quali indaga ogni contesto umano e paesaggistico focalizzandosi, nel suo lavoro più recente, su temi inerenti la natura e la sua antropizzazione, le problematiche ambientali e, in generale, le dinamiche del contemporaneo attraverso un punto di vista emozionale in cui la narrazione e le immagini rarefatte dei luoghi fanno perdere ogni coordinata del reale e si abbandonano al ricordo e alla suggestione diventando spazio mentale e onirico.
Dal 1999 ad oggi, ha esposto in gallerie, fiere, musei e fondazioni sia in Italia che all’estero e ha preso parte a diversi progetti internazionali. Le sue opere si trovano in diverse collezioni pubbliche e private.
Nata a Catania nel 1977, vive e lavora a Milo.
WEB E SOCIAL
www.samanthatorrisi.it
@samanthatorrisi_studio















